La scelta della chiarezza

(26 Feb 08)

Federico Geremicca

I programmi elettorali, com’è purtroppo noto, sono dichiarazioni d’intenti generalmente tese a non scontentare in campagna elettorale alcuna categoria sociale o produttiva, prima ancora che a tratteggiare davvero il profilo del Paese che si vorrebbe. Questo determina, di solito, che la loro nettezza sia direttamente proporzionale alla quantità di reazioni negative che il programma scatena: fin qui, ad ogni campagna elettorale, le polemiche sono generalmente state assai blande, quasi mai di merito – in ragione della confusione del merito – e spesso risolte nel generico «quel programma è un libro dei sogni». Ieri Veltroni ha presentato il proprio. Economisti, esperti di politiche del lavoro e osservatori di diversi campi avranno modo di leggerlo con la necessaria attenzione per valutarne serietà e concretezza. Ma un dato risulta evidente anche ad un primissimo esame: il programma del Partito democratico – che naturalmente potrà piacere o non piacere – non tradisce la piccola rivoluzione politica e culturale che il Pd a «vocazione veltroniana» ha fin qui prodotto.

Infatti, se le due parole che forse meglio sintetizzano il carattere del partito cui pensa Veltroni sono «libero» (dai condizionamenti di alleanze spurie) e «moderno» (prima e più ancora che riformista), ebbene entrambi questi profili sono largamente rintracciabili nel programma presentato ieri: che non contiene passi indietro, mediazioni o tentativi di recupero rispetto alle rotture consumate nelle ultimissime settimane. Le indicazioni, anzi, sono stavolta tanto nette da aver scatenato polemiche (si pensi alla reazione di parte del mondo cattolico) rischiose sul piano del consenso almeno quanto la scelta fatta dal Pd in materia di alleanze elettorali.

Non è cosa alla quale si era granché abituati. Ma se l’intera operazione presenta rischi evidenti, altrettanto evidenti sono gli effetti per quel che riguarda la chiarezza degli obiettivi che il programma si propone.

Se a Romano Prodi, per fare un esempio, non bastarono quasi trecento pagine per scrivere la parola Tav o spiegare con nettezza quale fosse la linea dell’Unione sulle cosiddette coppie di fatto, al Pd sono state sufficienti poche righe. Sul primo punto: «La priorità va data al trasporto ferroviario (Tav Torino-Lione-Trieste)». Sul secondo: «Il governo del Pd promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale». C’è chi apprezzerà queste posizioni e chi, naturalmente, le considererà un errore: ma nessuno potrà dire di non sapere per quale ipotesi di soluzione votava, votando Pd.

Non basta. Per fare un altro esempio, si può annotare che – libero dai condizionamenti della sinistra radicale e di quello che Veltroni definisce «l’ambientalismo del No» – lo staff che ha curato la stesura del programma ha potuto scrivere della necessità di «potenziare le infrastrutture di rigassificazione» e perfino, a proposito di energia, di «impegnarsi sulle tecnologie di punta… anche del nucleare di quarta generazione». Su questi temi lo sforzo di «modernità» del programma del Pd risulta evidente. Su altri terreni, invece, il programma può dipanarsi con sufficiente chiarezza, perché appunto libero dalla necessità di mediare tra posizioni eccessivamente diverse. Il Pd, dunque, può dire di battersi «per il rafforzamento dell’amicizia con gli Stati Uniti»; e si schiera – senza giustificazionismi sociologici – per la sicurezza dei cittadini e per l’approvazione «del pacchetto di misure… bloccato dall’opposizione della sinistra antagonista».

Rispetto alle anticipazioni, non ci sono sorprese in materia di fisco, di lavoro e di sostegno alla famiglia, cioè i temi sui quali probabilmente si giocherà la campagna elettorale. Né ci sono marce indietro su temi quali la «pulizia delle liste elettorali» o la politica istituzionale (doppio turno alla francese, riduzione del numero dei parlamentari, forma di governo che attribuisca maggior potere al premier). Le compatibilità economiche del programma e la sua reale fattibilità saranno, come detto, oggetto di analisi e calcoli. Per ora si può dire che, dopo la scelta di «andare liberi» alle elezioni – via sulla quale si è più o meno incamminato anche Berlusconi – un nuovo elemento di chiarezza (il programma, appunto) viene calato nell’agone della campagna elettorale. Se il Popolo delle libertà risponderà con un programma di uguale nettezza, allora si potrà forse davvero affermare che il Paese si avvia alle urne attraverso un confronto assai più chiaro e civile che nel passato. Premessa ottima, chiunque alla fine vincerà.

Annunci

0 Responses to “La scelta della chiarezza”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




PD podcast

Per abbonarsi al podcast Copia il link associato a questa immagine in un aggregatore tipo iTunes, Juice, FeedReader....
Sottoscrivi il podcast nello store di iTunes... Su iTunes

Feed RSS

Per abbonarsi al podcast
febbraio: 2008
L M M G V S D
« Gen   Mar »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829  

Blog Stats

  • 38,154 hits
website counter

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: