Se il popolo del web si ribella ai politici

(2 Mar 08)

Marcello Sorgi

Anche solo dopo una breve navigazione, l’ondata di manifesti “taroccati” sul web rivela i sentimenti del popolo degli internauti verso una politica che ormai lo bersaglia quotidianamente con la sua propaganda. La maggior parte, ovviamente, riguarda i due leader e i due partiti maggiori, e riflette l’incubo della “grande coalizione”. In negativo: «La sinistra ha messo l’Italia in ginocchio, noi a novanta gradi», a partire da uno dei maximanifesti del Pdl e con citazione figurata della famosa vignetta di Altan con l’operaio che ha un ombrello nel sedere. Oppure: «La sinistra ha messo l’Italia in ginocchio, noi l’avevamo sdraiata». Più esplicito, in positivo: «Veltrusconi. Rialzati Italia, si può fare», con foto di ibrido Walter-Silvio. Poi s’affaccia la nostalgia di An: «Il popolo della libert-An, anche Fini presidente». E quella pacifista anti-Partito democratico: «Pd=panzer divisione», sullo sfondo di un carrarmato. C’è l’opzione laica, insofferente alle proteste cattoliche contro i radicali: «Voltate pagina, convertitevi», con maxi foto della teo-dem Binetti in posa arcigna. C’è quella qualunquista: «Più caos per tutti», oppure «Non pensate a quale partito mandare a quel paese», parafrasando due slogan di Pdl e Pd. E non scampa nessuno. Né Bossi: «Più lontani dalla Roma, grazie agli arbitri». Né Casini: «Governo di ectoplasmi. Io non c’entro».

Ora, si sa che il popolo web sfugge a ogni catalogazione sociologica, che ha al suo interno schiere di buontemponi, matti, arrabbiati, sognatori, depressi, single, amanti, anziani, ragazzini. Che non tutti reagiscono a questo modo; anzi, per fare un esempio, l’ondata di mail che per due mesi ha affollato le pagine del “Foglio” a proposito della campagna per la moratoria sull’aborto è stata determinante nella decisione di Giuliano Ferrara di trasformare l’iniziativa in una lista elettorale. E tuttavia questa passione artigiana nel modificare, quando non stravolgere, il lavoro delle agenzie specializzate nella comunicazione, ha certamente un senso. Abituata a vivere in un suo contesto, a diffidare, o addirittura a rifiutare, ogni lettura mediata della realtà, una parte degli internauti non sanno proprio come spiegarsi l’invasione di una politica che entra nel loro campo a gamba tesa, senza un linguaggio appropriato che si addica al mondo web, con l’illusione, o peggio, la convinzione, che tutti stiano lì ad aspettare.

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