Dopotutto, auguri ad Alfano

5 Set 08

Carlo Federico Grosso

A un importante seminario sulla giustizia organizzato a Roma dall’Udc, il ministro Alfano, intervenendo nella discussione, ha assunto una posizione di grande equilibrio. Era la prima volta che egli esponeva pubblicamente le sue intenzioni in tema di riforma complessiva della giustizia.

Fra gli oppositori dell’attuale maggioranza politica c’era una certa apprensione per ciò che egli avrebbe annunciato. Creavano infatti timori e preoccupazioni le infauste precedenti iniziative del governo, volte ad assicurare l’immunità penale al presidente del Consiglio.

Ele frequenti dichiarazioni dello stesso presidente su possibili interventi di natura costituzionale in materia di processo e di ordinamento giudiziario. La proposta del ministro, nel metodo, è stata invece ineccepibile.

Egli ha osservato che la giustizia è una delle grandi emergenze del Paese: otto milioni di processi pendenti e ritardi di anni nella soluzione delle controversie costituiscono un’urgenza ineludibile. Di qui la grande sfida che ci attende: una riforma che sappia restituire tempi ragionevoli e certezza ai processi civili e penali, ponendo il cittadino al centro dell’azione riformatrice. «Metterò pertanto innanzitutto in cantiere – ha affermato – la riforma della giustizia civile, ormai al limite della denegata giustizia; affronterò subito dopo i problemi del processo penale, imponendo ritmi più serrati, semplificando il sistema dei reati, restituendo certezza alla pena; mi occuperò infine del tema della detenzione, cercando di privilegiare in ogni modo la strada delle sanzioni alternative e dell’esecuzione penale fuori dal carcere».

Quanto ai temi di rilevanza costituzionale, quali l’obbligatorietà dell’azione penale, la struttura ed i poteri del Csm, la separazione delle carriere, sui quali v’è stata, ancora di recente, polemica tra le forze politiche, egli ha garantito che non avrebbe forzato i tempi di un’eventuale riforma. Essa, se necessario, sarebbe stata affrontata a tempo debito e con le dovute cautele, cercando comunque il confronto e la maggiore condivisione possibile.

Poiché, in quel convegno, mi è toccato di prendere la parola subito dopo il ministro, non ho esitato ad esprimere il mio apprezzamento per quanto avevo appena ascoltato. E l’ho fatto con convinzione. Forse le parole pronunciate dal Guardasigilli erano troppo generiche e lasciavano pertanto aperti molti interrogativi, forse nascondevano le reali intenzioni del governo sulla ridefinizione, nel lungo periodo, dei rapporti di forza tra i poteri dello Stato. Era comunque importante, mi pareva, che il ministro, anziché minacciare sfracelli immediati come si poteva paventare, mostrasse moderazione e, soprattutto, metodo condivisibile nell’indicare modalità, obbiettivi e priorità di intervento.

Davvero tutto bene, dunque? Sicuramente meglio di quanto si poteva temere. Le preoccupazioni, comunque, permangono. Ne accennerò alcune. Mi domando, prima di tutto, che cosa accadrebbe se il presidente del Consiglio tornasse a dettare l’agenda in materia di giustizia, chiedendo interventi immediati e radicali diretti a stravolgere gli equilibri di potere fra politica e magistratura come aveva fatto a fine luglio. Che farebbe il ministro, saprebbe proseguire sulla linea di saggezza che ha tracciato ieri l’altro o sarebbe costretto ad allinearsi? E se decidesse di non allinearsi, che cosa accadrebbe?

Ancora, quale opposizione di fronte alle proposte della maggioranza? Un’opposizione dura alla Di Pietro? Un’opposizione ragionata caso per caso? La ricerca di un’intesa, nella speranza di riuscire a condizionare comunque in qualche modo la maggioranza? E fino a che punto cercare accordi o condivisioni? La prima opzione mi sembrerebbe una scelta comunque sciagurata. Negli altri casi, nella condizione dell’attuale opposizione, trovare il giusto equilibrio potrebbe essere peraltro non sempre facile.

Ma torniamo al tema dal quale sono partito. Il ministro, come ho riferito, ha fornito le sue, apprezzabili, indicazioni di metodo in materia di riforma della giustizia. Se il metodo indicato verrà rispettato, al momento della pubblicazione dei relativi disegni di legge si potrà giudicare il merito delle proposte concretamente formulate. Ottenere i risultati prefissi, data la condizione attuale della giustizia, sarà comunque molto difficile. Sarà tanto più difficile se le riforme delle leggi e dell’organizzazione degli uffici giudiziari, in controtendenza rispetto alle scelte operate dalla legge finanziaria, non saranno sostenute da adeguati investimenti.

Ministro Alfano, comunque auguri. Spero davvero che lei, con i suoi collaboratori, riesca a confezionare con abilità gli ingredienti necessari ad una riforma efficace dell’ordinario sistema della giustizia civile e penale, senza stravolgere gli equilibri costituzionali e senza introdurre normative inutilmente punitive per l’ordine giudiziario. Sarebbe un grande servizio per il Paese e sarei il primo a rallegrarmi per il suo successo.

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