I tormenti di Silvio che scruta i sondaggi

3 Dic 08

Francesco Verderami

S cagli il primo decoder chi è senza peccato, e sul «caso Sky» né Berlusconi né il Pd sono immuni da colpe e omissioni. Il premier giura che non sapeva nulla della norma sulla pay-tv, «Tremonti non me ne aveva parlato». A parte la smorfia di La Russa, che non ci crede, il Cavaliere non poteva non sapere.
In politica il teorema vale, specie per chi è presidente del Consiglio. Infatti Berlusconi è subito caduto nei sondaggi: tre punti secchi in meno, nel giro di ventiquattr’ore. Lui solo però, non il suo governo. Ed è la prima volta che un simile fenomeno accade. Tanto che l’altra sera il premier se n’è lamentato ad alta voce per telefono con Tremonti: «Pago solo io in termini di consenso. Capisci? Solo io. Ho perso cinque punti», gli ha spiegato gonfiando il crollo per drammatizzare la faccenda…
L’aumento dell’Iva sulla tv satellitare ha fatto da moltiplicatore alla delusione dell’opinione pubblica. Perché il «decisionista» Berlusconi aveva annunciato il pacchetto anti-crisi come «un’iniezione di fiducia e ottimismo»: ma la detassazione delle tredicesime — a cui teneva — non c’è stata, e la social card non l’ha convinto del tutto prima ancora di non convincere gli italiani.
Poi è esploso il «caso Sky», che ha sfidato il Cavaliere con le sue stesse armi: marketing e spot, il volto di Ilaria D’Amico e la campagna di mail da inviare per protesta a palazzo Chigi. Un’operazione che ha stupito persino un duro come Confalonieri, silenzioso con la stampa, non con l’amico di una vita: «…Perché di iniziative a difesa di Mediaset ne ho fatte tante, Silvio, ma senza perdere mai il senso della misura».
E ci sarà un motivo se anche il democratico Follini ha censurato l’offensiva mediatica di Sky. Nessuno può scagliare decoder in questa vicenda, nemmeno il Pd. Tremonti l’ha inchiodato al suo passato, al governo Prodi, rivelando il carteggio tra l’Ue e il Professore, che si era impegnato con Bruxelles a cambiare l’aliquota alla tv satellitare. Così Berlusconi ha provato a distogliere l’attenzione dalla trave che ha nel proprio occhio, il conflitto d’interessi, denunciando in pubblico i «rapporti privilegiati del centrosinistra con Sky», e ricordando in privato che «Prodi quando stava a palazzo Chigi si faceva intervistare solo dal tg di Murdoch, mica dalla Rai».
Molti esponenti del Pd ieri alla Camera evocavano i trascorsi «privilegiati» con il famoso «squalo». Come la festa per cento persone in una splendida villa romana sul Gianicolo, organizzata da Murdoch in onore dei maggiorenti diessini e diellini subito dopo la vittoria elettorale dell’Unione nel 2006. Terminata la cena, il tycoon si ritirò sotto un gazebo per ricevere a uno a uno i dirigenti del centrosinistra, dalla Melandri in giù. Ed è emblematico il gesto con cui Carra — che fu testimone del frenetico via vai sotto quel pergolato — preferisca sorvolare sull’episodio. Questione di bon ton.
«Mi limito a dire — commenta l’esponente del Pd — che noi oggi difendiamo i privilegi di un miliardario australiano contro gli asseriti privilegi di un miliardario italiano. È una storia che ci riporta ai tempi del Medioevo, quando si chiamava da fuori confine l’imperatore per regolare i conti con un signorotto di casa. È una storia che dovrebbe analizzare non un politologo ma il professor Cardini. Rende l’idea, incredibile, che noi non pensiamo a regolare il sistema, ma che pur di battere Berlusconi siamo disposti a mantenere il sistema scompensato».
Il centrodestra, per nascondere l’evidente scivolone, insinua sul passato ma anche sul presente «rapporto privilegiato» del Pd con Murdoch. «Noi della Lega non abbiamo una tv», ha detto ieri Bossi. Traduzione del forzista Napoli: «Si riferisce alle tv del Pd, che stanno nel bouquet di Sky. A una in particolare, Youdem, quella di Veltroni, che ha ottenuto un trattamento privilegiato e dal canale 787 sta per passare al 550, assai vicino a Tg24». D’un colpo il Pd si è ritrovato sulla difensiva, con Tremonti che si è scagliato contro «quelli che hanno criticato i 40 euro della social card e ora difendono un paio di euro per Sky». In un impeto di sincerità il veltroniano Realacci ha ammesso che «avrei fatto altre battaglie prima di questa, battaglie che interessano un maggior numero di cittadini e con maggiori problemi».
Nonostante la confusione nelle file dei Democratici, sono i conti nel centrodestra a non tornare. Perché è il premier che è caduto nei sondaggi, perché era stato il premier in mattinata ad aprire uno spiraglio alla trattativa, tranne rimangiarsi tutto dopo lo stop arrivato da Tremonti. Perché La Russa è il testimonial della rabbia di An, visto che «avevo chiesto quale fosse la copertura del decreto ma nessuno mi ha avvisato prima». Perché dentro Forza Italia sono molti i dirigenti di primissimo piano a sussurrare quel che l’ex ministro Martino dice, e cioè che «Silvio si è dato la zappa sui piedi. Anzi gliel’ha data Tremonti».
E nei capannelli in Transatlantico i berlusconiani si sono subito divisi, tra quanti ipotizzano che il ministro dell’Economia abbia ambizioni politiche, e quanti invece vedono nel suo rigore finanziario un primo passo per una carriera internazionale. Intanto va in onda lo scontro tra il Cavaliere e lo Squalo. Ma non erano amici?

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