Posts Tagged 'Gramellini'

Emergenza Maldive

13 Ago 08

Massimo Gramellini

Franco Frattini non parteciperà al vertice europeo dei ministri degli Esteri sulla guerra del Caucaso perché impegnato in una vacanza alle Maldive. Ignoriamo il contenuto, ovviamente segreto, della delicata missione che il ministro sta svolgendo in quel lontano arcipelago, dietro lo schermo ufficiale del viaggio di piacere. Ma che si tratti di far rientrare la ribellione armata (di stuzzicadenti) del contingente di gitanti bergamaschi innervositi dalla cattiva qualità delle olive negli hotel di Fua Mulaku, oppure di fungere da arbitro nella disputa territoriale fra due vicini di bungalow dell’atollo di Bathala circa l’uso dello stendino per i costumi, non vi è dubbio alcuno che la nostra diplomazia saprà essere all’altezza della situazione, essendo appunto le vacanze e i luoghi a esse collegati il contesto ideale per dispiegare i nostri talenti migliori.

Non finiremo mai di lodare la saggezza di Frattini e il suo pragmatismo: ci pensino quei boriosi dei francesi a far finta di dipanare l’ingarbugliato gomitolo caucasico. Noi presidiamo i bungalow e l’oliva, senza escludere un vertice sugli sci d’acqua con il democratico americano Barack Obama, in ferie di lavoro alle Hawaii. Però disertare la riunione europea di Bruxelles sarebbe stato maleducato. Così, al posto del ministro con le pinne il fucile e gli occhiali, a rappresentare l’Italia sarà una giovane promessa della politica: il sottosegretario Vincenzo Scotti, omonimo del notabile democristiano risalente al periodo mesozoico della Repubblica. Ma talmente omonimo che è proprio lui.

Giochi senza pace

9 Ago 09

Massimo Gramellini

Era già accaduto che una guerra non si fermasse per l’Olimpiade. Mai però che cominciasse in concomitanza con la cerimonia inaugurale. E’ un altro record stabilito dall’umanità: i russi che invadono l’Ossezia nelle stesse ore in cui i loro atleti sfilano a Pechino sotto lo sguardo benedicente di un Putin in maniche di camicia che si dichiara molto preoccupato: non per i morti, ma per gli arbitraggi. Se Pindaro fosse vivo, morirebbe di crepacuore.

Ivivi, molti dei quali non sanno chi sia Pindaro, continuano invece tranquillamente a campare, come se «questo» sport e la violenza potessero coesistere benissimo e addirittura procedere appaiati. Difficile dar loro torto. L’idea che l’Olimpiade degli antichi fosse un rito sacro che sanciva la sospensione di ogni conflitto armato è qualcosa di suggestivo che poteva emozionare giusto i lirici greci. Eppure anche l’Olimpiade moderna di De Coubertin era nata con un’anima: retorica finché si vuole, ma reale. Pace, giovinezza, lealtà, fratellanza, solidarietà. Parole oggi quasi grottesche, se applicate all’Esibizione Mondiale del Muscolo Gonfiato. Diventa patetico, lo ammetto, scandalizzarsi per il mancato rispetto che in Ossezia hanno manifestato nei confronti di un evento che non ne merita più alcuno, spolpato com’è di qualsiasi dimensione spirituale.

Durante la guerra fredda le grandi potenze usarono l’arma del boicottaggio per svilire l’Olimpiade organizzata dall’avversario. Nel 1996 l’edizione del centenario venne assegnata ad Atlanta anziché alla Grecia, come sarebbe stato ovvio, per accontentare una nota marca di bibite che comincia per Coca e finisce per Cola. E già dalla metà degli Anni Ottanta gli atleti avevano cominciato a doparsi in modo scientifico: fino alla realtà attuale, venti bombati estromessi dai Giochi ancor prima che si cominci e chissà quanti altri regolarmente in gara, anche se prodighi nel rilasciare commenti scandalizzati contro i colleghi beccati con le mani nel sacco. Da rito della fratellanza, l’Olimpiade è diventata trionfo della volontà di potenza: del Paese organizzatore che vuole mostrare al mondo quanto sia bravo e quanto sia bullo, degli sponsor che tutto possono e muovono, degli atleti che sono disposti a qualsiasi compromesso morale e farmacologico pur di dare un valore economico ai sacrifici compiuti in tanti anni di allenamenti feroci.

Il nuovo spirito olimpico è stato colto alla perfezione dalla cerimonia inaugurale di Pechino. Bella senz’anima. Stupefacente ma poco emozionante. Potente ma piatta. Epica nelle scene di massa ma totalmente priva di quel linguaggio muto di simboli e miti che ogni cerimonia inaugurale – a Mosca come a Barcellona, a Sydney come a Torino – aveva tramandato. In un contesto simile è probabile che gli eserciti d’Ossezia non si siano proprio posti il problema di un accavallamento del calendario. Ed è difficile fare la morale a loro quando non si riesce più a farla nemmeno a noi, che da domani ricominceremo a lucidare la trappola del tifo nazionalista per appassionarci alla medaglia di bronzo di qualche compatriota che dal giorno dopo ricominceremo serenamente a ignorare.

