Cartellino arancione, torna la Dc

24 Feb 09

Marco Follini

Intermedio tra il rosso e il giallo, forse ci sarà anche il cartellino arancione. Via di mezzo o terza via a disposizione degli arbitri di calcio che vorranno essere meno indulgenti di quando ammoniscono e meno severi di quando espellono.

Da profano dello sport non so dire se è una buona idea. Ma dal punto di vista politico mi viene di pensare che è un’idea ottima. Trattasi infatti di misura tipicamente «centrista», di quelle che un democristiano come me saluta con una certa intima soddisfazione. Intanto perché consente all’arbitro di evitare il troppo brutale dilemma bipolare (espello o ammonisco?). E poi perché sembra introdurre anche nel nostro sport nazionale un certo pluralismo, una sorta di «varieganza», come la chiamerebbe Bonolis.

I democristiani, ex o post che siano, sono coscienti che purtroppo lo sport è tipicamente bipolare. Si vince o si perde, il pareggio è negletto. E alla fine del campionato c’è lo scudetto o magari la retrocessione. La competizione è così, aspra e dura, e non sopporta la morbidezza delle forme politiche tipiche del centro. La rotondità della palla stride un po’ con la linearità dei risultati. E il «quasi gol» di Nicolò Carosio resta per così dire un miraggio politico e uno sproposito sportivo.

In politica, in compenso, il cartellino arancione esiste già. I nostri destini sono i più vari.

Capita assai raramente di venire espulsi. Più spesso succede di lasciare il campo per qualche minuto per farvi rientro al più presto. Segno di un costume pubblico che tende a non escludere del tutto, a non colpire mai troppo duramente.

Ma soprattutto la politica, tutta la politica, si nutre di sfumature e chiaroscuri, predilige le mediazioni, costruisce geometrie sempre più complicate di quelle che racconta. I grandi leader usano verso i loro seguaci cartellini di ogni colore, forse non solo quei tre che verranno adottati di qui a poco nei nostri stadi. Ogni legge riflette una gamma vasta di orientamenti. E quando non è così molti si preoccupano giustamente che ritornino storici steccati e barriere insormontabili.

C’è un’affinità crescente tra calcio e politica. Con questa che si fa un po’ troppo antagonistica. E quello che in compenso si fa assai più complicato.

E del resto, cos’è un cartellino arancione se non un cartellino giallo «ma anche» rosso?

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