Opposizione, fatela credibile

14 Ott 08

Emanuele Macaluso

La manifestazione della sinistra radicale, che sabato scorso si è ritrovata in una piazza di Roma per contestare la politica del governo, è stata salutata da alcuni commentatori come una vera resurrezione.

Mentre altri l’hanno vista come conferma di un definitivo tramonto. Tuttavia a me pare che valutare il futuro politico della sinistra massimalista dal fatto che nella stessa piazza si ritrovassero sparpagliati leader e leaderini di quella sinistra, e con loro alcune migliaia di militanti delusi e arrabbiati, sia sbagliato.

Il dato vero, leggibile di quella manifestazione era l’assenza di una strategia politica. Francesca Schianchi sulla Stampa di domenica ci ha raccontato la manifestazione e abbiamo letto che Oliviero Diliberto ha detto che quel sabato era «il giorno dell’orgoglio comunista»; e Fausto Bertinotti è stato contestato perché aveva scritto che «comunista è una parola indicibile». È chiaro che l’ex presidente della Camera dava una valenza tutta politica alla parola «indicibile», ma è stata considerata la prova di una vergognosa abiura. I dirigenti del partito di Rifondazione comunista erano tutti presenti alla manifestazione, ma Vendola e Ferrero marciavano separati. Quest’ultimo vuole ancora «rifondare» il comunismo. Vendola pensa di unire le membra sparse di una «sinistra d’opposizione», con Mussi, Occhetto, Fava e altri. Con quale prospettiva non si capisce. Anche perché c’è già il Partito democratico, dove si ritrovano altri pezzi della sinistra tra cui D’Alema, Veltroni, Fassino e compagni, che si qualifica come opposizione e alternativa di governo. Un partito anch’esso anomalo rispetto alla sinistra europea. Infatti in Italia al partito del socialismo europeo aderisce solo il piccolo partito ora diretto da Nencini.

Ho fatto questa premessa per dire che la sinistra nel suo complesso continua a non capire due processi politici con cui fare i conti. Il primo attiene al fatto che con le ultime elezioni politiche in Italia il bipolarismo si è consolidato ma con una tendenza che va valutata bene perché si manifesta anche in Europa. Infatti nel nostro sistema a destra c’è un partito-coalizione (Pdl), alleato con una forza «anomala» come la Lega di Bossi; e a sinistra c’è un partito-coalizione (Pd) alleato con una forza anomala come l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Forze «anomale» che tendono a crescere anche perché hanno entrambi una cifra antisistema.

Il secondo processo, che si segnala anche su scala europea, è una seria difficoltà politica dei partiti socialisti (evidentissima in Inghilterra, Germania, Austria) i quali nelle elezioni perdono voti, ma non a favore della sinistra radicale, che perde terreno, ma in direzione opposta: i conservatori o la destra populista. Tuttavia i partiti socialisti, ancora una volta, mostrano di essere la sola forza di sinistra che cerca di fare i conti con le crisi e le trasformazioni del capitalismo, cercando di coniugare l’interesse generale con quello della difesa dei lavoratori e dei ceti più deboli. Lo fanno anche oggi che sono in difficoltà. Lo sta facendo in Europa Gordon Brown che sembrava ormai uno sconfitto. Del resto, in altri momenti i partiti socialisti, che sembravano essere stati messi fuori giuoco dalla destra di Reagan, della Thatcher o dai democristiani tedeschi di Kohl, hanno saputo rinnovare il loro patrimonio politico e culturale e tornare a governare i loro Paesi. Ebbene, fuori dai partiti socialisti europei, non c’è altro a sinistra che possa dare voce ai lavoratori e al tempo stesso guardare l’interesse generale della collettività nazionale e internazionale.

Quel che stupisce della manifestazione della sinistra radicale è la separazione di ciò che considera interessi del popolo da quelli più generali del Paese. Debbo dire che anche il Pd non giuoca bene la sua partita. Ha ragione Luca Ricolfi quando osserva che dire la verità, tutta la verità, su come stanno le cose è la premessa per essere credibili e per fare proposte adeguate ai fatti. E questo non c’è. La destra populista è quella che è, ma può essere ridimensionata se c’è un’opposizione credibile. Domenica, su la Repubblica, c’era uno studio di Ilvo Diamanti con sondaggi seri che ci dicono come il gradimento del governo, anche nel corso della crisi, è cresciuto ed è al 67%. Non penso che questo vantaggio si verifichi per particolari meriti dei governanti. Si verifica per il fatto che non c’è ancora un’alternativa credibile. La sinistra radicale da una parte e il Pd dall’altra mostrano una sostanziale impotenza. E temo che le «grandi» manifestazioni, quella già fatta e l’altra del Pd il 25 ottobre, legittime e certo da non demonizzare, in questo quadro servano proprio a confermare questa impotenza tutta politica. Volete o no ragionare sui fatti?

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