Elogio della lentezza

(25 Feb 08)

Carlo Rossella

Oggi è la giornata mondiale della lentezza, organizzata dalla Associazione dei lenti, nata a Pavia, città molto tranquilla, anzi troppo. Alla iniziativa hanno aderito 200 città del mondo, il 90% in Europa, ma anche New York, la metropoli veloce per eccellenza, che non dorme mai.

In Italia vi partecipa ufficialmente Milano, la nostra capitale morale della rapidità. Questa sera, a partire dalle 11, Vittorio Sgarbi leggerà a teatro la Divina Commedia per tutta la notte, sin quando vi sarà gente ad ascoltarlo. Ovviamente gente lenta, che tira tardi, senza il problema della fastidiosa sveglia.

La sveglia mattutina: ecco il momento clou al quale i teorici della lentezza, come il canadese Carl Honoré, autore del divertente saggio E vinse la tartaruga, hanno dedicato alcune riflessioni fondamentali. All’uomo che non vuole morire di frenesia, consiglia di mettere la sveglia mezz’ora prima, in modo di avere tempo per la toeletta e la colazione senza farsi andare di traverso il caffè-latte. Così si inizia una giornata all’insegna della calma.

Oggi, ad esempio, l’associazione ormai mondiale dei lenti consiglia di non suonare i clacson, di non arrabbiarsi per le code di attesa, di non parlare al telefonino o leggere gli sms mentre si guida.

E una volta giunti al lavoro raccogliere le idee, pensare bene a quel che si vuol fare prima di buttarsi sul Blackberry, o sulle e-mail da veri drogati del lavoro.

Il lento, l’uomo tranquillo, quieto, funziona spesso meglio dell’assatanato tutto computer, sorso di minerale, sms, sorso di minerale, telefono e via trafficando o smanettando o assillando. I lenti campano molto più, meglio dei veloci. Lo dicono i filosofi orientali, i greci e i latini. Ha avuto scarso successo in passato una teoria della velocità come il futurismo che elogiava l’andare forte. Slow è una parola che piace anche in America: la filosofia alimentare dello «Slow food» ha preso piede, per esempio. La società del cibo veloce, ingurgitato speditamente nell’intervallo, produce solo tristezza, tensioni e ulcere gastrointestinali. «Annamoce piano», dicono a Roma, città che non mi sembra abbia aderito alla giornata mondiale della lentezza ma che di lentezza vive da secoli.

Almeno oggi è meglio darsi una calmata guardare fuori dalla finestra e non sulle finestrelle dei computer. Bisogna essere liberi di essere lenti.

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