Passi la squillo ma non l’imbroglio

(14 Mar 08)

Maurizio Molinari

Dietro le dimissioni di Eliot Spitzer a causa della notte da 4300 dollari con la squillo «Kristen» c’è l’importanza di un verbo che ha un impatto dirompente nella politica americana: «Cheating», imbrogliare. Spitzer ha imbrogliato due volte: la moglie Silda, tradendola a ripetizione con più prostitute negli ultimi anni, e i cittadini che lo avevano eletto governatore appena quattordici mesi fa in quanto «Mr Clean», simbolo della lotta alla corruzione nello Stato di New York.

Imbrogliare nel linguaggio politico d’Oltreoceano significa tradire la fiducia di chi ce l’ha data e dunque perdere la legittimità di rappresentarlo. Da qui la cerimonia delle dimissioni: rinunciare alla carica significa espiare per il tradimento della generosità altrui. «Cheating» è un verbo che, nel suo stesso uso grammaticale, lega politica e sesso perché viene adoperato in particolare per indicare il tradimento del partner ovvero l’imbroglio più eclatante avendo come vittima la persona con cui si è scelto di condividere la vita. Gary Hart imbrogliò la moglie con Donna Rice nel 1988 e perse la nomination democratica. Bill Clinton imbrogliò Hillary con Monica Lewinsky nel 1998 e si salvò per molto poco dall’impeachment. La repulsione emotiva degli americani nei confronti del «cheating» ha origine nel puritanesimo dei primi coloni.

Ma quella stessa repulsione emotiva è oggi largamente condivisa in una società multietnica dove la demografia suggerisce che i protestanti sono destinati a perdere il primato della fede. Per accorgersene basta esaminare le diverse declinazioni che il «cheating» ha nella vita degli americani, tutte molto negative. Sostando di fronte a una qualsiasi scuola elementare all’ora di uscita degli alunni ci si trova di fronte a papà e mamme che vanno a prendere i figli facendogli quasi sempre due domande: «Sei stato il migliore?» e «Non avrai mica copiato?». Anche copiare si dice «cheating». È il delitto peggiore che si possa commettere dentro una classe perché il sistema di insegnamento è basato sulla competizione fra gli alunni: copiare significa temere la concorrenza e dunque essere un perdente nato.

Passando dalle scuole dell’obbligo alla politica estera il discorso non cambia. Chiedendo a Richard Holbrooke, ex inviato di Bill Clinton nei Balcani, come si arrivò nel 1999 all’attacco alla Federazione Jugoslava si ottiene la seguente risposta: «Slobodan Milosevic was cheating» (stava imbrogliando) perché trattava con la Nato all’unico fine di guadagnare tempo per portare a termine la pulizia etnica contro i civili albanesi in Kosovo. Quando l’America si accorge che un leader straniero imbroglia consapevolmente i rapporti sono quasi sempre segnati. Nel 2002 George W. Bush ruppe con Yasser Arafat quando ricevette una sua lettera autografa nella quale attestava che non aveva nulla a che fare con la nave «Karine A» catturata dagli israeliani colma di armi iraniane. I documenti di bordo attestarono il contrario, Bush ebbe la prova che Arafat aveva imbrogliato e la rottura diventò irrimediabile.

La colpa dell’imbroglio è talmente pesante che per essere assegnata a qualcuno ha bisogno di una prova. Nel caso di Spitzer sono i verbali dell’Fbi, in una classe elementare possono essere due compiti troppo simili, chi sostiene l’impeachment di Bush accusandolo di aver mentito sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein ritiene che la prova è nella loro inesistenza in Iraq. E quando Hillary Clinton ha accusato Barack Obama di plagio – altro significato di «cheating» – ha inondato l’America di email con le prove: i passaggi di discorsi copiati dal governatore del Massachusetts, Deval Patrick.

Dalla politica alle imposte, lo stesso verbo si arricchisce di nuovi significati. In America le tasse si pagano in base a quanto il singolo denuncia. Il commercialista raccoglie fatture, contratti, attestati di proprietà e documenti bancari, chiede al cliente «È tutto?» e se la risposta è affermativa compila una dichiarazione dei redditi sulla base della quale si paga a rate, spedendo per posta assegni all’Erario. L’intero sistema è basato sulla fiducia e quando il cittadino imbroglia la punizione è fra le più severe: si affronta un processo rischiando la prigione.

Guardando dal di fuori questa società che mette all’indice gli imbroglioni spesso si tende a fare commenti cinici sulle contraddizioni di una nazione che mette alla gogna il presidente per una scappatella con una stagista ma poi in nome dell’interesse nazionale gestisce il proprio potere nel mondo senza troppi peli sullo stomaco. Tali contraddizioni esistono, ma solo esplorandole si riesce a comprendere perché Spitzer si sia dimesso, senza neanche provare a conservare il potere che aveva.

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