L’assalto alla diligenza delle deroghe

(26 Feb 08)

Tito Boeri

Prove tecniche di Grosse Koalition. Il decreto milleproroghe approvato in fretta e furia mercoledì scorso dalla Camera è un esempio tangibile di cosa accade quando non c’è una forte opposizione in Parlamento. Se il testo non fosse ostico, ne consiglieremmo attenta lettura a tutti coloro che si augurano un pareggio alle prossime elezioni, che porti poi alla formazione di una «grande coalizione per le riforme». Quando ci sono poche e isolate voci critiche nelle commissioni e quando c’è un accordo tacito per non parlare in giro di ciò che si approva in Aula, la nostra classe politica è prodiga di eccezioni. Più che di mille proroghe si tratta di mille deroghe. Non vengono solo estese nel tempo normative vigenti in scadenza, ma vengono addirittura ripristinate leggi già abrogate, introdotte eccezioni ad personam. Quando si riesce a decifrare il testo (ci stiamo provando a fatica sul sito http://www.lavoce.info) si intravede l’intervento di gruppi di pressione, anche di scala limitata. La novità è proprio che la legge si adatta anche alle micro-lobbies, quelle meno evidenti ai cittadini-elettori. Hanno tutte preso d’assalto l’ultimo treno per Yuma, l’ultima legge che verrà sicuramente approvata da questo Parlamento.

Alcuni esempi? Un solo articolo è stato espunto dalla riforma delle Authority che giace in Parlamento. Permetterà a Lamberto Cardia di rimanere in carica per due anni in più, raggiungendo così i 13 anni alla guida della Consob. Un vero e proprio record per un presidente bipartisan, che può vantarsi di essere stato nominato sia da Prodi che da Berlusconi. Se non è un provvedimento ad personam lo è senz’altro ad cardiam. Cavallo di battaglia della riforma dei concorsi universitari caldeggiata dal ministro Mussi è stata in questi anni l’abolizione dei concorsi locali e il ritorno ai concorsi nazionali. Nel «mille deroghe» vengono ripristinati i concorsi a livello locale, quelli che hanno portato a far sì che in alcune sedi, come Bari, cinque famiglie occupino ben 23 cattedre. I concorsi locali, comunque, secondo la normativa più recente avrebbero dovuto tenersi senza permettere il solito «voto di scambio», quello che permette alle baronie locali di far votare dai commissari esterni un proprio docente offrendo, in cambio, l’idoneità a uno dei loro. Una sola idoneità era concessa. Invece nel mille deroghe si torna alle due idoneità. Mentre l’università italiana inesorabilmente affonda, tornano a squillare i telefonini bollenti delle diplomazie baronali. Ne vedremo di belle.

Si dirà che sono eccezioni odiose, ma che non costano troppo alle casse dello Stato, quindi tutto sommato innocue. Abbaglio. Nel silenzio più totale si è proceduto scientemente a smantellare i pochi elementi strutturali di controllo della spesa introdotti nella passata legislatura. In particolare, si è depotenziato il patto sulla spesa sanitaria delle Regioni introdotto con la Finanziaria 2007 (e inasprito nell’ottobre scorso) che prevedeva sanzioni automatiche, fino al commissariamento delle amministrazioni responsabili degli sforamenti, per le Regioni inadempienti. Stiamo parlando di voci di spesa che concorrono a circa un quinto del bilancio dello Stato. Ci sono poi i soliti ammortizzatori sociali «à la carte», dai servizi sanitari privati accreditati con il Servizio sanitario nazionale (altro intervento a sostegno delle Regioni in rosso) ai finanziamenti ad hoc per la Cassa integrazione a Malpensa, cui vengono anche destinati 40 milioni per un imprecisato «fondo di continuità infrastrutturale». L’augurio che vorremmo formulare a tutti noi viaggiatori è che le infrastrutture di collegamento all’aeroporto lombardo si sviluppino invece all’insegna della discontinuità col passato.

In questo clima idilliaco di accordo bipartisan, raccontava Gianantonio Stella sul Corriere della Sera, il Parlamento rischiava anche di approvare la «sanatoria» per la pensione dei politici e dei sindacalisti. Sarebbe stato un regalo a tutti quei parlamentari che non avevano pagato neanche i modestissimi contributi previsti dalla legge per i parlamentari e sindacalisti in aspettativa. Le generose pensioni da questi maturate sarebbero tornate a gravare come dieci anni fa interamente sulla collettività.

Certo non è solo questione di coalizioni e di opposizione che non c’è. Una classe dirigente preoccupata della propria rielezione non avrebbe comunque ceduto alle pressioni dei piccoli centri di potere, per non perdere la faccia davanti agli elettori. Ma in aprile si voterà con liste bloccate, candidature selezionate dai segretari di partito, senza permettere ai cittadini di avere alcuna voce in capitolo. Non facciamoci pertanto troppe illusioni sul ricambio della classe politica in questa tornata elettorale.

Morale della favola. Nel prossimo Parlamento avremo certamente bisogno di una vera maggioranza, in grado di governare anziché solo sopravvivere. Ma avremo altrettanto bisogno di una sana e robusta opposizione.

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