L’opposizione utile

31 Lug 08

Francesco Ramella

Esiste per il centro-sinistra italiano una terza via oltre al dialogo subalterno con il governo e l’antiberlusconismo di professione della sinistra populista? È possibile individuare una via di uscita tra un confronto gregario sui temi imposti da Berlusconi – ritagliati sulle sue personalissime priorità – e la contrapposizione barricadera proposta da Di Pietro? È quanto si sta chiedendo in queste settimane Veltroni, pressato da sondaggi che certificano il suo calo di popolarità personale e la riduzione dei consensi per il Pd. In questo tempestoso inizio di legislatura i democratici sembrano disorientati. Mentre si apprestavano ad un «confronto pacifico» si sono ritrovati nel bel mezzo di una guerra sulla giustizia, sotto il fuoco incrociato di «alleati» e avversari. Eppure – nonostante quel che dicono i sondaggi – Veltroni ha fatto bene a rimanere defilato dal campo di battaglia. A non farsi risucchiare da quell’ossessione anti-berlusconiana che per quindici anni ha paralizzato la sinistra italiana; fornendole un alibi straordinario per nascondere, non solo le divisioni interne, ma soprattutto la mancanza di un progetto convincente per governare l’Italia.

La scelta di non cavalcare la protesta giustizialista, che nell’immediato risulta impopolare presso la base di centro-sinistra, appare la più convincente per evitare di entrare nel vicolo cieco di un gioco di rimessa nei confronti delle mosse di Berlusconi. Perché la via di uscita dal dilemma che attanaglia il Pd è quella di imboccare, senza tentennamenti, la strada dell’opposizione utile. Utile non al governo e neppure all’opposizione in sé, bensì al Paese. Questa strategia può risultare vincente, alla distanza, purché siano chiare le condizioni che ne sanciscono il successo. La prima è di sottrarre al centro-destra l’iniziativa sull’agenda politica, dotandosi progressivamente di un programma alternativo a quello del governo. La seconda è di non accettare compromessi al ribasso sulle leggi ad personam, senza però farsi catturare dalla deriva populista. La terza è di fornire basi solide alla strategia scelta, costruendo un partito radicato nella società e delle alleanze funzionali non solo a vincere le elezioni ma anche a governare.

La prima condizione è quella su cui il centro-sinistra deve lavorare, in vista della preannunciata «campagna di autunno». Infatti, è solo recuperando un’autonoma capacità di agenda-setting che il Pd può uscire dalle difficoltà in cui si trova. Deve, in altre parole, mostrare che Berlusconi – assorbito com’è dai temi della giustizia – sta tragicamente distogliendo il Paese dalle sfide cruciali che lo attendono. E per risultare convincenti i democratici devono innanzitutto risintonizzarsi con le priorità, molto concrete, dei cittadini. Dopo tanti anni in cui si è discettato sull’evoluzione post-materialista delle società occidentali, oggi al contrario si delinea la risorgenza di uno scenario neo-materialista: sono le questioni della sicurezza e – sempre di più – i bisogni economici a dominare le preoccupazioni delle persone.

L’ultima inchiesta Eurobarometro (pubblicata lo scorso giugno), ad esempio, mostra un sensibile peggioramento delle aspettative dei cittadini europei per il prossimo futuro. Per quanto riguarda la situazione economica si tratta dei peggiori dati di opinione registrati nell’ultimo decennio. L’agenda delle priorità ne risulta pesantemente condizionata. Specialmente nel nostro Paese. Per il 44% degli italiani, infatti, la questione più importante che il governo dovrebbe affrontare è l’aumento dei prezzi (un dato superiore alla media europea del 7%). Vengono poi la situazione economica (33%, 13 punti sopra la media europea); l’occupazione (29%, 5 punti sopra la media) e le tasse (24%; 14 punti sopra gli altri Paesi). Come si vede tutti temi che riguardano le condizioni materiali di vita.

Particolarmente avvertiti da noi, dove il 36% dei cittadini si sentono a rischio di povertà (contro un dato europeo del 25%) e il 21% di fatto emarginati dalla società (il valore più in alto in Europa, dove la media è del 9%). È su questi terreni che il centro-sinistra dovrebbe incalzare il governo. Perché è solamente dandosi un progetto per l’Italia, capace di tenere insieme sviluppo ed equità sociale, che potrà svolgere un’opposizione utile a modernizzare il Paese.

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