E dopo cena il cineforum, ma a casa

16 Nov 2008

Marco Belpoliti

Per oltre vent’anni la televisione è stata la principale fornitrice di film. Attraverso le videocassette e i Dvd, i film del passato remoto o del passato prossimo sono entrati nelle nostre case, facendo tramontare l’epoca delle sale cinematografiche. Ma ora il cinema torna in altra forma, attraverso i video proiettori, e gli schermi cinematografici riappaiono in forma miniaturizzata nelle nostre dimore, così il cineforum diventa una pratica casalinga, magari un piccolo gruppo di amici o amiche, il venerdì o il sabato sera, dopo cena.

Già negli anni Ottanta Silvio Berlusconi, grande controllore del mercato cinematografico, attraverso le televisioni e le case di produzione e distribuzione, aveva decretato la «televisizzazione» del cinema, arrivando a teorizzare la produzione di film destinati al solo consumo casalingo. Ma come si è arrivati a questo, come sono tramontate le sale del passato? Ce lo racconta in un libro intelligente e penetrante, In piena luce. I nuovi spettatori e il sistema delle arti (Bompiani, pp. 278, € 12), Gabriele Pedullà. L’autore, critico e scrittore, ricostruisce come si sia passati dal modello-teatro al modello-cinema dopo la nascita della nuova arte, e come le sale abbiano prodotto un nuovo spettatore. In questo modo Pedullà traccia una storia dell’occhio in cui il cinema diventa una sorta di tempio, spazio religioso, erede dello spazio scenico, superando la sua promiscuità col varietà, con l’avanspettacolo. Dal caos sonoro e visivo degli inizi, alla visione al buio, silenziosa, dedita solo alla contemplazione delle immagini in movimento.

Tutto questo va in crisi con l’avvento della televisione, quando il sistema degli audiovisivi diffusi nella società diventa post-cinematografico. Finisce lo spettacolo comunitario, con i suoi portati di eccitazione anche sessuale che la sala cinematografica sembrava possedere. All’erotismo collettivo del cinema-sala – spesso più immaginario che reale – succede una sorta di onanismo visivo della televisione-casa, in cui la pubblicità, con il suo erotismo subliminale, la fa da padrona. Davanti al televisore tutte le «visioni» sono possibili: collettive, solitarie, concentrate, distratte. Lo zapping distrugge la coerenza dei film, e accentua l’instabilità dello sguardo mediante l’«opulenza iconica» che il vero stigma del nostro tempo. Ora dominano gli individual media, dice Pedullà, e il contatto con lo schermo è sempre sul punto di interrompersi, è sussultorio. Che ne sarà del nuovo/vecchio cinema dopo internet e You Tube? Pedullà ci suggerisce l’idea di un tempo feriale che ha divorato il tempo festivo, proprio del cinematografo, demolendo le sue forme cerimoniali. Ce ne saranno di nuove?

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