Ma da lassù l’aula è meno sorda

6 Giu 08

Alberto Mattioli

Come sempre, la sceneggiata della Mussolini era divertente. Ma stavolta era anche sbagliata. Intanto perché sedere in loggione sarà forse scomodo, ma è tutt’altro che disonorevole. Anzi, chi si richiama ai valori popolari dovrebbe esserne fiero. Nella gerarchia dei teatri «all’italiana», i palchi migliori erano per l’aristocrazia, quelli meno buoni per la borghesia, la platea per i militari e la piccionaia per il popolo. Però c’era tutta una poesia nelle corse a perdifiato su per le scale del loggione (separate da quelle dei palchi per evitare ogni mésalliance) a conquistare i posti migliori, nei nostri anni Verdi in cui chi primo arrivava meglio alloggiava. Poi arrivarono anche i posti numerati, e addio alle code fuori dal teatro e alla ressa dentro. Ma la piccionaia resta nazionalpopolare, verace, ruspante. Frequentata da chi va per ascoltare più che per vedere e ancor meno per farsi vedere. Nulla di più demoplutocratico, specie da parte della nipote del Duce, che frignare perché si è parcheggiati lì, più vicini al cielo e più lontani dal Potere.

Non solo: come tutti sanno e i francesi dicono, «le son monte», il suono sale. Quindi in teatro più alto sei e meglio senti. Idem a Montecitorio. Da lassù, l’aula «sorda e grigia» (il copyright è del Nonno) è un po’ meno sorda. E ci si può pure dedicare in tutta tranquillità ad attività meno elette di quelle legislative. Per esempio, gli ultimi scranni sarebbero l’ideale per gettare volantini: vedi le prime sequenze di Senso, con i veneziani che inondano la Fenice di Tricolori dopo la «Pira» del Trovatore. Non solo: le cronache fra Sette e Ottocento testimoniano di come la plebe non perdesse occasione per vendicarsi di essere confinata lassù. Per carità: nulla che una signora, onorevole per di più, possa fare. Ma sputare di sotto, ad esempio, era normalissimo. Infatti Stendhal raccomanda ai frequentatori della platea del San Carlo di non vestirsi bene. Ancora niente rispetto a quel che successe in un teatro nel Novecento elettrificato: ci fu un blackout e dalla piccionaia qualcuno ne approfittò per far piovere sulla platea una pioggia che, scrissero pudicamente i giornali, «non era esattamente d’acqua».

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