Saluti dall’Italia

(16 Gen 08)

Marcello Sorgi
Romano Prodi ha ragione a lamentarsi dello scarso senso dello Stato con cui il piano d’emergenza di smaltimento dei rifiuti in Campania è stato accolto dai presidenti delle Regioni, chiamati a ricevere camion e navi d’immondizia che a Napoli e dintorni non possono più essere smaltiti (come dimostra questa foto di un cumulo di spazzatura su una strada di Ischia).

Nel giro di pochi giorni, infatti, l’atteggiamento dei diversi governatori ha espresso una varietà di posizioni che porterà, se non ci saranno ripensamenti, a un ennesimo fallimento dell’intervento governativo, malgrado il coinvolgimento di un uomo di prim’ordine e abituato a fronteggiare minacce ben peggiori come De Gennaro, l’impiego dell’esercito, la concessione di poteri eccezionali e lo stanziamento di mezzi finanziari straordinari, proporzionati all’allarme ecologico, economico e sanitario che s’è creato.

Ha cominciato il presidente della Basilicata, Vito De Filippo, un’altra delle regioni al confine con le montagne di sacchetti infetti e maleodoranti. Il governatore, militante del centrosinistra e devoto del premier, alla riunione convocata ad hoc a Palazzo Chigi era stato molto disciplinato. Ma appena arrivato a casa, di fronte alle prime proteste dei cittadini e al rischio di una contaminazione del suo elettorato, ha subito fatto marcia indietro, rimangiandosi la promessa di solidarietà e minacciando di lanciare un allarme anche per la sua regione, al fine di ottenere un trattamento simile a quello della Campania. Poi, a sorpresa, s’è mossa la governatrice Lorenzetti dell’Umbria, piccola ed esemplare regione del centro Italia, all’avanguardia per tenuta ecologica e rispetto del verde e dei centri urbani. Lorenzetti, che s’era già prestata in una delle precedenti emergenze a farsi carico delle schifezze campane, stavolta ha detto che non ci sta. E non perché i suoi corregionali minaccino chissà quali reazioni, ma perché la volta precedente il servizio fornito allo Stato non è stato pagato, come invece dovrebbe regolarmente avvenire e come avviene per fornitori dello stesso genere di aiuti in Germania. E per di più la Lorenzetti s’è dovuta beccare una censura dalla Comunità europea.

Ancora, per un Soru, presidente sardo, che benché minacciato con metodi mafiosi è rimasto possibilista, per una Bresso che ha ricordato come, a chi ha responsabilità pubbliche, tra la popolarità e il servizio allo Stato tocchi scegliere il secondo, per un Formigoni che apre subordinando la sua apertura alla convenienza, ci sono altri amministratori che temporeggiano, traccheggiano, accampano scuse, convinti che tra qualche giorno anche il governo dovrà far marcia indietro e cercare un’altra soluzione. In fondo, riflettono i governatori tra sé e sé, De Gennaro è solo l’ultimo di una lunga serie di commissari straordinari, scelti tra i funzionari più attrezzati per l’emergenza, inviati a Napoli con il compito di ribaltare la situazione, e tornati indietro dopo qualche settimana o qualche mese e dopo una resa ignominiosa. Tra i caduti nella guerra dei rifiuti, non va dimenticato, c’è anche il responsabile della Protezione Civile Bertolaso, un uomo che per la sua esperienza nel fronteggiare disastri, terremoti e maremoti, l’Italia aveva inviato spesso con successo in giro per il mondo. E che invece di fronte alla «monnezza» di Napoli ha dovuto anche lui gettare la spugna.

Ma se il richiamo al senso dello Stato da parte del premier è fin troppo motivato, di fronte a comportamenti egoistici, superficiali, o peggio, sarà interessante vedere cosa il governo è disposto a fare affinché il piano d’emergenza si realizzi e le autorità locali si adeguino alle necessità e all’interesse generali. Di tutta questa storia della spazzatura, infatti, stupisce fin qui la mancanza delle sanzioni. Basta solo seguire una sera qualsiasi, per non dire ogni sera, il comportamento dei cittadini campani che protestano davanti agli inviati dei tg. Generalmente, tutti, uomini e donne, prima dicono che la situazione è uno schifo, che lo Stato li ha abbandonati al loro destino, e poi, con lo stesso sguardo sdegnato e sotto lo stesso occhio elettronico delle telecamere, gettano il loro sacchetto all’ammasso. Tutto ciò, senza che si abbia notizia di conseguenze, denunce, punizioni, che riguardino, oltre agli amministratori responsabili del degrado, anche la popolazione che non fa nulla per venirne fuori.

È proprio questo che finora è mancato a tutti i piani del governo: il riconoscimento, e la conseguente condanna, dei comportamenti inammissibili degli abitanti della Campania. I quali, complici del disservizio e della progressiva paralisi nella raccolta dei rifiuti, a poco a poco hanno contribuito al degrado del loro territorio fino a restarne vittime. Se il governo partisse di qui, se fosse in grado di dare un monito serio, un esempio di severità, a Napoli e in Campania, forse anche il senso dello Stato e quello della solidarietà nel resto del Paese potrebbero risvegliarsi. E il piano di emergenza riprendere ad avanzare con meno ostacoli.

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