Profumo di casta

13 Giu 08

Massimo Gramellini

Il parto del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche procede con un travaglio inversamente proporzionale all’interesse che per la questione nutrono i cittadini normali: quelli che hanno fin qui applaudito le mosse del governo su fannulloni, tasse e clandestini, ma che quando parlano dentro una cornetta hanno poco da nascondere (al massimo un adulterio) e anzi un po’ si divertono a vedere i potenti messi alla berlina.

Come certi fiori che rilasciano un profumo diverso a seconda del tempo o del momento della giornata, la bozza del disegno di legge anti-ficcanaso cambia odore di continuo. Un dolce effluvio di democrazia emana dalla decisione di allargare ai reati contro la pubblica amministrazione (tangenti e affini) i casi nei quali sarà ancora consentito ai giudici di infilare le orecchie nella vita altrui. Bene ha fatto la Lega a insistere per questa modifica. Nessuno, tranne un ristretto novero di pettegoli irrecuperabili, sentirà la mancanza delle considerazioni di Vittorio Emanuele sul costo esoso di una signorina a ore o rimpiangerà gli sms d’amore di Anna Falchi a sor Ricucci. Ma solo chi considera i rapporti fra politica ed economia una terra di nessuno poteva pensare di equiparare le conversazioni intime alle intercettazioni che rivelano tentativi di corruzione o spostamenti illeciti di denaro.

Averle riammesse, ripetiamo, ha diffuso nell’aria un profumo rassicurante. Subito contraddetto però dall’olezzo di censura sollevato da un’altra indiscrezione: la possibile condanna a tre anni per i giornalisti che pubblicheranno le intercettazioni. Solo quelle proibite, si suppone, ma la cosa non è ancora chiara. In ogni caso qualche brivido da «leggi speciali» corre lungo la schiena, specie di coloro che amano tenerla diritta. Pur sapendo che l’opinione pubblica apprezza a tal punto la nostra categoria che troverebbe questa parte del provvedimento quasi simpatica.

Ma ecco farsi largo un’ultima novità che tanto nuova non è: la sospensione dei procedimenti a carico delle massime cariche dello Stato. Il restauro del famoso lodo Schifani, che già molti mal di pancia procurò al governo di centrodestra nella legislatura d’inizio millennio e che stavolta si applicherebbe anche al politico che lo propose, divenuto nel frattempo presidente del Senato. Ma si applicherebbe soprattutto a Berlusconi, dando fiato ai sospetti di chi dietro questo provvedimento di scarsissimo interesse per la collettività ne vede affiorare uno, impellente, del premier. La sensazione rimanda a un tempo lontano, quello delle leggi ad personam, che i primi passi del nuovo governo sembravano aver archiviato nell’album dei ricordi. Invece, con questo fantasma sulle spalle, la norma sulle intercettazioni smarrisce il profumo iniziale di giustizia e torna a emanarne un altro ben noto. Profumo di Casta.

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