Posts Tagged 'G. Zucconi'

La monarchia del televoto

23 mar 09

Giovanna Zucconi

Mentre un usurpatore di nome Corona imperversava nei paraggi, il principe ereditario di un reame che non c’è più ha conquistato lo scettro e il trono, o almeno la loro parodia: sull’onda dell’acclamazione di popolo, o almeno della sua parodia. Emanuele Filiberto di Savoia ha vinto la finale di Ballando con le stelle, il re degli show del sabato sera. Gli è andata meglio con il televoto che con il voto, al rampollo danzerino e a tutta la sua stirpe.

Precisamente un anno fa, sotto elezioni, Filiberto dichiarava a un giornale svizzero che in quindici o vent’anni sarebbe salito democraticamente al potere in Italia, essendo nel frattempo il suo partitino «Valori e futuro» divenuto la plus grande force politique du pays. Prese lo 0,4 per cento, peggior risultato in assoluto nella sua circoscrizione. Il riscatto è arrivato con il 75 per cento dei televoti. Quasi un referendum, almeno fra i sei milioni e seicentomila italiani che non si sono astenuti in questo importante appuntamento elettorale, e cioè che guardavano Raiuno.

Chapeau, come direbbero dalle sue parti. Un antropologo allegro potrebbe divertirsi a studiare le corrispondenze fra i simboli e i fasti delle grandi monarchie storiche, e la loro replica nella cartapesta televisiva.

Dagli stucchi dorati e vermigli della scena dell’incoronazione all’invero impeccabile baciamano del «re per una sera» alla sua dama, fino alla definizione di «ghigliottina» (non sanguinolenta) per le eliminazioni tramite televoto. E invece un commentatore malmostoso si soffermerebbe su certe incaute dichiarazioni del biondino di Ginevra («Voglio dimostrare che so cominciare da zero. Che so lavorare duro. Quattro, cinque ore al giorno». Addirittura), o sull’ironia della sorte che l’ha fatto scendere in lizza valzerina contro tale Imperatori, mentre in un reality rivale sgomita quel plebeo di Corona Fabrizio. Ma ogni sarcasmo sarebbe inutile, dopo la definitiva recensione del critico televisivo Amedeo di Savoia: «Mi sembra balli bene, parlasse come balla…».

Ogni sarcasmo è, in effetti, sciocco. Ha ragione, ragionissima il «principe» (fra virgolette, se non vi spiace, la Repubblica italiana non riconosce i titoli nobiliari). Il potere è delle celebrities ceronate, più che coronate. E l’incoronazione televisiva è una cosa seria, il televoto prima o poi sposta voti. Più o meno mentre Filiberto ballava graziosamente rumba e merengue, i cofondatori del Popolo della Libertà parlavano di un’altra e più sostanziosa monarchia: «Qualcuno dice che stiamo per entrare in un partito con un monarca. Questo è un grande errore». Parlavano di un signore che non disdegna gli show, né la televisione.

Quelli del nulla

25 Nov 08

Giovanna Zucconi

Nel nulla dipinto di nulla della vita-videogioco, accade che quattro imbecilli diano fuoco a un uomo, per noia. «Volevamo solo divertirci», hanno detto. Dando fuoco! A un uomo! Fra tanta enfasi giornalistica in eccesso (su tutto, dal meteo alla Borsa), ripristiniamo per una volta utilmente l’esclamativo. Per restituire valore alle parole: cioè alle persone. E per compatire, anzi auto-compatire, altre parole: le nostre. Cioè le fiumane di commenti, analisi, disquisizioni, dissertazioni, che hanno tentato di trovare un significato a quel gesto.

Di dare un senso a ciò che un senso non aveva neppure per chi l’ha commesso. Dunque non c’è niente da spiegare. Non c’è niente da capire. Inutile scavarci dentro, nel nulla fatto di nulla. Per automatismo umanistico, voci anche egregie si sono invece volonterosamente sforzate di rintracciare ragioni plausibili di quella violenza. Magari orrende, ma sempre ragioni. Dovute magari al disagio. Al razzismo, che dilaga. Alla politica, ancorché ridotta alle pulsioni elementari della paura e dello sprezzo. Tutte forme, sia pure residuali e minimali e ormai calcinate, di visioni del mondo. Ombre di ideologie: analizzabili con il vecchio, nobile armamentario della psicologia, della sociologia, dell’antropologia. E invece no. Separati dalle opinioni, i fatti si rivelano per quello che sono: un nulla causato dal nulla. Che però causa, a sua volta, e senza neanche accorgersene, dolore e orrore.

Il 10 novembre a un uomo che dormiva su una panchina a Rimini, Andrea Severi di 44 anni, viene dato fuoco. Quattordici giorni dopo, ieri, la squadra mobile arresta quattro ventenni, incensurati, che confessano: «Volevamo solo divertirci». Un barista, un impiegato, un elettricista, uno studente. Di famiglie «modestissime ma normali», ha detto la polizia. Di buona famiglia, forse perfino di famiglia buona. Intanto però Andrea Severi è ancora ricoverato al centro grandi ustionati di Padova, con ustioni di secondo e terzo grado su metà del corpo. Non è morto, per poco.

Forse è tutta questione d’immaginazione. Il barista, l’impiegato, l’elettricista e lo studente ne hanno avuta a sufficienza per individuare la loro vittima: un clochard (per delle nullità, è un nulla). Nei mesi, radunati davanti a quella panchina, gli hanno lanciato dei sassi, dei petardi. Non bastava a mandare via la noia, e allora sono andati al distributore, hanno comprato benzina, ne hanno cosparso quel corpo, hanno dato fuoco. Sequenze di gesti. Chissà che ridere, vederlo saltare su mentre i vestiti bruciavano come in un film. Che emozione, dover scappare via di corsa, sentire le sirene avvicinarsi, e finire nel telegiornale, e credere di farla franca. Chissà che divertimento, immaginare la pelle che si scioglie e si carbonizza, bronchi e polmoni ostruiti, le infezioni batteriche che straziano, le aritmie cardiache, la perdita di liquidi, le palpebre bruciate, le mani contorte, i muscoli che schioccano, l’ipotermia, l’edema, le vescicole, le piaghe, le cicatrici che sfigurano, le operazioni chirurgiche, le fasciature, la riabilitazione, il dolore, quel «mai più come prima» che è ormai la vita. Chissà che divertimento, a immaginarlo.

Peccato che chi ha detto «volevamo solo divertirci» non abbia immaginato, azzardiamo, un bel niente. Il nulla non è in grado di immaginare nulla. Gesti senza causa, e senza neanche supporre che abbiano conseguenze. Non c’è neppure maledettismo, non c’è demone dostoevskiano, nichilismo zero. Tanto si è detto e scritto, negli anni, sulla violenza provocata dalle ideologie. Verissimo. Ma adesso le ideologie non ci sono più, e la violenza c’è ancora. Utile soltanto a riempire la serata in provincia di quattro sciagurati, e senza neanche pagare il biglietto o la consumazione. A consumarsi è stato quel corpo che neanche immaginavano umano. Forse le ideologie servivano almeno a riempire il cervello. Avendolo, s’intende.


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