Scherzi a parte

28 Giu 08

Massimo Gramellini

Certe volte, sfogliando la lista delle notizie del giorno, ho l’impressione di essere precipitato dentro un programma di varietà. Siamo in un momento epico della storia umana: cambia il clima, migrano le popolazioni, vacilla il sistema economico basato sul petrolio, tutte le certezze e i luoghi comuni si ribaltano o vengono messi in discussione. Per dirne una: a Londra sono aumentate le bici e a Pechino le automobili. Ebbene, di questo quadro gravido di angoscia, ma anche di opportunità straordinarie, sarebbe interessante cogliere un’eco nella vita politica italiana. Immagino duelli rusticani fra ministri favorevoli al nucleare e altri infervorati dalle energie rinnovabili, discussioni accese in Parlamento sui valori del Ventunesimo Secolo, riunioni febbrili per impostare investimenti nel sistema scolastico che ci consentano in futuro di reggere la competizione internazionale.

Poi apro i giornali, accendo la tele e vedo un signore che continua ad agitarsi intorno ai processi suoi (sottoscrivo il lodo Michele Serra: facciamolo innocente ad honorem, purché la smetta) e nei tempi morti telefona alla Rai per raccomandare un’attricetta. Intorno a lui decine di comparse di destra e di sinistra si sbracciano per difenderlo o per criticarlo e nei tempi morti telefonano alla Rai per raccomandare un’attricetta pure loro. Ogni tanto trovano «occupato» e allora fanno finta di occuparsi di noi. E lì cominciamo a preoccuparci sul serio. P.S. Il Buongiorno ritornerà il 22 luglio: non preoccupatevi.

Palloni sgonfiati

21 Giu 08

Massimo Gramellini

Come mai Zapatero si lancia in pronostici guasconi su Spagna-Italia, la Merkel sfila sugli spalti austro-svizzeri con la leggiadria di uno stopper e invece Berlusconi non trova nemmeno il tempo di farsi intercettare al telefono mentre detta la formazione a Donadoni? Il silenzio assordante con cui la politica italiana sta seguendo gli Europei ha sorpreso gli studiosi della Casta. Qualcuno (una minoranza) pensa che i nostri politici siano improvvisamente diventati seri. Statisti autorevoli e anche un po’ noiosi, che durante le partite si ritrovano in circoli esclusivi per discutere l’andamento del petrolio, mentre il televisore rimane acceso a basso volume su History Channel. Qualcun altro sostiene che Palazzo Chigi preferisca non prendere posizione per evitare dissidi fra Tremonti, il quale vorrebbe applicare la Pirlo Tax ai calciatori europei ingaggiati dall’Inter (praticamente tutti, tranne gli italiani), Brunetta che pretende di licenziare chi va in panchina senza regolare certificato medico e Calderoli che contesta l’appartenenza all’Europa di Spagna e Turchia e starebbe pensando di sostituirle nei quarti di finale con Atalanta e Albinoleffe.

Vi è però qualche osservatore che avanza un’ipotesi diversa. I politici avrebbero fin qui resistito alla tentazione di apparire col bandierone a tracolla nel timore che il popolo addossasse loro, oltre tutto il resto, anche l’ignominia di un’eventuale disfatta. E nemmeno la vittoria contro la Francia sarebbe riuscita a scioglierne la diffidenza. Tanto che domenica, a presidiare la tribuna d’onore di Zapatero, spediranno l’Esercito, nella persona del caporale delle Sturmtruppen, Ignazio La Russa.

Profumo di casta

13 Giu 08

Massimo Gramellini

Il parto del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche procede con un travaglio inversamente proporzionale all’interesse che per la questione nutrono i cittadini normali: quelli che hanno fin qui applaudito le mosse del governo su fannulloni, tasse e clandestini, ma che quando parlano dentro una cornetta hanno poco da nascondere (al massimo un adulterio) e anzi un po’ si divertono a vedere i potenti messi alla berlina.

Come certi fiori che rilasciano un profumo diverso a seconda del tempo o del momento della giornata, la bozza del disegno di legge anti-ficcanaso cambia odore di continuo. Un dolce effluvio di democrazia emana dalla decisione di allargare ai reati contro la pubblica amministrazione (tangenti e affini) i casi nei quali sarà ancora consentito ai giudici di infilare le orecchie nella vita altrui. Bene ha fatto la Lega a insistere per questa modifica. Nessuno, tranne un ristretto novero di pettegoli irrecuperabili, sentirà la mancanza delle considerazioni di Vittorio Emanuele sul costo esoso di una signorina a ore o rimpiangerà gli sms d’amore di Anna Falchi a sor Ricucci. Ma solo chi considera i rapporti fra politica ed economia una terra di nessuno poteva pensare di equiparare le conversazioni intime alle intercettazioni che rivelano tentativi di corruzione o spostamenti illeciti di denaro.

