Ecoballe di sinistra

(11 Gen 08)

Giampaolo Pansa

A Napoli anche la camorra diventa un alibi per l’impotenza della politica, un male peggiore della delinquenza

Catastrofe e panico. Sono le sensazioni che provo quando vedo alla tivù il gigantesco immondezzaio di Napoli. Non le provo per il problema in sé. Questo verrà risolto in qualche modo. Prima o poi, la monnezza sarà raccolta e portata agli impianti dell’Italia del nord, dove la bruceranno con un buon guadagno. La catastrofe che sembra impossibile evitare è quella dei partiti di sinistra. A soffocarci sono le ecoballe rosse di una casta impotente e incapace. Per di più, ecoballe malmesse, dalla copertura lacera, che lasciano intravedere una spazzatura politica ripugnante. Qualcosa già si sapeva. Ma oggi lo spettacolo è completo. Ed è questo a destare il panico.

Qui devo fare un inciso personale. Ho sempre votato per la sinistra o per una delle tante sinistre. Ne ho scritto molto: qualche libro e migliaia di articoli. Posso dire di conoscere bene i miei polli. Come accade in tutte le parrocchie di partito, anche a sinistra ci sono politici da stimare. Ma è l’insieme a essere terrificante. Per anni e anni, la sinistra e il centro-sinistra ci hanno spiegato di essere il mago Zurlì. Nessuno meglio di loro sapeva amministrare i comuni, le province, le regioni, lo Stato. Nessuno poteva emulare le qualità che sfoggiavano: saggezza, efficienza, onestà e trasparenza. Ce lo ripetevano i dirigenti, i propagandisti e i giornali della congrega. Con una sicumera arrogante che non dovevi mai contraddire.

Poi, di crisi in crisi, nella Chiesa Rossa è comparsa qualche crepa. I custodi del tempio si sono divisi. E hanno cominciato a combattersi, pur restando insieme negli stessi governi, nelle regioni, nelle grandi città. I loro errori si sono moltiplicati. La lentezza esasperante nel decidere. L’eterno rinvio di problemi da risolvere subito. La faziosità imposta come razionalità. La superbia di ritenersi il meglio del meglio nel guidare il paese. Ma l’arroganza e la sicumera sono rimaste intatte.

Adesso tutto sta crollando nella Chiesa Rossa. Napoli è soltanto un avviso di quello che accadrà in Italia, se le sinistre non cambieranno pelle. Dava i brividi la faccia di Antonio Bassolino al ‘Porta a porta’ di lunedì 7 gennaio. Una maschera di pietra, stravolta, segnata dalla sconfitta. Anche il capo dei verdi, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, era tramortito, sotto il cerone di una vanità sprezzante. Due imputati davanti a una corte di giustizia. Poi la voce querula della Jervolino che strillava di aver avvertito il governo Prodi del terremoto in arrivo, senza ricevere risposta. E infine Enrico Letta che, da Palazzo Chigi, si diffondeva in impegni, subito smentiti da Bassolino, con cupezza sfiancata.

Sono gli stessi dirigenti della sinistra campana a metterci sotto gli occhi il loro fallimento. Vincenzo De Luca, il sindaco ulivista di Salerno (“una città pulita come la Svezia”), spiega che i Ds della regione, puntando su Bassolino, “hanno svenduto il futuro di due generazioni per le logiche di corrente”. E sempre Bassolino ha finalmente sputato la verità sull’impotenza delle sinistre a fronteggiare la rabbia popolare da loro eccitata, difesa, esaltata.

Che sfilate e che cortei! Comitati civici, ultras dell’ambientalismo, sindaci schiavi dei loro elettori, vescovi che predicano contro i rifiuti, preti che dicono messa per chi presidia le discariche, disoccupati organizzati, capetti del centro-sinistra e del centro-destra uniti nella lotta. Mentre un tecnico di valore come Guido Bertolaso veniva cacciato, i soliti noti restavano al potere in Campania. E Pecoraro Scanio trovava il fegato per far eleggere senatore il fratello Marco.

In questo caos di ecoballe rosse, anche la camorra diventa un alibi per l’impotenza della politica, un male ben più pernicioso della delinquenza. In proposito ho un vecchio ricordo professionale. Fra il 1970 e il 1971, quando lavoravo per la ‘Stampa’ di Alberto Ronchey, rimasi sei mesi a Reggio Calabria per raccontare la rivolta della città che chiedeva di diventare la capitale della regione, al posto di Catanzaro. Anche allora si disse che la regia di quella lunga guerriglia era della ‘ndrangheta. Ma non era vero. Tutto dipendeva dalla tracotanza di qualche boss politico e dall’inerzia del governo centrale che avevano aizzato migliaia di reggini.

A quel tempo, il governo era guidato dal democristiano Emilio Colombo. Oggi in prima linea c’è il governo di Romano Prodi. Il suo centro-sinistra già non sta bene di salute. Il Professore può cadere sepolto dai rifiuti di Napoli? Il centro-destra lo spera. Sbagliando, perché non ci guadagnerà niente. Tranne che il vuoto politico. Se andrà così, meglio emigrare in Svizzera. Nella Lugano bella saranno un po’ razzisti, ma pazienza. E dell’uomo forte non hanno alcun bisogno. Perché forti lo sono tutti, quando è il momento di esserlo.

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