Vincere e perdere con onore

9 Nov 08

Lorenzo Mondo

Quando ha capito di essere stato travolto dal voto popolare, John McCain non ha esitato a telefonare al vincitore, Barack Obama, per complimentarsi con lui, promettendogli la più ampia collaborazione. Autorevoli commentatori hanno dato evidenza a questo comportamento, tipico di una democrazia matura, contrapponendolo a quelli in uso nella politica italiana: al clima di rissa e dileggio che perdura, ben oltre i contrasti di sostanza, tra le parti contendenti. Mi sembra tuttavia che un’altra lezione si possa trarre dalle elezioni americane. Quando Barack Obama, dando pubblica notizia del messaggio di McCain, gli ha reso l’onore delle armi, l’immensa piazza dei suoi sostenitori ha tributato un lungo applauso all’avversario sconfitto. Da sempre, anche nei conflitti più aspri e sanguinosi, il rispetto per il «nemico» vinto è un segno di nobiltà, lo stesso che riscatta alla fine il feroce Achille davanti al cadavere di Ettore.

Con un salto acrobatico, registriamo un episodio dissimile, ma non contrastante nella sua essenza, verificatosi durante una gara che apparteneva a un tempo decisamente minore. Si è svolta nella vecchia Europa, a Madrid, dove si confrontavano due squadre di calcio, italiana e spagnola. Dove la Juventus ha espugnato il temibile stadio dei padroni di casa con due splendide reti di Alessandro Del Piero. I tifosi hanno salutato con entusiasmo la prova di un campione tanto bravo quanto modesto. Ma io, tifoso di complemento, sono rimasto impressionato ancora di più per l’omaggio che gli hanno riservato, con applausi scroscianti, gli spettatori spagnoli: tutti in piedi, alla fine della partita, mentre Del Piero ringraziava a sua volta con un leggero inchino. Una scena che riscattava tante immagini di passione sportiva deteriore, capace di precipitare in una subumana stolidità e protervia. Nella vita si vince per virtù propria o con l’aiuto, spesso capriccioso, della sorte. All’uomo è soltanto richiesto, in ultima istanza, di stare alle regole del gioco. Dopo di che si dovrebbe dare per acquisito, in qualsiasi arengo, il rispettivo apprezzamento, e riservare nel tripudio della vittoria un generoso inchino al perdente. Nella tristizia dei tempi, è bello cogliere questi affioramenti di un civile, inobliabile costume.

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