Mutate le mutande

2 Giu 08

Narco Belpoliti

I primi li ho avvistati al parco, vicino ai giochi dei bambini nei primi giorni di sole di maggio. Due giovani padri in t-shirt, calzoni militari con tasche sulle gambe e l’elastico delle mutande che spuntava dal calzone, dietro la schiena. Come qualche anno fa era toccato alle giovani donne mostrare l’ombelico, e la cintura di carne compresa tra la maglietta e i calzoni, oggi spetta ai maschietti fare lo stesso. Con una sostanziale differenza: le mutande per maschi che s’intravedono recano in bella vista la griffe ripetuta per tutta la lunghezza dell’elastico. Nelle pubblicità comparse sui giornali nei mesi scorsi il segnale era già evidente. La Bikkembergs metteva a nudo una decina di giovani fusti: mutande con marchio sul bordo superiore e scarpe da calcio con calzettoni bianchi. Anche la posa della fotografia era da giocatori di football in una algida sospensione luminosa che rendeva più vivida la colorazione carnosa dei corpi. A cosa servono infatti quelle scritte sulle mutande? Vanno mostrate, alzando la maglietta e abbassando un po’ la vita dei calzoni. Nelle donne il segnale aveva un evidente scopo sessuale, sia per l’esposizione dell’ombelico sia per la presenza dell’orlo superiore delle mutande, capo d’abbigliamento detto «intimo». L’intimo, veniva da pensare alcune estati fa, è diventato pubblico. Di fronte alla moda dilagante delle pance scoperte e mutande femminili esibite, alcuni presidi avevano interdetto l’ingresso alle pance scoperte a scuola. Nel prossimo anno saranno probabilmente i ragazzi a presentarsi con l’intimo griffato in bella vista. È il sintomo ulteriore della femminilizzazione della moda che investe un capo d’abbigliamento riservato un tempo alla camera da letto.

Le mutande hanno una storia piuttosto recente. Sino al Medioevo erano sconosciute, o quasi. La biancheria intima appare nel XVIII secolo: prevalentemente femminile, ha avuto subito un significato erotico. «Mutande» da mutare, visto che per ragioni igieniche si devono cambiare spesso e lavare con frequenza. Se a partire dagli anni Venti del XX secolo l’intimo femminile acquista la forma attuale, sia per le stoffe sia per i colori, le mutande maschili hanno invece cambiato più volte aspetto. Dopo la prima guerra mondiale, nel 1918 negli Stati Uniti appaiono le mutande accorciate e attillate simili agli slip da bagno. Ora che tutto appare firmato e il logo è più importante del capo stesso, la mutanda maschile con scritta è la nuova frontiera dell’esibizione di sé. Una forma di narcisismo, ma anche un’imitazione dello stile femminile. Tradizionalmente alla donna era riservata la seduttività dell’aspetto esteriore, mentre agli uomini l’ascetismo del vestire, effetto della nuova etica dell’uguaglianza e del lavoro (Gilles Lipovetsky). Ora l’uomo diventa sempre più femminile, dedito lui stesso alla seduzione del capo d’abbigliamento. Forse quella scritta sull’elastico, accanto all’acquilotto di Armani – il logo più diffuso nell’intimo maschile – sono l’ultima traccia di una cultura fallica che si traveste e si occulta. Tutto ora è trans.

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