Il doppio gioco della politica

(23 Mar 08)

Sergio Romano

Aerei ed elezioni

Con un ultimo sussulto l’Alitalia morente ha sparigliato le carte della campagna elettorale. Romano Prodi è uscito dall’ombra ed è ridiventato un protagonista della politica nazionale. Silvio Berlusconi ha afferrato la questione al balzo ed è riuscito a cavalcare contemporaneamente il cavallo dell’orgoglio nazionale e la tigre delle frustrazioni padane. Walter Veltroni è ai margini della scena, troppo prossimo agli interessi di Fiumicino per apparire credibile agli elettori del Nord. Alla borsa dei valori nazionali le privatizzazioni scendono e il colbertismo (definizione dotta di statalismo) riprende quota. Con una sorta di doppio salto mortale destra e sinistra sembrano essersi scambiati i ruoli. La sinistra crede nelle virtù del mercato e non nasconde di essere favorevole alla soluzione Air France. La destra «liberista» ritiene che gli interessi del Paese richiedano in molte circostanze l’intervento dello Stato.

Nei prossimi giorni molti continueranno a chiedersi quali effetti tutto questo possa avere sull’esito della campagna elettorale. Riuscirà la destra ad apparire più credibile della sinistra? Potrà la sinistra dimostrare che la sua gestione del caso Alitalia è stata in ultima analisi più saggia ed efficace di quella del governo Berlusconi? Credo che occorra diffidare dei dibattiti in cui si parla di tutto fuorché degli aspetti cruciali della questione. Molto di ciò che è stato detto in questi giorni serve forse a segnare un punto e a mettere in difficoltà l’avversario, ma non serve né al futuro dell’azienda né al confronto elettorale. Chi dovrà occuparsi di Alitalia nelle prossime settimane farà bene a tenere in bella vista almeno quattro promemoria. Il primo promemoria concerne il rapporto con le organizzazioni sindacali. Può darsi che l’offerta di Air France sia avara e ingorda. Ma una delle condizioni poste dal suo amministratore delegato (le organizzazioni sindacali debbono accettare e sottoscrivere formalmente il piano di salvataggio) vale per chiunque debba occuparsi dell’azienda.

Non è possibile risanare una impresa che deve buona parte delle sue condizioni fallimentari a un gretto sindacalismo corporativo e in cui nove sigle sindacali hanno il diritto di sedere a un tavolo negoziale che produrrebbe inevitabilmente un mediocre compromesso. Chi sostiene che esistono soluzioni di ricambio (come ha fatto Berlusconi), ma omette di ricordare che la condizione voluta da Air France è sacrosanta, dice nella migliore delle ipotesi una mezza verità. Il secondo promemoria concerne le regole del mercato dell’aria. La disputa fra colbertisti e privatizzatori è in buona parte irrilevante. Niente vieta allo Stato, in linea di principio, la proprietà di una linea aerea. Ma chiunque gestisca l’azienda dovrà ricordare che non sarà possibile contare su aiuti pubblici (Bruxelles non li autorizzerebbe), che i consumatori europei non intendono rinunciare ai vantaggi delle linee aeree low cost, che la liberalizzazione dei collegamenti e la politica dei cieli aperti sono una realtà a cui non è possibile sottrarsi.

Chiunque diventi proprietario dovrà essere in condizione di sopravvivere in un mondo in cui le vecchie riserve di caccia stanno scomparendo. Il terzo promemoria concerne l’Italia settentrionale. Non è necessario essere leghisti per sapere che queste sono le regioni da cui dipende in larga parte lo status europeo del Paese. Il giorno in cui i loro cittadini fossero costretti a fare scalo, per i viaggi transcontinentali, in una capitale europea, e continuassero a constatare che i loro collegamenti ferroviari con l’Europa centro-occidentale dipendono dal consenso di gruppi locali e piccoli partiti, l’Italia sarebbe ancora meno unita di quanto sia stata in questi anni. E la Lega avrebbe buone possibilità di assumere la rappresentanza del Nord. Quarto promemoria. I sindacati hanno molte responsabilità, ma Alitalia non sarebbe sull’orlo del fallimento e Malpensa non rischierebbe la retrocessione se la politica italiana del traffico aereo non fosse stata dettata da calcoli elettorali, pratiche clientelari e ambizioni municipali rappresentate a Roma da parlamentari locali. Forse occorrerebbe chiedere alla classe politica un impegno simile a quello che l’amministratore delegato di Air France vorrebbe dai sindacati: provate, almeno per una volta, a rappresentare l’interesse generale anziché quello delle vostre clientele e dei vostri collegi.

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