Per Formica «non è come Craxi»

(18 Gen 09)

Alessandro De angelis

«Mastella e Craxi? Guardi le due situazioni non sono paragonabili. In comune c’è solo il tentativo di una parte della magistratura di indebolire la politica. Per il resto è tutto diverso». L’ex ministro Rino Formica, una vita in prima linea nel Psi, non vede, a differenza di altri, grandi analogie tra il caso Mastella e il caso Craxi, anzi. E in questa conversazione col Riformista spiega: «Il discorso di Craxi alla Camera, nel luglio del ’92, fu un intervento di grande nobiltà. Fu un’assunzione di responsabilità della politica su un elemento fondativo della costituzione materiale del paese attorno a cui si era strutturata la democrazia bloccata: l’uso generalizzato e politico del finanziamento illecito – ho detto: illecito, non illegale – ai partiti». E il discorso di Mastella? «È un segno della crisi di un’Italia che oggi, molto più di allora, sembra un paese organizzato per feudi. Mastella ha presentato una relazione sulla giustizia in Italia, e in aggiunta, il suo discorso che ha dato una torsione drammatizzante alla relazione. E ieri ha proseguito sulla stessa linea. Ora delle due l’una: o si tratta di uno sfogo dettato dall’amarezza oppure siamo all’emergenza democratica».
Ma Formica vuole prenderla in termini più generali: «Nel biennio 90-92 si apre una fase di transizione, mai maturata completamente, dalla democrazia bloccata alla democrazia dell’alternanza. Una parte della sinistra usò il giustizialismo per rompere il blocco del sistema politico».
«E si saldò – prosegue Formica – con quelle forze economiche, dell’informazione, generazionali – penso ai sessantottini diventati classe dirigente – in nome della società civile. L’obiettivo: penetrare nella democrazia dell’alternanza seguendo una linea di sfondamento». E oggi? «Oggi il tutto è più miserabile. Lasciamo stare le carte, o il procuratore di Santa Maria Capua Vetere… Più o meno tutte le forze politiche sono entrate nel circuito delle responsabilità di governo compresi quelli che furono extraparlamentari di destra e di sinistra. E più o meno tutti si sono confrontati e contaminati col governo e col potere, ovvero con elementi che mettono a dura prova santi e beati. E più o meno tutti, nottetempo o all’alba, hanno compiuto trasgressioni che ne hanno compromesso l’innocenza. In fondo questa storia di Mastella ci parla di un malcostume diffuso, e non solo in Campania».
E il malcostume di quella che chiama «l’Italia dei feudi», per l’ex ministro, è dovuto a due cause: «La prima è il decentramento della gestione del potere che prima era centralizzato. Significa amministrazione di soldi, risorse, tributi in sede locale. Con la conseguenza che le bocche di contaminazione del potere si sono spostate dal centro alla periferia. Il risultato è che l’Italia è un insieme di feudi che gestiscono le risorse e il rapporto col centro è quello che aveva una volta il feudatario con l’imperatore. Si è chiesto perché i leader di tutti i partiti hanno applaudito coralmente Mastella? Non tanto perché il centro dell’impero non può offendere il feudatario Tizio, il feudatario Caio o, se vuole, il feudatario Mastella, quanto perché non può mettere in discussione l’istituto del feudo».
Prosegue Formica: «La crisi attuale è la crisi dello Stato unitario. Non è un caso che quello di Mastella sia un partito regional-familiare. Il titolo quinto della Costituzione è cambiato senza che cambiasse l’organizzazione costituzionale dello Stato. E, aggiungo, mentre continua a perdurare un’irrisolta questione meridionale e anche settentrionale. Conseguenza: mancano gli elementi unificanti dello Stato unitario. Prima c’erano un centro dominante e una periferia ossequiosa. Oggi si è rovesciato il rapporto: comanda il feudatario». La seconda causa della crisi di oggi – dice Formica – «sono le leggi elettorali che si sono succedute dal ’93, che hanno bloccato le coalizioni rendendole incomunicabili e hanno spaccato il paese, col risultato di rafforzare il potere marginale dei feudatari con rappresentanza nazionale. Faccio presente che Mastella nel suo feudo campano elegge quattro senatori».
Conclusione: «Nel ’92 il sistema politico non era affatto debole. Anche se era in ritardo nel cogliere i cambiamenti del biennio 90-92. Il Caf fu un elemento di arretratezza. Si disse che era una cupola. Non era vero, e in ogni caso fu meno cupola di quelle di oggi. Fu un errore, perché era il tentativo di governare le trasformazioni restando dentro la democrazia bloccata quando il problema era di aprire la strada alla democrazia dell’alternanza. La politica era ancora forte ma in via di indebolimento. Oggi è debole e in via di scomparsa. Lì non si colse l’elemento strutturale del cambiamento, adesso ci occupiamo di miserie. E, insisto, di feudi. Mastella lo ha ricordato ancora ieri: c’è una proliferazione di poteri esterni alla politica, cari feudatari state attenti».

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