Mourinho, lo Sgarbi anti Juve

4 Mar 09

Dipende da quello che sei. Se sei un tifoso interista, da ieri stai lì, torace al vento, che esulti nei blog e nei bar, che saluti il tuo nuovo messia al motto di «siamo uomini o caporali», inneggiando al metallo puro di cui sarebbero fatti i suoi attributi. Diverso, molto diverso, se sei un tifoso di Juventus, Milan o Roma, soprattutto se sei il loro allenatore. Smaltito lo stupore e poi l’attacco di bile, inevitabile darsi al libero sfogo di fantasie confessabili, del tipo come deformare quel faccino simmetrico da stereotipo cinematografico, meglio ancora sarebbe bastonarlo sui denti, secondo il noto auspicio di un dirigente del Catania, qualche tempo fa pure lui trafitto dalla parola assassina dello Zorro di Setubal.

Se sei invece il direttore di un qualsiasi organo di comunicazione non puoi che fregarti le mani e dire: questo Mourinho, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Ora, siccome l’hanno inventato, qualunque cosa tu sia, ci devi fare i conti. A partire da noi «prostituti» del bordello mediatico, attivando un pensiero che, fino a ieri, pensavamo immodestamente fosse il nostro ma, ora, sappiamo essere invece un disprezzabile scarto, manipolato o manipolatorio, forse entrambe le cose, non s’è ben capito (su questo il tranchant Mourinho è sembrato un po’ confuso).

Certo è che il suo show di ieri in conferenza stampa, con la scusa della coppa Italia, sette minuti sette, gettonatissimi in decine di siti on line, ha ufficialmente aperto anche nel calcio l’era dello sgarbismo, ovvero la malattia infantile del superomismo. E cioè della telecamera puntata come formidabile attivatore di un ego già espanso di suo, per motivi che lasciamo alla competenza della psicoanalisi. Un concentrato del migliore o peggiore repertorio di Mourinho, a seconda delle strisce e dei colori che porti addosso: faccine imbronciate, fissità paranoidi, sguardi messianici, passaggi profetici, torbidi sospetti, impennate demagogiche. Il seduttore dall’occhio di tenebra ha praticamente stabilito con l’anticipo tipico dei veggenti che Roma e Milan devono già fare l’inventario del loro fallimento e che la Juventus, di fatto, è ancora lì nel marcio, che va avanti a colpi di favori arbitrali. Una prodezza, la sua, a poche ore da una partita in cui la squadra che allena è stata prima dominata e poi salvata da un’invenzione arbitrale. Il capolavoro: inventarsi paladino dei deboli, offrendo, non richiesta, la sua solidarietà ai vari Zenga, Prandelli, Marino, Novellino.

Tecnicamente, lo si potrebbe definire, lo sfogo di José, un eccesso di reazione. Comprensibile solo se prendi atto che Ranieri, Spalletti, Ancelotti e, prima di loro, Wenger, Benitez, Ferguson, il Beretta storpiato in Barnetta, la città di Palermo (è del 2005 lo striscione degli offesi tifosi rosanero «Mourinho, a tu madri mi tigno») e di Catania, sono solo pretesti intercambiabili di un’impresa titanica: accreditarsi presso il padreterno. È lì Mourinho, in ostinata esibizione, prima vittima del culto della personalità che lo riguarda, aspettando che prima o poi un Morgan o una Ventura, di fattezze celesti sia chiaro, gli riconosca l’X Factor che ha in corpo.

La differenza con l’originale è evidente. Vittorio Sgarbi ama il confronto, lo cerca, vuole il ring, l’ammucchiata, il corpo a corpo, al confine tra l’istinto sanguinario e il gioco intellettuale. Josè è un cavaliere solitario che predica nel deserto e rifiuta il confronto. Prima o poi ci mostrerà le stimmate. Un uomo che esiste solo in funzione dei nemici che accumula, numeri che certificano la sua grandezza.

Talmente pieno di sé che in qualunque momento potrebbe spiccare il volo come una mongolfiera. Da credere a tutto quello che dice, anche quando quello che dice è una palese alterazione della realtà. Ha dato ieri dei «faccionisti» televisivi a Ranieri e Spalletti, due che la telecamera magari non la disdegnano ma certo la subiscono. Parola di uno cui bisogna ogni volta strappare il microfono di bocca, per quanto il microfono è una protesi di quella bocca. Nella foga di fare a pezzi il mondo avverso, Mourinho non si è reso conto di quanto apparire piaccia assai anche al suo amato presidente Moratti, altro timido sedotto e abbandonato dalla telecamera.
Ha bacchettato manipolatori e manipolati, lui, apprendista stregone della parola come azione manipolatoria. Memorabile, alla vigilia della partita con la Juve, l’uso dell’alibi precostituito, detto volgarmente mettere le mani avanti: «Se vincerà la Juventus sarà normale», disse. La Juventus vinse. «Normale», esultarono i tifosi dell’Inter, già all’epoca sotto incantamento.

Quando appenderà la panchina al chiodo, José Mourinho potrà scrivere il suo diario del seduttore. Un catalogo sterminato, tra Portogallo, Inghilterra, Italia e, chissà, domani Spagna. «Non sono un pirla», aggiornato poi nel «non sono un merlo», la studiatissima frase scenica che ha decretato il suo folgorante trionfo mediatico. Salvo poi ritrovarsi condannato ogni giorno a dimostrare al mondo che non è un pirla.

Manipolatori gli altri? Impressionante come Mourinho non si renda conto di raccontare se stesso, quando è convinto di raccontare gli altri. Ogni sua uscita pubblica è fin troppo meditata. Titoli, svenimenti, stupori, ogni volta che apre bocca. Quando ha tirato fuori dal cilindro la parola «empatia» (non si era mai sentita nel mondo del calcio) sono venute giù le tribune. «Non sono il migliore, ma nessuno è migliore di me», la sua perla. Non vuol dire nulla, ma la gente sta ancora lì a strizzarsi il cervello, non capisce ma gli è comunque riconoscente.

Certo, possiamo ora dire di saperlo il vero movente che ha spinto questo non comune personaggio a una così rapida e forbita acquisizione della nostra lingua. Rispetto di una nazione? No, smania di acquisire in fretta lo strumento per dimostrare a una nazione intera quanto fosse fortunata nell’ospitare, senza meritarlo, un simile genio (sia chiaro in modo effimero, come ribadisce ogni volta). Labile nel calcio come nella vita, non sa Mourinho, è il confine tra il genio e la macchietta, come tra l’uomo e il caporale. Quasi sempre convivono nella stessa panchina.

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3 Responses to “Mourinho, lo Sgarbi anti Juve”


  1. 1 telos4 marzo 8, 2009 alle 7:17 pm

    Dunque non è come Sgarbi. Per Mura, forse perchè Mou piace a Ferrara è come
    Berlusconi. Forse essere belli, inteligenti, capaci e orgogliosi dei propri
    successi appare impossibile

  2. 2 Paolo dalle scommesse calcio giugno 24, 2009 alle 11:01 pm

    Personalmente trovo Mourinho un personaggio arrogante e abbastanza insopportabile.

  3. 3 Paola dalle scommesse sportive giugno 30, 2009 alle 8:46 am

    Per me a Mourinho bisognerebbe lasciarlo fuori e fargli meno pubblicità. E’ un tipo troppo egocentrico


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