Ratzinger più nuovo del concilio

(9 Gen 2008)

Gianni Baget Bozzo
Benedetto XVI ha letto il Concilio come Tradizione che continua. Ciò non è lontano dal concetto di «aggiornamento» per cui Giovanni XXIII aveva convocato il Vaticano II. Per la Chiesa il passato non è semplicemente passato: nel tempo della Chiesa continua un messaggio mai interrotto e mai spezzato. Tutto ciò che è stato approvato dalla Chiesa può tornare a vivere nella lettura continua della verità che incorpora. Giovanni Paolo II si è presentato come un predicatore evangelico, con l’annuncio di una nuova evangelizzazione: il Papato è con lui divenuto una cattedra itinerante alla ricerca delle nazioni, dei popoli, delle Chiese, delle religioni, degli uomini. Fu una grande uscita nello spazio esterno alla Chiesa, che fece nuovamente del Papa la guida del popolo cristiano, saldando nella sua figura il contrasto che era nato tra fede e teologia, tra popolo e accademia. Benedetto XVI non pensa più alle masse, alle grandi udienze collettive rivolte ai popoli. Il suo pubblico sono i cattolici. Si rivolge ai cattolici in chiave liturgica, facendo del culto e del sacramento il centro della vita cristiana.

Il simbolo sacro del Mistero torna a essere l’aura in cui il Papa si avvolge, per cui ogni manifestazione pubblica è celebrazione liturgica. Di qui il cambiamento delle parole, dei gesti, delle vesti. Benedetto XVI si rivolge al mondo, ma lo fa parlando ai cattolici, rafforzando il sentimento di identità e di universalità. È un ritorno a Pio XII? Lo è forse perché fu Papa Pacelli a parlare della Chiesa come Corpo mistico di Cristo, riportando nel linguaggio ecclesiale il sentimento del Mistero cristiano. Ma Benedetto ha intenzione di riportare la divinizzazione del cristiano, insegnata dalla Scrittura e dai Padri, al centro della vita ecclesiale. Di qui la sua affinità con l’ortodossia greca, slava e orientale, che ha conservato la liturgia ecclesiale come il luogo proprio della vita cristiana, dove la persona e la comunione si lasciano trapassare dallo Spirito. In questo senso, Benedetto XVI è un Papa nuovo per un nuovo tempo, dopo che lo gnosticismo rivoluzionario ha finito di valere come affabulatore del linguaggio, anche dei cattolici. È un Papa nuovo anche rispetto al tempo precedente il Concilio. Viene quando il moderno è finito e il postmoderno è un infinito vuoto.

Le vesti antiche usate da Benedetto non indicano il ritorno al passato, perché la Tradizione non è mai solo un passato: anche le vesti sono un simbolo che continua. Benedetto dà un pieno senso alle grandi questioni morali già espresse dai Papi post-conciliari, ma le accentua sul tema dell’omosessualità, dell’aborto, delle cellule staminali, dei rapporti tra scienza e uomo. È l’idea della creazione, della bontà della natura umana, che vuole difendere dall’individualismo totale che tende, in Europa, a divenire la forma culturale dominate. Benedetto intende impegnare la Chiesa su questi temi ed è probabilmente sua l’idea di affidare a un non cattolico come Giuliano Ferrara la difesa della creazione sul tema fondamentale della vita: non come proposta di legge, ma come idea universale che vuole esprimere la volontà della civiltà cristiana di non morire, della comunità di non essere distrutta dall’individualismo totale. È un messaggio che non si rivolge soltanto alla vita biologica dell’uomo, ma alla civiltà cristiana che ha costruito il mondo contemporaneo.

Benedetto XVI riprende in modo sistematico le posizioni della Tradizione: i missionari che la Chiesa manda nelle terre non evangelizzate non sono inviati come organizzatori economici o riformatori sociali; sicuramente faranno anche questo, ma la loro prima missione è di impiantare la Chiesa nelle terre in cui sono mandati. Così l’ecumenismo e il riconoscimento di Israele come primo popolo di Dio non tolgono il fatto che il cattolico possa desiderare e promuovere un cammino di conversione per i non cattolici. È una grande sfida rivolta a tutta la Chiesa affinché il popolo cristiano viva il mistero divino nella sua vita interiore e lo manifesti nella sua vita comune. Vi è quindi ben più, in Papa Benedetto, che il restauratore del pre-Concilio.

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