Tutti a casa

(26 Gen 08)

Andrea Romano
Per ora siamo solo alle avvisaglie, ma nel giro di qualche giorno la botta ricevuta si farà sentire in tutta la sua ampiezza nel perimetro appena imbastito del Partito democratico. Se poi la discesa verso le elezioni anticipate si farà inarrestabile, e con quella l’incombere di una sconfitta, vedremo risorgere da quelle parti la pratica antica e mai dimenticata della caccia al colpevole. Stavolta Walter Veltroni rischia grosso, forse per la prima volta nella sua sempre accorta carriera politica.

Appena arrivato alla guida del Pd e senza autentiche vie d’uscita, dovrà affrontare la prova elettorale più dura di sempre, spinto dalle baionette dei colonnelli che lo hanno voluto leader ma che un minuto dopo il voto saranno pronti a fargli la pelle. Chi sostiene che Veltroni potrebbe in cuor suo coltivare la speranza di cavarsela addossando la responsabilità della possibile sconfitta al predecessore, sopravvaluta la capacità degli elettori di essere presi in giro. Perché di questo e non di altro si tratterebbe. E lo stesso segretario del Pd, che certo non è persona sprovveduta, sa bene che quella che si prepara di qui a qualche settimana sarà per lui una prova del fuoco senza alcuna possibilità di appello. Eppure una soluzione esiste, per Veltroni e per il partito di cui è alla guida. Una soluzione trasparente e apertamente politica, diversa dai rimedi emergenziali e pasticciati di cui è ricca la storia ormai conclusa dell’Ulivo. Una soluzione che traduca le promesse di rinnovamento che fino ad oggi abbiamo sentito fino alla nausea in tre semplici passi di verità su cos’è e cosa vuole fare il principale partito della sinistra italiana.

Ci è stato detto che il Pd è nato per riunire finalmente coloro che fino a ieri erano divisi nelle dimore ereditate dal passato: i cattolici democratici, i postcomunisti di vocazione riformista, i laici modernizzatori. Bene. Si facciano dunque seguire i fatti alle parole e si rompa definitivamente il legame con i partitini che hanno avuto la sola funzione di organizzare centri di clientela e cordate di pressione, ben diversamente da quei piccoli partiti (Pri, Pli, Radicali) che nell’ormai rimpianta Prima Repubblica incarnavano identità responsabili ancorché di misura contenuta. Ci è stato spiegato che il Pd è nato per declinare una nuova idea di laicità repubblicana, diversa dall’ortodossia laicista, ma ben consapevole del ruolo della politica dinanzi ai nuovi interrogativi etici e confessionali. Ottimo. Si faccia dunque chiarezza, una volta per tutte, con quelle componenti (vedi Teodem) che hanno fatto supinamente sponda al nuovo protagonismo politico della Chiesa italiana e hanno trasformato la propria affiliazione confessionale in un’arma di ricatto a uso interno.

Ma soprattutto, ci è stato raccontato che il Pd avrebbe innescato un salutare processo di ricambio nella classe dirigente del centrosinistra. Fantastico. Che allora si accompagnino finalmente alla porta, con tutti gli onori o i disonori del caso, quei graduati di vario titolo che da oltre quindici anni tengono il timone del centro-sinistra. Non solo Romano Prodi, che nell’ultima sconfitta ha dato prova di coerenza e rigore, ma i vari Piero Fassino, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli e tutta quella generazione che potrebbe essere ricordata anche per essere riuscita a consegnare per ben tre volte il governo dell’Italia a Silvio Berlusconi. Di quella generazione è membro a tutti gli effetti anche Walter Veltroni, per quanto negli anni egli sia riuscito a preservare una certa incolumità dagli accidenti della vita politica. Ma l’unica possibilità di cui dispone per fare della propria leadership qualcosa di diverso dall’attesa del martirio – per sé e per il centrosinistra – risiede in un atto di coraggio. Vero e non solo predicato, quale potrebbe essere la trasformazione del Pd in quel soggetto a vocazione riformatrice e maggioritaria a cui l’Italia è ancora disponibile a dare fiducia. La partita è aperta e il pallino è nelle sue mani. Dimostri di che pasta è fatto, altre chiamate non ci saranno.

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