Grandi pulizie

(24 Feb 08)

Carlo Federico Grosso

Hanno cominciato a parlarne i vescovi, Veltroni ne ha fatto una condizione irrinunciabile, poi lo ha chiesto Fini in una intervista su questo giornale, infine se ne è fatto paladino addirittura Bondi all’interno di Forza Italia e da ultimo lo stesso Berlusconi.

Alle prossime elezioni nessun inquisito o condannato per reati gravi, quali mafia o corruzione, dovrà essere candidato.

In senso opposto una settimana prima, quando i vescovi non si erano peraltro ancora pronunciati, si era espresso il solo Casini, assumendosi, come aveva dichiarato, la piena responsabilità morale e politica di una candidatura di Cuffaro, Governatore dimissionato della Sicilia, a suo dire ingiustamente condannato a Palermo. Le preoccupazioni per le reazioni della gente devono essere, peraltro, molto forti, se la politica ha riesumato d’un tratto profili di questione morale, rappresentandoli come una importante questione politica.

Non sono mancate, ovviamente, le reazioni di chi, irritato, non ha esitato a rispolverare vecchi adagi contro il giustizialismo, ad ammonire che la politica non può accettare che i giudici dettino l’agenda, a invocare il principio della presunzione di innocenza. Non si sa, per altro verso, fino a che punto i propositi manifestati verranno rispettati, se davvero l’esclusione si estenderà a ogni condannato, se coinvolgerà addirittura i semplici inquisiti. In Forza Italia, ad esempio, la lettera con la quale la novità è stata annunciata conteneva, come è noto, una postilla: l’esclusione non riguardava i procedimenti marcati da un’origine politica. I prossimi giorni ci diranno quali processi sono stati considerati politici e quali normali processi criminali. Dell’Utri ce l’ha già spiegato dalle pagine di questo giornale. Lui non c’entrerebbe con il divieto, poiché anche la sentenza definitiva che l’ha raggiunto, dato il patteggiamento, sarebbe coperta da una sorta di riabilitazione penale.

Al di là di queste incertezze, giusta o sbagliata che sia nella sua specifica configurazione, l’iniziativa menzionata costituisce un segnale politico di rilevante discontinuità. Iniziativa sufficiente a garantire l’indispensabile irrompere dell’etica nella politica? Diciamo che è un punto di partenza. Soggiungiamo che non è per altro verso detto che un condannato sia sempre moralmente riprovevole, dato che anche la magistratura può sbagliare: lo ha scritto su questo giornale Macaluso in un intelligente commento al tema delle liste elettorali pulite. Perché la politica diventi eticamente apprezzabile sarebbero, comunque, necessari altri, numerosi, adempimenti. Nell’impossibilità di enumerarli, mi limito ad alcune riflessioni.

C’è, innanzitutto, un problema di rispetto degli elettori. Ogni partito si presenta alle elezioni con un programma; è verosimile che molti cittadini si orienteranno a votare sulla base delle promesse. Ebbene, poiché anche in politica i patti devono essere rispettati, è auspicabile che cessi l’abitudine di promettere e disattendere. Ad esempio, poiché Veltroni ha auspicato larghe intese per la riforma, indispensabile, della vigente legge elettorale e per la soluzione di singoli problemi di assetto costituzionale, ma ha soggiunto che la politica deve basarsi sull’alternanza e che non darà pertanto spazio a grandi alleanze di governo, non sarebbe accettabile che l’elettore democratico, indotto a votare sulla base di tali promesse, dopo le elezioni si trovasse di fronte a una situazione ribaltata.

Di fronte alla protesta montante della gente, c’è d’altronde un impegno della politica a contenere i privilegi. Bene, che si adempia; soprattutto, che non si introducano nuove posizioni di favore. In questa prospettiva preoccupa, ad esempio, che una parte delle forze politiche sia orientata a riallargare l’immunità parlamentare nel nome dell’esigenza di salvaguardare l’eletto dalle asserite intemperanze del potere giudiziario. A tacer d’altro, costituirebbe una inaccettabile, ulteriore, divaricazione fra la condizione dell’eletto e la condizione di chi lo ha votato.

Quale trasparenza, d’altronde, nei palazzi del potere? Massima trasparenza, si dovrebbe rispondere. La politica diventi casa di vetro, i cittadini siano in grado di conoscere, di controllare. Che dire, in particolare, del tema delicato delle intercettazioni, che coinvolge a un tempo la salvaguardia di uno strumento importante di indagine giudiziaria e, sotto il profilo della pubblicabilità degli atti, il diritto dei cittadini a essere informati? La politica, su questo terreno, sarà garante ovvero, come molti paventano, medita l’attentato?

C’è, infine, l’esigenza diffusa di aria nuova, pulizia, onestà, perseguimento dell’interesse generale, abbandono del clientelismo alla Mastella. C’è la necessità del superamento del conflitto di interessi, del riequilibrio delle proprietà televisive. La questione morale è anche tutto questo. Non è, soltanto, scelta di candidati non toccati da indagini penali concernenti reati gravi quali mafia e corruzione.

Fra i politici Veltroni è stato il primo a dichiarare che non avrebbe candidato i condannati. Ancora una volta ha condizionato l’atteggiamento dei suoi avversari. Ottima scelta, grande tempismo. Non si adagi tuttavia, adesso, sul primo passo compiuto. Continui a pensare alto su tutti i temi e soprattutto, se mai dovesse vincere o pareggiare, si ricordi che deve mantenere comunque le promesse.

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