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Se lo stupro ha marchio italiano

7 Giu 08

Ferdinando Camon

Immaginiamo la notizia a parti rovesciate: un marocchino di oltre 30 anni stupra e mette incinta una minorenne italiana, in età di scuola media; forse che dopo due-tre giorni la lasceremmo cadere? Ma saremmo ancora qui a pompare sui dettagli, che poi sono quelli che contano: lui maturo, potrebb’essere marito e padre, lei bambina, potrebb’essere sua figlia, ingenua, va alla cerca della vita, ogni amicizia che incontra è una scoperta; lui che l’attira a casa propria, se ne fa amico e confidente, ne approfitta turpemente, e anche dopo riesce a tenerla così legata che lei non fiata con nessuno. Se la cosa stesse in questi termini, odieremmo non solo quel marocchino, ma tutti i marocchini; già sento le urla della Lega, «castrazione chimica», anzi no, «castrazione fisica», e un fattaccio del genere sarebbe utilizzato come una «vis a tergo» per far marciare il reato d’immigrazione clandestina, e forse riuscirebbe anche a farlo arrivare in porto.

Invece la notizia è rovesciata: un italiano, un uomo maturo, ha irretito una bambina marocchina di 13 anni, se l’è fatta amica, l’ha portata a casa propria, e l’ha stuprata, lasciandola incinta. Lei era così inesperta e immatura che non ha capito bene che cosa le stesse succedendo. Metteva su pancia, e stava zitta. È stata la madre a spaventarsi, è corsa dalla polizia, ha esposto i suoi sospetti, e l’uomo è stato individuato e arrestato. Non era al primo tentativo. Scavando nel suo passato, hanno scoperto che aveva già adescato e violentato due ragazzine, sempre minorenni. Sentiva un’attrazione irresistibile per le bambine immature, e di solito questo avviene perché le minorenni sanno così poco che con loro non devi aver paura: è la paura che fa fuggire un uomo maturo dal cercare le coetanee, che sanno tutto, e lo spinge a cercare le piccole, che non sanno niente. La paura si sfoga con la vendetta. Sulla piccola puoi essere violento, tu sei un padrone e lei la tua piccola schiava. C’è del sadismo in questi atti. Ma se si ripetono, non sono più atti, diventano comportamenti. Qualche volta l’uomo avrebbe usato, per indurre a una più completa obbedienza le piccole vittime, anche della droga: aspettiamo che le indagini ci dicano tutto, e sapremo anche questo.

Se fosse un marocchino e avesse violentato una bambina italiana, in età da terza media, perfino le nostre madri di famiglia, la parte della società meno incline alla protesta violenta, cederebbero alla voglia di giustizia-vendetta. I giornali seguono il pubblico, e dunque seguirebbero il montare della collera. La bambina susciterebbe la pietà generale, tutti la sentiremmo come nostra figlia, e patiremmo per la sua innocenza violata. Il violatore di tanta innocenza sarebbe un barbaro, proveniente da terre che non conoscono la civiltà, portatore in mezzo a noi di condotte tribali, e noi proteggeremmo quella bambina anche per senso paterno, essere genitore vuol dire essere padre di tutti i figli, tutti i figli sono un po’ tuoi. Bene, e adesso?

Un violentatore non è più tale se è della nostra razza, della nostra nazione? I 13 anni di una bambina nata fuori d’Italia non valgono come i 13 anni di una piccola italiana? La sua innocenza, quel vedersi la pancina crescere senza sapere perché, che ci terrorizza al solo pensiero che potesse capitare a una milanese o torinese, smette di tormentarci solo perché è capitato a una del Marocco? Non ci viene in mente che un’immigrata ha, rispetto a una coetanea italiana, anche il trauma di venire da fuori, parlare un’altra lingua, andare in cerca di tutto, soprattutto di relazioni di cui fidarsi?

Era, anzi è, una buona occasione per ragionare sul fatto che lo stupro non è una questione di razza, non lo fanno soltanto gli immigrati, romeni, marocchini. Lo fanno anche gli italiani. E sono altrettanto bravi. Questo qui lo faceva con una certa abitudine. Frequentava i luoghi dove trovava materiale femminile meglio predisposto ai soprusi, scuole, parrocchie, oratori. Costruiva la sua sequenza di stupri come una scala, voleva salire sempre più in alto, raggiungere un primato: s’era fatto un’italiana quindicenne, un’altra quattordicenne, e ora questa marocchina tredicenne. Per fortuna l’han fermato. Ora è a San Vittore, coperto di vergogna. Un po’ di vergogna però, confessiamolo, copre anche noi.


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