Averle riammesse, ripetiamo, ha diffuso nell’aria un profumo rassicurante. Subito contraddetto però dall’olezzo di censura sollevato da un’altra indiscrezione: la possibile condanna a tre anni per i giornalisti che pubblicheranno le intercettazioni. Solo quelle proibite, si suppone, ma la cosa non è ancora chiara. In ogni caso qualche brivido da «leggi speciali» corre lungo la schiena, specie di coloro che amano tenerla diritta. Pur sapendo che l’opinione pubblica apprezza a tal punto la nostra categoria che troverebbe questa parte del provvedimento quasi simpatica.

Ma ecco farsi largo un’ultima novità che tanto nuova non è: la sospensione dei procedimenti a carico delle massime cariche dello Stato. Il restauro del famoso lodo Schifani, che già molti mal di pancia procurò al governo di centrodestra nella legislatura d’inizio millennio e che stavolta si applicherebbe anche al politico che lo propose, divenuto nel frattempo presidente del Senato. Ma si applicherebbe soprattutto a Berlusconi, dando fiato ai sospetti di chi dietro questo provvedimento di scarsissimo interesse per la collettività ne vede affiorare uno, impellente, del premier. La sensazione rimanda a un tempo lontano, quello delle leggi ad personam, che i primi passi del nuovo governo sembravano aver archiviato nell’album dei ricordi. Invece, con questo fantasma sulle spalle, la norma sulle intercettazioni smarrisce il profumo iniziale di giustizia e torna a emanarne un altro ben noto. Profumo di Casta.

Sul mio onore

10 Giu 08

Massimo Gramellini

Strana terra, il Montana. Capita che un professore proveniente da quelle praterie sia il primo americano chiamato a insegnare in una nostra facoltà di economia, all’interno di un corso di laurea in lingua inglese. Capita che il professore, senza alcun intento ironico, scelga come argomento delle sue lezioni italiane «l’etica negli affari». E capita che il giorno dell’esame tenga ai ragazzi il seguente sermoncino: «Andate a casa e speditemi la prova scritta con la posta elettronica, entro le 17 di domani, premettendo: dichiaro sul mio onore di aver svolto l’esame senza l’aiuto di nessuno».

Dice che i ragazzi hanno sbattuto gli occhi e scrollato le orecchie, come se avessero capito male. Dice che qualcuno ha chiesto ai compagni cosa fosse questo «onore», di cui non avevano mai sentito parlare alla tv. Dice che hanno interpellato il padre di uno studente, perché da giovane aveva studiato negli Stati Uniti, e che quel padre ha risposto così: «In America pensano che la scuola serva a forgiarti per le battaglie della vita. E nella vita una cosa sola è fondamentale. Avere…». «… fortuna», lo ha interrotto un ragazzo. «… la raccomandazione», ha detto un altro. «… fiducia in se stessi», ha risposto, finalmente, un terzo. «Proprio così» – ha concluso quel padre -. «Se tu copi a un esame, vuol dire che non hai fiducia in te stesso». «No, vuol dire che ne ho di più in qualcun altro», ha ammiccato un quarto studente. I primi due troveranno un impiego, forse. Il terzo sarà costretto a emigrare. Il quarto, temo, farà un carrierone.

YouTube o non conti un tube

9 Giu 08

Massimo Gramellini

Due ragazzini milanesi hanno preso a fucilate un tram per mettere la scena su YouTube. Prima di uscire di casa col giubbotto antiproiettile e salire sui mezzi pubblici strisciando come marines, può esserci utile un breve viaggio dentro la zucca dei giovani pistoleri. Al pari dei fratelli maggiori, anch’essi sognano di emergere dalla massa informe. Ma invece di puntare sulla televisione, che resta una cuccagna per pochi Amici, preferiscono utilizzare il web. Quello sterminato pagliaio, ricolmo d’aghi di ogni risma e colore, dove è molto facile entrare ma complicatissimo farsi notare.

Su YouTube planano migliaia di immagini all’ora: chiunque possieda un telefonino e un computer ha accesso al regno della Visibilità. Ma un conto è spedire il proprio filmato, un altro convincere gli altri a guardarlo. Servono imprese impossibili: scalare l’Everest in mutande o recitare a memoria la Divina Commedia su una gamba sola. E poiché le imprese impossibili richiedono tempo, preparazione e fatica, quasi tutti sterzano sulla scorciatoia della volgarità e della violenza.

Affacciarsi al davanzale di casa per sparare proiettili di gomma su un tram ferendo lievemente un pensionato è una di quelle bravate che costano poco sforzo e attraggono ancora molta attenzione. Purtroppo anche quella di chi adesso andrà su YouTube a sbirciare il filmato. Vi scongiuro: non fatelo. In questa repubblica fondata sull’audience, l’unico sistema per scoraggiare gli esibizionisti consiste nel cedere alla tentazione di ignorarli.


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