La società e la Chiesa scomoda

17 Lug 08

Franco Garelli

Sono bastate alcune prese di posizione riflessive sui temi oggi caldi dell’agenda politica (come le questioni dei rom, degli immigrati clandestini, della moschea di Milano) per dare l’allarme che la Chiesa milanese si è ormai spostata a sinistra, sia l’avanguardia di un mondo cattolico ostile ad un governo che sta realizzando il programma per cui ha avuto un largo consenso alle ultime elezioni politiche. Anche questo giornale ne ha parlato alcuni giorni fa, ma più per registrare un’opinione che si sta diffondendo in alcuni ambienti che per convinzione che questo sia il corso delle cose. Così ritornano fantasmi del passato, schemi vetusti di lettura della realtà, che poco hanno a che fare col nuovo che avanza. La Milano cattolica sarebbe il nuovo baricentro del cattocomunismo, dei reduci cioè di un’epoca ormai lontana che mal digeriscono la svolta di destra in atto nel Paese. La sinistra cattolica soffrirebbe lo stesso distacco dalla realtà che in questi anni ha messo fuori gioco le forze politiche più di sinistra; entrambe sarebbero affette dal radicalismo, l’una di tipo solidaristico, l’altra politico.

Gli spunti recenti per queste interpretazioni spinte sono noti. In varie occasioni il cardinal Tettamanzi ha di questi tempi parlato di una situazione che si sta aggravando, in un mondo globale che dovrebbe favorire una fraternità universale. Invece, ha rilevato il pastore, nelle nostre città crescono i sentimenti di diffidenza e di sospetto, di insicurezza e di paura. È poi di una settimana fa la ferma posizione del responsabile del dialogo ecumenico della diocesi di Milano contro la chiusura (ipotizzata da ministri e autorità locali) della più frequentata moschea della città, con l’invito a trovare soluzioni rispettose non solo dell’ordine pubblico ma anche della libertà religiosa di tutti. Infine, anche Famiglia cristiana (altra grande realtà cattolica «milanese») sarebbe al centro del ciclone, per una serie di articoli non teneri col governo in carica, che hanno riguardato le impronte ai bimbi rom, le accuse alla Lega di alimentare le paure degli italiani, l’infinita querelle tra governi Berlusconi e magistratura.

Sono sufficienti queste singolari convergenze per lanciare l’allarme di una Chiesa che scende in campo politico? Orientata a compiere una scelta di parte che sconfessa le indicazioni al non coinvolgimento in questo campo ribadite a più riprese sia da papa Wojtyla che da papa Ratzinger? Che addirittura si propone di rianimare un particolare versante politico?

Certamente anche gli uomini di Chiesa e dei gruppi religiosi hanno le loro preferenze politiche. Ma leggere i loro atti o le loro prese di posizione perlopiù in termini politici significa sminuire il senso della loro presenza nella società, non cogliere prospettive più ampie, considerare la politica come l’unica cifra di analisi della realtà. Il cardinale Tettamanzi è indubbiamente un vescovo aperto, soprattutto allo spirito del Concilio e al suo richiamo a leggere i segni dei tempi, a coltivare le ragioni della speranza, a farsi carico dei più deboli. Si tratta di una sensibilità che l’ha sovente portato a ricordare a tutti l’importanza di una fede che si testimonia con la vita. Uno dei suoi slogan più celebri è che «è meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo»; come a dire che «quelli che professano Cristo si riconosceranno dalle loro opere». Di qui la sua azione costante a dar risalto all’impegno solidale e caritativo, a valorizzare il cattolicesimo sociale, anche nell’ultima stagione in cui la Chiesa italiana è stata molto assorbita dai temi della vita, della famiglia e della bioetica. È dunque su questi presupposti che la Chiesa ambrosiana si sta impegnando sulle questioni sociali emergenti (in quella Regione lombarda fatta di animi forti), più per fedeltà ad un orientamento di fondo che per un calcolo di opportunità politica. Un discorso analogo può riguardare anche Famiglia cristiana, che bacchetta certamente il governo su alcuni provvedimenti che giudica controversi per i principi che la ispirano, ma che non ha mancato di esercitare lo stesso stile sia verso chi era al potere nel passato, sia verso chi oggi è all’opposizione. Alcuni suoi editoriali recenti sono al riguardo eloquenti, come quando ha scritto del «pasticcio veltroniano in salsa pannelliana», o quando ha invitato il Parlamento (col governo di centrosinistra) a «sgretolare il mito della legge 194». Sui temi sociali emergenti la Chiesa non ha il monopolio della verità, ma la sua attenzione al bene comune, anche se talvolta scomoda e controcorrente, contribuisce di certo alla crescita della comunità.

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