Il popolo del PD c’è sempre. A quando il partito?

26 Ott 08

Andrea Romano

È una robusta dose di tonificante quella che la grande manifestazione di ieri ha consegnato nelle mani della leadership del PD. Più esattamente, è un aumento di capitale sottoscritto da un popolo che si mostra ancora una volta più generoso dei propri dirigenti. Ma di questi tempi, si sa, anche le ricapitalizzazioni più sostanziose rischiano di durare lo spazio di un mattino. E il Partito democratico dovrà attrezzarsi rapidamente per non disperdere nel giro di pochi mesi la carica di entusiasmo e partecipazione raccolta al Circo Massimo.

Dovrà farlo lavorando già da oggi ad un profilo riformista chiaro e netto, che dia sostanza ai temi evocati da Veltroni in un discorso che è stato in molti punti convincente e condivisibile. Dovrà farlo provando a non sprecare il tempo che lo separa dalle prossime elezioni, come invece accadde tra il 2001 e il 2006 quando un’intera legislatura di opposizione venne buttata via nella ricerca di quel compromesso culturale che avrebbe condannato fin dall’inizio l’ultimo governo Prodi. Dovrà farlo, infine, mostrandosi all’altezza della frase di Vittorio Foa che è stata scelta come fondale: “Pensare agli altri oltre che a sé stessi. Pensare al futuro oltre che al presente”. Poche parole ma molto impegnative, sotto le quali non si poteva fare a meno di notare i volti di quegli stessi dirigenti che con la propria granitica immutabilità hanno contribuito a stroncare qualsiasi meccanismo di ricambio politico e generazionale.

Non sappiamo cosa ne avrebbe pensato Foa, ma certo è che alla vigilia della manifestazione abbiamo ascoltato con stupore l’affermazione di Veltroni secondo la quale un’eventuale sconfitta alle elezioni europee non avrebbe alcuna ricaduta sulla sua leadership. Preferiamo pensare che si sia trattato di un incidente di comunicazione, visto che “pensare al futuro oltre che al presente” significa quanto meno mostrarsi responsabili verso i risultati del proprio lavoro. E dunque mettere in conto, come avviene in tutti i partiti normali, che la sconfitta elettorale spinga qualsiasi condottiero a mettere in discussione se stesso e la propria conduzione. Che poi Berlusconi non l’abbia mai fatto, come ha voluto ricordare lo stesso Veltroni, non dovrebbe significare gran che. A meno di non volersi scegliere il Cavaliere come modello comportamentale, mentre si guarda a Barack Obama come fonte di ispirazione ideale.

Ma oggi è il momento di prendere sul serio il Veltroni del Circo Massimo. È il momento di dar credito a chi è voluto tornare ai temi del Lingotto parlando di riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, di riforma dello Stato e di investimenti nelle politiche educative per un’università diversa da quella che abbiamo, di un partito che sa far crescere i propri dirigenti dal paese reale. Sono temi con cui il segretario del PD intende riempire di contenuti quello che ha definito “il più grande partito riformista che la storia d’Italia abbia mai conosciuto”, con un’insistenza sul riformismo che non può che rallegrare un giornale che esibisce con orgoglio la propria testata. Ma se già il discorso del Lingotto aveva alimentato – in chi scrive, ma soprattutto in moltissimi elettori – entusiasmi poi rapidamente smentiti dalla sostanza della navigazione veltroniana, non si può che guardare con fiducia sorvegliata al nuovo tentativo di decollo politico che Veltroni è sembrato annunciare ieri.

D’altra parte il 25 ottobre è pienamente riuscito a far ritrovare il PD intorno al proprio corpo militante, così come era accaduto per il centrodestra a Piazza San Giovanni nel dicembre 2006 e alla CGIL nel marzo 2002. Grandi manifestazioni popolari che non hanno scalfito di un millimetro gli equilibri delle maggioranze di governo, come invece poteva accadere ai tempi della prima repubblica. I tre milioni di Cofferati furono l’avvio di una legislatura berlusconiana sostanzialmente serena e i due milioni di Berlusconi non accelerarono in alcun modo la crisi di Prodi, che sarebbe caduto un anno dopo per consunzione interna. Anche i milioni di Veltroni possono essere spesi per ristrutturare l’appartamento del PD, impegnandosi a fondo per farsi trovare pronti quando verrà il momento di chiedere il voto agli italiani. Sarà solo quello il momento per verificare se il PD avrà fatto diventare maggioranza reale quell’“Italia migliore” che ieri è stata evocata a ripetizione, anche con qualche concessione rituale ai soliti temi della superiorità morale e antropologica del proprio popolo su quello del centrodestra. Se mai ci sono stati due popoli rinchiusi nei propri confini, da anni sappiamo che non è più così. Così come sappiamo che Berlusconi è riuscito a conquistare quel popolo mobile che il centrosinistra si è lasciato sfuggire. Anche per questo da oggi per Veltroni comincia una partita politica che non avrà un secondo tempo, nonostante le rassicurazioni che egli ha voluto indirizzare soprattutto a se stesso.

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