La sicurezza oltre i partiti

11 Mag 08

Sergio Romano

Negli ultimi dodici anni, dal primo governo Prodi a oggi, si è diffusa la tesi che i problemi della sicurezza e dell’immigrazione possano venire affrontati da due diversi angoli visuali: quello conciliante e tollerante della sinistra, quello rigoroso e intransigente della destra. Alcuni partiti hanno cercato di rafforzare questa convinzione e hanno detto agli elettori che avrebbero garantito una risposta più efficace, non appena avessero riconquistato il potere, ai loro sentimenti di paura e d’insicurezza.
Nel nuovo governo di Silvio Berlusconi il ministro degli Interni è Roberto Maroni, rappresentante di un partito, la Lega, che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia. Avremo quindi, forse addirittura nei prossimi giorni, un «pacchetto » che conterrà una riforma della legge Gozzini sui benefici per buona condotta, più rigorose misure di polizia, un’applicazione più severa delle leggi esistenti e norme di esecuzione più stringenti di quelle già presenti nella legge Bossi-Fini. I vincitori lo avevano promesso ed è giusto che non tradiscano le attese dei loro elettori. Ma se vogliamo dare al Paese una buona politica della sicurezza dobbiamo dimenticare la dialettica elettorale, il gioco delle reciproche accuse e la tesi secondo cui esisterebbero, in questa materia, filosofie diverse. La distanza fra destra e sinistra, se si escludono gli estremisti delle due parti, è meno grande di quanto non appaia. Vi sono provvedimenti firmati da Beppe Pisanu, ministro degli Interni con Berlusconi sino alle elezioni del 2006, che potrebbero portare la firma di Giuliano Amato, ministro degli Interni nel governo Prodi, e viceversa.
La vicinanza è ancora più evidente nelle città dove i sindaci di sinistra, da Cacciari a Cofferati, non sono meno sensibili alla sicurezza di Letizia Moratti a Milano o Gianni Alemanno a Roma. Non è necessario essere di destra per constatare che l’accattonaggio molesto, un campeggio di rom ai margini della città o i piccoli zingari che attendono i viaggiatori all’uscita di una stazione sono fenomeni preoccupanti, oltre che indecorosi. Non è necessario essere di destra per sapere che la tolleranza dell’illegalità, anche nelle sue forme apparentemente meno pericolose, richiama altra illegalità, più grave e minacciosa. E non è destra o sinistra evitare che i condannati escano dal carcere, poco dopo la sentenza, per andare a commettere nuovi reati. Sul piano dell’immigrazione clandestina, d’altro canto, il nuovo ministro degli Interni si accorgerà rapidamente che il fenomeno può essere affrontato soltanto sul piano europeo e che non serve, in questa delicata materia, ostentare demagogicamente propositi euroscettici.

Se questi sono i termini del problema non si vede perché la destra debba pretendere di agire da sola e la sinistra fingere di avere soluzioni diverse. Il pacchetto del governo verrà probabilmente approvato con un decreto. Ma dovrà tornare in Parlamento per diventare legge. Si aprirà così una discussione in cui l’opposizione potrà fare la sua parte, magari cercando di temperare certe norme troppo repressive. Ma il suo ruolo sarà tanto più utile quanto più dimostrerà di avere capito che la sicurezza interessa tutti gli italiani, quale che sia il partito per cui hanno votato.

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