La fossa delle (non) Marianne

(5 Mar 08)

Maria Laura Rodotà

Nei primi posti in lista (lista Pd; nel Pdl va anche peggio) ci sono le poche donne notabili, e le Marianne.
Quelle ragazze entusiaste e molto giovani, come la romana Marianna Madia, candidate a sorpresa (anche loro). Più giù nella lista, nei posti da ineleggibili, c’è la fossa delle Non Marianne.

Profonda più che mai nel collegio Lombardia 1; dal ventesimo posto a scendere, finalmente maggioritarie, ci sono 12 donne candidate su 21. In alto, solo tre femmine su 19: l’attiva benché non milanesissima ministra Linda Lanzillotta, l’ex dirigente Ds Emilia De Biase, la ragazza del loft democratico Alessia Mosca in quota Marianne. Buone, per carità, ma poche. E se ci si informa sulle Non Marianne, viene da pensare che capovolgendo la lista il Pd prenderebbe un po’ più di voti. O perlomeno, rappresenterebbe meglio i suoi elettori.

E le sue elettrici. Sembra un brutto dispetto (i più brutti sono quelli involontari, spesso) che per Milano, la città italiana con più donne che lavorano e più diffuse eccellenze femminili, sia stata approntata una lista Piddì così scarsa di deputate sicure; e così abbondante di angeli della bassa classifica, donne che si candidano per passione e/o militanza, fanno campagna veramente, sono parte attiva della città che (non) le elegge. O meglio delle città: molte Non Marianne vengono dalla Milano-città infinita che va da Malpensa o Orio al Serio, da Piacenza alla Svizzera; come Rita Vergani, vicesindaco di Cinisello, Emanuela Beacco, giovane presidente del consiglio comunale di Giussano, Patrizia Gioacchini, consigliere a Brugherio. Ci sono avvocate (Lisa Noja, 34 anni, quasi una Marianna), architetti (Elena Buscemi), volendo anche filosofe (Teodora Crippa), e qualche vera ragazza (Ilaria Cova, ex segretario dei giovani della Margherita). Pazienza.

Erano liste complicate. Ci si è dovuti mettere d’accordo sui posti, sugli importanti da garantire e sui bravi funzionari a cui garantire la pensione; e poi c’erano i candidati extra-politici di richiamo, e le ragazze-immagine, e poi…
Poi c’è una nuova (ma anche vecchia) situazione imbarazzante che si poteva evitare (ma anche no).
Certo, proprio a Milano.

Pazienza, la milanese media ha talmente da fare che magari non se ne accorgerà (proprio perché sono così brave a organizzare vite e lavori impossibili, le milanesi medie — città infinita inclusa — andrebbero candidate in massa; non l’hanno capito neanche stavolta, però).

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