Il buon senso delle badanti

17 Mag 08

Gian Antonio Stella

«Nel vocabolario del ministro dell’Interno non esiste la parola sanatoria », ha detto Roberto Maroni. Nei suoi dintorni, evidentemente, non ci sono disabili o vecchi in difficoltà. Buon per lui. I familiari di centinaia di migliaia di anziani e portatori di handicap si sono però sentiti mancare il fiato: come possono fare, senza una badante? Certo, se la macchina dell’assistenza girasse senza un cigolio, i problemi sarebbero limitati. Ma in una realtà come la nostra? Ogni centomila abitanti con più di 65 anni, dice il Censis, abbiamo 204 ospiti nelle strutture pubbliche. Pochissimi.

Tanto più in un Paese che ha una quota di anziani destinata a salire nel 2016 a nove milioni e mezzo di ultrasettantenni, pari a tutti gli abitanti della Lombardia. Non bastasse, questi posti sono ripartiti con disparità abissali: 313 nell’Italia settentrionale, 135 in quella centrale, 82 in quella meridionale e nelle isole. Per non citare i casi limite: 490 letti ogni 100mila anziani in Trentino, 46 in Campania. Undici volte di meno. Va da sé che le badanti, al di là delle ipocrisie, sono state una benedizione per centinaia di migliaia di famiglie. Al punto che lo stesso Umberto Bossi, dopo avere bellicosamente barrito un tempo che «un milione di prostitute clandestine» avrebbero cercato di «spacciarsi per colf ed essere regolarizzate », è diventato assai più prudente.

E se la cronaca regala rare storie di badanti che rapinano la vecchietta, non mancano esempi opposti. Come quello della moldava clandestina che a Venezia ha rischiato la vita per i «suoi» anziani colpiti da una fuga di gas pur sapendo che una volta scoperta sarebbe stata espulsa. Insomma, salvo eccezioni non sono le badanti ad agitare i sonni di tanti italiani che si sentono insicuri. Anzi. Tant’è che ieri, mentre il sondaggio di corriere.it dimostrava che l’81% dei cittadini è favorevole a una sanatoria per le collaboratrici extracomunitarie escluse da quote di accesso insensate (solo 6.199 su quasi 79 mila in provincia di Milano), lo stesso segretario dell’Ugl Renata Polverini, sul Secolo d’Italia, ha chiesto di usare il buon senso per far fronte alle «torrenziali richieste di permesso di soggiorno».

Né pietismo né permissivismo: buon senso. Lo suggeriscono vicende come quella di Maria Grazia Marzot, una teologa che affetta da sclerosi multipla non può portare il cucchiaio alla bocca ma un’alba si vide portar via dai carabinieri la rumena che le consentiva di vivere ma non aveva strappato uno dei 28 permessi contro 1.300 richieste provinciali. Lo suggeriscono gli studi del docente Alessandro Castegnaro secondo cui, come sostiene anche Giancarlo Galan, se la Regione dovesse farsi carico dei 30 mila vecchi che nel solo Veneto sono accuditi da badanti, dovrebbe spendere 440 milioni di euro in più, per non dire degli ospizi da costruire con un costo di almeno 150 mila euro a letto. Lo suggerisce infine il rispetto della nostra storia: anche le nostre nonne sono emigrate a centinaia di migliaia. Facevano le balie ai bambini e non ai vecchi. Ma erano badanti, spesso clandestine, anche loro.

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