Caro Pd, o cambi tu o cambio io

(24 Gen 08)

Sergio Chiamparino

Il ritorno dei veti incrociati

Caro direttore,
riprendo volentieri gli stimoli dell’articolo di Luigi La Spina di ieri. Sono problemi che io stesso avevo posto al centro di una recente riunione di maggioranza. La politica a Torino è stata determinante per il salto di qualità che la città ha compiuto e che è oggi riconosciuto un po’ da tutti. Perché ha saputo interpretare la trasformazione, la metamorfosi direbbe Beppe Berta, dalla monoindustria manifatturiera al pluralismo industriale ed economico. Costruendo e garantendo un sistema di governo in cui, scontando le inevitabili assimmetrie che non è però detto che siano immutabili, poteri forti (troppo pochi e neanche tanto forti!), poteri deboli e poteri diffusi concorrono alla costruzione dell’interesse generale della città.

Insomma la politica, intesa soprattutto come politica delle amministrazioni locali tutte, è stata ed è al centro della crescita di Torino assai più di quanto non fosse in altre epoche di cui qualcuno parla sempre con l’enfasi delle iniziali maiuscole. E, quel che conta, è stata utile.

Oggi il rischio è che non sia più così. Che la politica si trasformi da elemento trainante ad elemento frenante. Perché? La nascita del Pd ha da un lato rinvigorito, ancorché senza verifiche elettorali, e dall’altro obbligato la sinistra radicale ad accentuare i propri elementi identitari producendo, per restare al piano cittadino, una visione della città che tende sempre più a divaricare da quello che a mio modo di vedere rappresenta l’asse politico e programmatico esplicito del mio mandato elettorale.

Ciò può anche servire ad esempio richiamando l’attenzione su certi temi e, di per sé, non è incompatibile con la possibilità di trovare onorevoli compromessi accettabili ed utili per la città. L’abbiamo fatto in passato (vedi piazza S. Carlo!) possiamo farlo anche oggi sulla TAV e sui grattacieli per citare due esempi.

Più complicata la situazione interna al Pd. Tralasciamo gli aspetti personali e guardiamo alla politica. Oggi il Pd non è niente di più di un contenitore in cui gruppi e sottogruppi tenuti insieme più da logiche di potere che da visioni politiche cercano spazi, ruoli e visibilità. I gruppi dirigenti eletti alle primarie possono e devono condurci oltre questo stato di cose, semplicemente trasformando questa frammentazione individualistica e localistica in visioni politiche e in visioni della città, compiute, diverse e, se ve ne sono, alternative a quelle espresse dalla mia giunta. Così il confronto può diventare esplicito, alla luce del sole, vi può prendere parte tutta la città, e tutti se ne possono arricchire, la città per prima e con essa anche coloro che guardano legittimamente al dopo Chiamparino.

Se questo non avviene il rischio di una spirale immobilistica è molto, molto reale. E’ quindi con esso il rischio che la città perda il passo di questi anni. A quel punto? Intanto non mettiamo il carro avanti ai buoi, ma per stare allo stimolo di La Spina, escludo idee da parte mia di chiamate plebiscitarie che pure nei corridoi ogni tanto qualcuno sussurra. Mentre non escluderei affatto la ricerca di soluzioni politiche diverse che, anche al di fuori degli schemi consolidati, siano davvero capaci di far prevalere l’interesse della città. Che è di non stare ferma. Ma come ho detto, si tratta solo di una risposta all’intelligente provocazione giornalistica di La Spina.

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1 Response to “Caro Pd, o cambi tu o cambio io”



  1. 1 A-ha » Caro Pd, o cambi tu o cambio io Trackback su gennaio 24, 2008 alle 3:11 pm

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