Accanimento terapeutico

(23 Gen 08)

Riccardo Barenghi
Prodi non molla se stesso, e lo fa con la sua storica caparbietà, la sua tenacia, con una tale determinazione che ogni volta sorprende anche chi lo conosce bene. Il discorso di ieri mattina alla Camera, la decisione di sottoporsi a un doppio voto di fiducia, l’intenzione giusta di aprire la crisi in Parlamento se crisi deve essere ci dicono per l’ennesima volta che il premier non è un uomo che si scoraggia facilmente. Nonostante tutto, malgrado tutti, contro tutti.

Anche quelli che sarebbero i suoi più stretti alleati, D’Alema, Veltroni, Rutelli, Bertinotti. Sfidandoli implicitamente (e direttamente negli incontri riservati), Prodi ha voluto segnare di sé pure questa ennesima crisi del suo governo, indubbiamente la più grave e forse quella definitiva. Nessuno di loro è riuscito a convincerlo a non tentare la prova di forza, a evitare quantomeno il secondo voto di fiducia una volta preso atto con il voto della Camera che il partito di Mastella non fa più parte della maggioranza. Niente da fare, l’uomo non ha sentito ragioni: e infatti, subito dopo aver parlato a Montecitorio, si è precipitato in Senato dove ha cominciato una serie di incontri con senatori di ogni ordine e grado. Il suo obiettivo è semplice, chiaro, elementare: riuscire a ottenere la fiducia anche senza l’Udeur. Con chiunque sia disposto a votarla o quantomeno a non votare contro. Si chiami Rossi, Bianchi o Pistorio (autonomista siciliano, alleato del governatore siciliano Cuffaro), venga da destra o dal centro o dall’estrema sinistra, l’importante è che sostenga il suo governo.

Chissà, forse ci riuscirà pure, lo vedremo giovedì sera. Forse, chissà, per un voto Prodi riuscirà a non cadere neanche stavolta e potrà così continuare a governare il Paese, o meglio a restare a Palazzo Chigi. Ma la questione politica ancor prima che etica, visto che ormai alla compravendita dei parlamentari ci siamo purtroppo abituati, è molto semplice: che senso ha restare aggrappati ad ogni costo al potere, un potere che peraltro sarà sempre più difficile gestire, quando la maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni di due anni fa non esiste più? E qui non si tratta di scollamenti, sfarinamenti, incidenti di percorso, scontri tra una linea o l’altra come è accaduto fino all’altro ieri. Qui siamo di fronte alla morte di una coalizione, che già stava insieme per miracolo e che oggi neanche più questo. Sarà anche colpa di Mastella, che ha messo i suoi interessi personali (e il suo futuro politico con Berlusconi) davanti a quelli del Paese. Ma lui è soltanto l’ultima goccia, il vaso era già stracolmo. E non solo nel Palazzo ma proprio nell’opinione pubblica, tra gli italiani: basta guardare i sondaggi, leggere i giornali, vedere la televisione, camminare per strada, chiacchierare nei bar, per rendersi conto che questo governo, nonostante il risanamento dei conti e le altre (poche) cose giuste che ha prodotto, perde punti, consenso, simpatie. Insomma, parafrasando Craxi, la nave non va.

E allora sarebbe stato meglio per Prodi, anzi sarebbe meglio, è ancora in tempo per farlo, prendere atto che la sua avventura personale e quella di tutta l’Unione sono agli sgoccioli. Rinunciando a una resistenza che può durare qualche giorno, qualche settimana o forse qualche mese. Ma almeno preparandosi a uscire dalla partita a testa alta, se così deve essere la conclusione della storia, invece di far finta che nulla sia successo (questo il tono del suo discorso di ieri) e mettere in scena un accanimento terapeutico che non fa bene a nessuno: a lui, a tutta la sua (ex) maggioranza e agli elettori che hanno votato per il centrosinistra. I quali sono costretti ancora una volta ad assistere a uno spettacolo che non si meritano, mentre invece avrebbero tutto il diritto di poter decidere se vale ancora la pena investire sulla sinistra, radicale o riformista che sia. Magari puntando su progetti e uomini nuovi rispetto a Prodi a cominciare dal leader del Partito democratico che avrebbe tutte le carte in regola per giocarsi la partita in prima persona. Sia se si trattasse di un governo istituzionale che faccia le riforme, sia se invece la prospettiva fosse solo quella delle elezioni anticipate. Veltroni sa che entrambe le scommesse sono difficili, quasi disperate. Ma sa anche, come disse dieci anni fa, che «è meglio perdere che perdersi».

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1 Response to “Accanimento terapeutico”


  1. 1 ALBERTO ROSSI gennaio 25, 2008 alle 12:36 am

    Caro sig. Barenghi, l’ho ascoltata a porta a porta giovedì sera, e ho trasecolato ascoltando la sua spiegazione sulle cause della caduta del governo Prodi: lei asserisce che è caduto perchè non sarebbe stato applicato il programma e la sinistra sarebbe rimasta delusa di ciò; lei, sig. Barenghi, è fuori di testa, perchè il governo è caduto a causa dei voti centristi, anzi a causa di Mastella che pretendeva forse un indulto per sè stesso e per la moglie per non dimettersi.

    Sia più prudente ed avveduto quando esprime opinioni politiche di fronte a milioni di persone.


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