La sicurezza non ha colore

22 Apr 08

Carlo Federico Grosso

Le elezioni sono state vinte da chi offriva, fra le altre cose, maggiori garanzie di interventi in materia di sicurezza. Un tema avvertito come prioritario dalla gente, soprattutto dalle fasce deboli della popolazione e dai ceti meno abbienti, più esposti alla violenza di strada. In questa prospettiva si spiega la grande vittoria ottenuta dalla Lega, che da tempo aveva posto al centro della sua azione politica seri problemi.

Per esempio il controllo dei clandestini, il dilagare della prostituzione, il contenimento della criminalità di strada, lo spaccio, l’esigenza di pene certe.

Il centrosinistra al governo, in alcune sue articolazioni, aveva nei mesi passati avvertito l’importanza di tale problema e chiesto che fosse affrontato con determinazione. Se ne erano resi interpreti, principalmente, alcuni sindaci particolarmente avveduti, in grado di avvertire meglio di altri politici il disagio crescente della gente comune. Nell’ambito delle loro competenze essi avevano assunto iniziative coraggiose: talvolta provocatorie, talvolta addirittura al limite della legalità. Soprattutto, essi avevano chiesto con insistenza al governo interventi appropriati: maggiori investimenti, più organizzazione, coordinamento fra le diverse competenze, modifiche legislative in materia di poteri di polizia e di statuto degli stranieri, più poteri di intervento ai sindaci anche in materia di sicurezza e di ordine pubblico.

Il governo nazionale ad un certo punto si era mosso. Sia pure con difficoltà, con l’opposizione e le resistenze di una parte della stessa compagine governativa, era riuscito a varare un disegno di legge che bene o male affrontava il problema sicurezza. Sulla spinta di un fatto terribile di cronaca nera, la violenza e l’uccisione di una donna da parte di un balordo di nazionalità rumena nella periferia di Roma, aveva cercato addirittura di anticipare l’entrata in vigore di talune delle norme previste emanando un decreto legge abbastanza incisivo in tema di espulsione degli stranieri.

Le divergenze esistenti all’interno della maggioranza parlamentare hanno tuttavia impedito che il disegno di legge venisse anche soltanto messo all’ordine del giorno dei lavori parlamentari e che il decreto legge fosse approvato dal Parlamento nei sessanta giorni previsti. Un fallimento che non poteva non pesare sul giudizio della gente e sulle conseguenti sue valutazioni al momento del voto.

Nuovi, ripetuti, gravi episodi di violenza nelle strade ripropongono in questi giorni con prepotenza il tema della sicurezza nelle città. Purtroppo il dibattito sembra essere inquinato dalla propaganda. Sono ancora aperte alcune importanti tornate elettorali e la destra cerca di sfruttare l’occasione per accusare la sinistra di avere sottovalutato il problema e lasciato il Paese nell’emergenza. La posta in gioco, in particolare a Roma, è troppo importante perché la situazione non venga in qualche modo sfruttata inasprendo la polemica a scapito di una discussione pacata sui modi per affrontarla. «Moratti-Veltroni, scontro sulla sicurezza», «Ancora polemiche tra Alemanno e Rutelli», erano soltanto alcuni dei titoli dei giornali di ieri.

Eppure occorrerà che si affronti il tema della sicurezza con rigore, ma con l’indispensabile equilibrio. In questa prospettiva mi sembra essenziale il contributo positivo di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Sarebbe pericoloso se la destra, oggi trionfante, pretendesse di considerare i temi della violenza e della criminalità una sua specifica competenza e si negasse ad un confronto con l’opposizione. Sarebbe ancora più pericoloso se il centro sinistra si chiudesse negli steccati e non cercasse di dialogare con il governo per una soluzione ragionevole dei problemi. La sicurezza dei cittadini è una esigenza imprescindibile e non ha colore politico.

Può avere colore politico, invece, il modo con il quale essa viene specificamente garantita, con quali sacrifici e per chi, con quali equilibri sul terreno della salvaguardia dei diritti. Ma proprio su questo terreno, per realizzare l’obbiettivo di una società sicura ma nello stesso tempo garante dei diritti di tutti coloro che lavorano onestamente nel Paese, sarebbe importante che, superata l’emergenza elettorale, le forze politiche si aprissero al confronto ed a misure bipartisan condivise.

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