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Le promesse da onorare

9 Mag 08

Federico Geremicca
La staffetta tra i sottosegretari Letta – Gianni ed Enrico, zio e nipote – che si abbracciano e baciano sulle guance nella Sala gialla del palazzo del governo; poi, Romano Prodi che riceve gli onori dal picchetto militare, abbandona Palazzo Chigi e prima di salire in auto carezza la moglie Flavia. Insomma, c’è perfino spazio per qualche sentimento, nel giorno del passaggio delle consegne e del ritorno, per la terza volta, di Silvio Berlusconi alla guida del governo.

Naturalmente, è difficile immaginare il perdurare di un clima così gentile, una volta che l’attività dell’esecutivo sarà avviata: eppure è proprio questo il primo augurio che verrebbe da inviare al governo che comincia la sua azione in un momento così delicato per il Paese. Gentilezza politica, s’intende: cioè, reciproca disponibilità al dialogo e al confronto, piuttosto che alla rissa, all’insulto e perfino agli sputi nelle aule parlamentari. Ce ne sarebbe un gran bisogno, soprattutto se il chiacchiericcio bipartisan intorno a questa legislatura come «legislatura costituente», non è il solito – e già visto – misero inganno.

Di un clima meno nervoso e violento avrebbe bisogno prima di tutto il governo, che ha di fronte – nel medio e lungo periodo – compiti da far tremare le vene nei polsi. Il quadro economico si presenta fosco, eppure è in questa cornice che vanno affrontati problemi che non è più sufficiente limitarsi a elencare.

Problemi che vanno dal rilancio della competitività del sistema-Paese – che vuol dire riassetto della pubblica amministrazione e iniziative che mettano in grado le aziende italiane di gareggiare con le altre – ad interventi sul fronte dei salari; dalle annunciate riforme federaliste e fiscali alle tante volte promesse «rivoluzioni» in materia di giustizia e sicurezza. Occorrerà tempo, naturalmente: e nessuno può onestamente pretendere il famoso «tutto e subito».

Ieri, il segretario del più grande sindacato italiano, Guglielmo Epifani, ha annunciato a Il Riformista un’opposizione «non pregiudiziale» definendo il governo «forte, a cominciare dal mandato democratico che ha avuto». E’ un buon segnale, che va appunto in direzione di quel clima di serena disponibilità al confronto del quale il Paese, dopo anni di stress e di scontri, ha urgente bisogno. Ma se ci sono questioni rispetto alle quali è giusto concedere tempo al nuovo esecutivo, prima di esprimere un qualsivoglia giudizio, ve ne sono altre sulle quali è lecito attendersi risposte in tempi assai più brevi, in coerenza con quanto affermato in campagna elettorale. Qui se ne segnalano solo tre: che sono poi quelle sulle quali Silvio Berlusconi ha puntato nell’immediata vigilia del voto. La prima: abolizione dell’Ici sulla prima casa per il 60 per cento dei cittadini che non avevano goduto della cancellazione della tassa col governo di Romano Prodi (il taglio è stato promesso per il primo Consiglio dei ministri: costo 2,2 miliardi di euro). La seconda: interventi immediati per affrontare il dramma-rifiuti in Campania, con sedute del Consiglio dei ministri a Napoli finché l’emergenza non sarà risolta. La terza: il venire allo scoperto della «cordata italiana» per Alitalia, ripetutamente evocata in campagna elettorale dal leader del Popolo della Libertà e causa principale (o alibi principale) del ritiro di Air France.

Su queste tre questioni pare giusto che opposizione e libera stampa chiedano al nuovo governo il rispetto di quanto annunciato – a partire dai tempi – alla vigilia del voto. Di quel clima di sereno confronto di cui parlavamo all’inizio fa anche parte, infatti, una visibile corrispondenza tra le promesse fatte prima delle elezioni e le azioni da compiere una volta che si è vinto. Eludere questi impegni, per altro, avrebbe l’inevitabile effetto di inasprire da subito i rapporti tra maggioranza e opposizione, con il rischio di mettere sul peggiore dei binari l’avvio della legislatura. La prima conseguenza sarebbe il caos parlamentare. La seconda, lo stop di qualunque pur sbandierata ipotesi costituente: salvo ovviamente riscoprire, magari alla vigilia delle future elezioni, che il Paese ha bisogno di una nuova legge elettorale, che i poteri del premier sono scarsi e che è suicida andare avanti con un bicameralismo pasticcione e imperfetto.


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