Nella semplificazione Veltroni e Berlusconi sono simmetrici

(9 Feb 08)

Stefano Folli

Ora sappiamo che avremo elezioni interessanti. Se non altro per la buona ragione che il quadro politico si è ribaltato con una rapidità fulminea, in una di quelle accelerazioni a cui in Italia non siamo abituati. L’unico precedente a cui fare riferimento è la discesa in campo di Berlusconi, nel ’94, con subitanea vittoria elettorale. Ora è tutto di nuovo in movimento.
Elezioni interessanti, dunque. Certo, prima di andare oltre con gli aggettivi aspettiamo i risultati del 14 sera. E aspettiamo soprattutto cosa diranno in campagna elettorale i partiti vecchi e nuovi, quali idee proporranno. Perché non basta dare all’elettoratol’illusione di un rinnovamento, fatto di nuove sigle in cui si annullano i vecchi schieramenti: occorre anche cogliere lo smarrimento diffuso in un Paese ingessato, consapevole forse per la prima volta di essere sull’orlo dell’abisso.
Bene, quindi, le semplificazioni in atto a sinistra come a destra, ma solo se questo processo prelude a una politica capace di ritrovare il senso della propria funzione, riducendo il distacco che separa il «palazzo» di Roma dal sentimento dell’Italia che lavora. Senza dimenticare che la storia di un Paese è fatta anche di tradizioni e di forze reali, radicate nella società. Ridurre la frammentazione è indispensabile, ma bisogna saper di-stinguere fra partiti «personali», figli del potere di veto e di ricatto, e partiti che rappresentano una fetta reale di opinione.
Ha detto bene il sindaco di Torino, Chiamparino: per rispondere all’anti-politica occorre riunire le forze che credono nella «politica del fare». Il che può portare, nella prossima legislatura, a un governo di unità nazionale, ovvero a un’intesa parlamentare sulle regole e sulle riforme ineludibili. Sarebbe già un fondamentale passo avanti. Perché su un punto non possono esserci dubbi: gli italiani non perdonerebbero un’altra legislatura fallimentare.
Vedremo. Sta di fatto che i partiti entrano in campagna elettorale con una veste rinnovata, cercando la semplificazione. Il messaggio è chiaro: abbiamo capito la lezione. Sotto questo aspetto, il Partito democratico ha scosso l’albero.La sua scelta di non legarsi con i vecchi alleati, benché indotta da cause di forza maggiore ( il fallimento della legislatura), ha creato un moto ondoso che sta cambiando anche il volto del centro-destra. Attenzione però ai trasformismi. Sarebbe opportuno che certe scelte dell’ultima ora non fossero dettate solo dai sondaggi. C’è un rapporto da ricostruire con il Paese che riguarda in primo luogo la credibilità del centro-sinistra, ma a cui non può sottrarsi nemmeno il centro-destra.
Detto questo, è evidente che esiste una certa simmetria fra Veltroni e Berlusconi, se non altro un modo di procedere abbastanza simile. La durezza con cui Veltroni tratta, non tanto la sinistra comunista, quanto i radicali e i socialisti, fa il paio con la determinazione con cui Berlusconi ha messo con le spalle al muro prima Fini (che ha aderito al «partito della libertà», contraddicendo se stesso) e ora Casini (che invece recalcitra). È come se, entrato in crisi il vecchio bipolarismo, si tentasse di trasmigrare direttamente al bipartitismo. Senza nemmeno passare attraverso il referendum.
Nel frattempo ha preso forma la «Rosa bianca» centrista di Tabacci, Pezzotta, Baccini. Poteva sembrare un’impresa disperata e in controtendenza, data l’attuale legge elettorale. Viceversa – chissà – i sommovimenti in corso aprono spazi imprevisti.

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