Girotondi premier e Quirinale

10 Lug 08

Emanuele Macaluso

Nella sceneggiata di girotondini di Piazza Navona uno degli attori attaccava Napolitano e un altro l’esaltava, un guitto attaccava il Papa e un comprimario recitava una preghiera, il professore Bachelet se n’è andato e a un certo punto non si è più visto nemmeno l’onorevole Parisi. Ma Achille Occhetto, osservando lo spettacolo, ha dichiarato che «è possibile una rinascita di tutta la sinistra». Chi si contenta gode, si dice al mio paese. Io invece vorrei fare uno di quei ragionamenti che in matematica si definiscono «per assurdo», per spiegare meglio un teorema.

Ragioniamo come se l’opposizione fosse riuscita (anche grazie agli stimoli dei girotondini) a non fare passare in Parlamento né l’emendamento blocca processi, né il lodo Alfano (non si capisce perché si chiama lodo e si capisce meno perché viene attribuito ad Alfano) e quindi nei prossimi mesi a Milano si potesse svolgere il processo Berlusconi-Mills.

Continuiamo nel nostro ragionamento e guardiamo la scena in cui si vede che il presidente del Consiglio viene condannato a 4-5 o 6 anni di carcere. Quali scenari, in questo caso, si aprirebbero? La senatrice Finocchiaro, capogruppo del Pd, dice che una condanna di Berlusconi in primo grado non dovrebbe provocare le sue dimissioni. È così? Con una condanna infamante per corruzione di un testimone, anche se in primo grado, si può guidare il governo? Si può rappresentare il Paese all’estero? Non scherziamo.

E se il Cavaliere non si dimettesse, in Italia assisteremmo a manifestazioni che farebbero impallidire quella vista in Piazza Navona. Continuiamo il ragionamento sempre «per assurdo»: il Cavaliere si dimette attaccando, come fa sempre, i «magistrati politicizzati» e accusando l’opposizione di volere sovvertire il risultato elettorale e mortificare la volontà popolare alla quale si rimette. È chiaro che in questo caso il conflitto, che in queste settimane si è aperto nel Paese, tra legalità e volontà popolare si allargherebbe e acuirebbe in forme tali da mettere alle corde tutte le istituzioni.

È vero che con l’attuale ordinamento costituzionale le dimissioni del presidente del Consiglio non determinano lo scioglimento del Parlamento, ma è anche vero che la «Costituzione materiale», con una legge elettorale che consente l’iscrizione nella scheda del leader, ha ormai identificato la maggioranza parlamentare con quel leader investito dal voto popolare.

Anomalie italiane che concorrono però a determinare un clima e una situazione politica di cui il Capo dello Stato non può non tenere conto. Non è difficile capire che certamente dopo le dimissioni di Berlusconi si tornerebbe a votare con la stessa legge elettorale e con il Cavaliere «martirizzato», alla guida del suo «Popolo della Libertà». Come si presenterebbe il centrosinistra al voto lo affido all’immaginazione di chi ha guardato la sceneggiata di Piazza Navona. È chiaro che bloccare tutti i processi per non farne uno è una vergogna, e averlo tentato con un emendamento al decreto sulla sicurezza, già firmato dal Capo dello Stato per motivi di necessità e urgenza, è un’altra vergogna. Il cosiddetto lodo Alfano non è certo un modello a cui ispirarsi per la democrazia. L’opposizione non può certo votarlo. Anche perché se oggi si configura un conflitto come quello a cui abbiamo accennato la responsabilità è solo di una maggioranza che si identifica con Berlusconi e con tutti i suoi carichi penali pendenti, ereditati dalla sua attività di imprenditore. Ma è una maggioranza voluta dal popolo chiamato recentemente alle urne. L’opposizione non può fare ostruzionismo.

Quali sarebbero le conseguenze politiche dello scioglimento del Parlamento in uno scenario come quello che ho simulato a pochi mesi dalle elezioni? Ecco il punto che vorrei sottolineare: il Capo dello Stato deve o no tenere presente il quadro politico così come in concreto lo ha determinato il risultato delle elezioni e cercare di controllarlo affinché non si determinino strappi laceranti per la nostra democrazia? È quello che in questi mesi difficili sta facendo Napolitano mentre c’è chi nella maggioranza cerca nel Quirinale coperture alle sue magagne e, nell’opposizione, chi vorrebbe surrogare con gesti del Capo dello Stato la sua debolezza e impotenza. In momenti difficili come questi occorre guardare anzitutto all’interesse generale del Paese.

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1 Response to “Girotondi premier e Quirinale”


  1. 1 annamaria luglio 12, 2008 alle 9:37 am

    Grazie a Sabina Guzzanti,non ci sono persone che si collocano al di sopra della critica.Anche il capo dello stato Italiano se non prende posizioni consone deve essere censurato.Il Papa ancora meglio.Una persona che si nasconde nel mito della sua carica,che impone il suo credo anche a coloro i quali credono in altri valori.Non dimentico che è stato giudicato colpevole con sentenza passata in giudicato


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