Fannulloni e benaltristi

20 Lug 08

Lorenzo Mondo

Linea dura del ministro Brunetta sull’assenteismo nel pubblico impiego, che è dovuto in particolare ai finti malati e che, secondo i dati Istat, fa registrare un picco del 20,1 per cento. L’iniziativa del solerte e tranciante ministro è fatta per ottenere il plauso di moltissimi cittadini, già edotti per esperienza propria e per le testimonianze versate in vari servizi televisivi, di un intollerabile andazzo. Ci si aspetterebbe che anche i sindacalisti del settore assumessero come minimo un atteggiamento di prudente attenzione, con suggerimenti concreti, e sia pure correttivi, prima che venga convertito in legge il decreto emanato nel giugno scorso. In fondo, sono chiamati a difendere i lavoratori, in primo luogo quelli del comparto pubblico, e non i fannulloni. O no?

Purtroppo, con qualche rara eccezione, si comportano in modo elusivo e dilatorio. Sostengono ad esempio che le regole in materia esistevano già, patrocinate dallo stesso sindacato. Ma non ammettono che siano rese più incisive, parlano di accanimento terapeutico e trascurano, prima di sottoporle a verifica, le dichiarazioni del ministro. Secondo il quale, al solo annuncio di un giro di vite, nel mese di maggio l’assenteismo è crollato del 20 per cento. Pretendono inoltre di difendere la dignità dei loro assistiti, chiedendo un controllo più severo su tutti i lavoratori e non solo su quelli pubblici. Come se non fosse già importante compiere un primo passo, incidere nel fenomeno dove appare più esteso. Ma pressoché inevitabile, frutto di un pigro costume e di una stenta dialettica, è il ricorso a quello che si suole chiamare il «benaltrismo». Altri sono cioè i «veri» problemi della pubblica amministrazione, come i tagli dei servizi e il faticoso rinnovo dei contratti di lavoro. Ancora una volta si rivela quanto sia difficile in Italia affrontare i corporativismi di ogni lega, dare l’avvio a una qualsiasi riforma. Anche quando dovrebbe essere largamente condivisa in vista del bene comune. In realtà, il punto debole del ministro consiste nell’applicabilità della legge, negli ostacoli frapposti dalle scarse risorse e dalle bronzee ottusità burocratiche. Per il resto, tanti auguri a Brunetta, che per lo meno ci sta provando, cercando con ottimistico impulso di levare i piedi dalla palude.

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