Il partito populista

(21 Mar 08)

Franco Bruni

Le brutte storie intrecciate di Alitalia e Malpensa durano da tanti anni e diversi governi. Forse persino la Commissione europea fu incauta quando offrì sostegno al progetto di un aeroporto senza sufficienti garanzie di efficienza e adeguati collegamenti. I politici, nazionali e locali, e i sindacati, hanno lasciato crescere esponenzialmente il problema. Più vicino e probabile diventava il fallimento di Alitalia, più il rinvio conveniva ai suoi potenziali acquirenti, che avrebbero pagato meno le sue residue attività. Per evitare che la trattativa finisse in questa trappola, occorreva accelerare e far cessare l’ostruzionismo di chi, per i motivi più vari, si adoperava per rinviare la soluzione. Anche il governo Prodi ha perso tempo, ma ha poi imboccato con decisione la strada di Air France, ottenendo un’offerta che è accettabile, soprattutto a due passi dal fallimento.

Ma l’ostruzionismo non finisce. Cerca anzi di approfittare della scadenza elettorale. Epifani si sente ricattato e vorrebbe essere protagonista della trattativa. Adesso? Dopo che per anni i sindacati di Alitalia e Malpensa non hanno saputo darsi un minimo di unità e coerenza né evitare uno stillicidio di rivendicazioni controproducenti? Sul fronte ostruzionista sono in molti, e di diverso colore politico. Vuol diventare il loro campione, improvvisamente, Berlusconi. Che chiede a Prodi un prestito-ponte ad Alitalia, per dar tempo al formarsi di un’improbabile cordata nazionale. Il suo è calcolato opportunismo: col ponte vuole solo arrivare alle elezioni, presentandosi come salvatore della compagnia di bandiera e dell’hub del Nord.

Alla difesa del nord partecipano le autorità che vi presiedono gli enti locali. Che però non hanno saputo, per esempio, rendere il Malpensa express meno raro, lento e scomodo. Non hanno nemmeno cominciato la nuova autostrada Milano-Brescia. Non hanno evitato anni di inadeguatezza del governo societario della Sea.

Un nordismo poco concreto è stato anche quello di ambienti vicini a Confindustria, che sembrano a volte allineati con chi vuole continuare a sussidiare Malpensa coprendo le perdite di Alitalia. L’opacità della loro posizione è sorprendente. Dovrebbe essere una posizione orientata al mercato, alla severa attribuzione delle responsabilità, a una liberalizzazione dei servizi pubblici che li spinga a competere sul mercato aperto. E’ invece una posizione che non tiene abbastanza distinti i problemi Alitalia e Malpensa. Che non mette la Sea alla frusta perché trovi nuove strategie in un mondo del trasporto aereo in continua evoluzione. Che non sa far squadra per ottenere le infrastrutture necessarie a un’area congestionata e un progetto che dia un senso alla molteplicità degli aeroporti del nord. Dei quali molti approfittano volentieri per i viaggi intercontinentali, servendosi del più vicino, non della Malpensa, per raggiungere un hub del nord Europa. Eppure l’ostruzionismo populista che rischia di far fallire la trattativa con Air France sembra poter contare anche sulla simpatia, o almeno sulla comprensione, degli uomini d’affari del nord. E’ possibile attendersi da costoro, all’ultimo momento, la sottoscrizione necessaria per la cordata alternativa ad Air France? Se così fosse si vorrebbero vedere soldi veri e subito. Se l’Italia del mercato sente proprio il bisogno di andare direttamente da Malpensa a Shanghai deve soddisfarsi con metodi di mercato, senza prestiti-ponte, pubblici sussidi e confusioni con l’opportunismo elettorale dei politici.

L’unico uso corretto del denaro pubblico in questa faccenda può essere il finanziamento di ammortizzatori sociali per aiutare i dipendenti di Alitalia e di Malpensa che saranno comunque sacrificati dalla ristrutturazione necessaria ad entrambe. Se occorrono ammortizzatori speciali, più adatti a riconvertire l’occupazione di quel tipo di lavoratori, li si disegni, compatibilmente con le regole europee. Ma in modo trasparente e senza mettere a rischio la trattativa con Air France. Veltroni, uno dei pochi a sostenere la separatezza del problema Alitalia da quello Malpensa, è stato anch’egli opaco nel parlare di una moratoria nella sospensione dei voli, che parrebbe dover gravare su Air France. Se nella trattativa c’è ancora un filo di spazio in questo senso, lo si sfrutti. Ma se lo spazio non c’è, insistere sulla moratoria aggrava il rischio di ritiro dell’offerta transalpina. Un rischio grave, che porterebbe o al fallimento, con realizzo del poco residuo attivo netto di Alitalia a prezzi e condizioni peggiori, o a un pasticciaccio all’italiana, dove consorterie politiche si mescolerebbero a gruppi privati protetti in un’avventura di breve durata e, probabilmente, censurabile dalle regole comunitarie.

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