Bassolino nel cassonetto

(5 Gen 08)

Mattia Feltri
Antonio Bassolino – come quel bravo allenatore che diceva ho vinto, abbiamo pareggiato, hanno perso – sa dove collocare meriti e demeriti. Ieri ha dunque confermato la propria stessa riconferma: non si dimette. «Se i miei predecessori e i miei successori non sono riusciti a risolvere il problema vuol dire che il nodo è duro», ha detto. Poi ha aggiunto: «I rifiuti dalla strada io li ho sempre tolti». E ancora: «Il commissario di governo ci deve stare più vicino e Palazzo Chigi deve avere il coraggio di stare al nostro fianco».

Quando parla di predecessori e successori, Bassolino si riferisce ai commissari straordinari per l’emergenza rifiuti in Campania, ruolo che ha ricoperto per quattro anni, dal 2000 al 2004, il più longevo fra i molti vanamente incaricati di risolvere il problema. Nel 2000, Bassolino aveva da poco concluso l’esperienza di governo (era stato ministro del Lavoro col premier Massimo D’Alema) e si preparava a lasciare la seggiola di sindaco per puntare a quella di governatore della Regione. Da commissario straordinario, dunque, si presume che sia stato molto vicino a sé stesso sindaco e anche a sé stesso governatore. E con le buone entrature che aveva a Palazzo Chigi, che fosse in possesso di buoni argomenti per tenere il governo al suo fianco, che si trattasse di un fianco o dell’altro, quello di amministratore o quello di commissario.

Oggi che si cercano i colpevoli del solito strazio, sembra in effetti di mettere le mani in una discarica delle buone intenzioni. Si stilano gli elenchi dei presidenti del Consiglio, dei ministri dell’Interno e dell’Ambiente, dei commissari straordinari, dei sindaci, dei presidenti di Regione e di Provincia, dei prefetti e di tutte le autorità varie e massime che dal 1994 – anno d’esordio della crisi – si sono alternate nella gestione dello straripamento delle pattumiere. La lista è così lunga che nessuno ci sta ad aprirla. E neanche Bassolino. Il quale, però, vanta una qualità in più: l’onnipresenza. È diventato sindaco nel dicembre del 1993, e a dargli il benvenuto, poco più di due mesi dopo, furono le prime discariche colme e i primi cassonetti in fiamme. Siccome Bassolino ereditava un mondo amministrato dalla malapolitica tangentara della Prima repubblica, nessuno gliene accollò le conseguenze, nemmeno quelle sotto forma di sudiciume. E nel 1997 fu rieletto col 73 per cento dei voti. Il resto della carriera è stato detto e quindi, con in testa un cappello o l’altro, Bassolino sta lì, fra la spazzatura, da che spazzatura è. In fondo è quasi una bella storia. Re Antonio cominciò la salita al trono nel 1976, eletto diciannovenne alla segreteria regionale del Partito comunista. «Napoli non è Calcutta», dicevano i giovani progressisti annunciando il rinascimento della città.

Denunciavano le mazzette e le collusioni, e quando (1° marzo 1993), venne arrestato Michele De Mita, fratello di Ciriaco, Bassolino si prese la rivincita: «Dunque non era vero che in Irpinia non c’è stata Tangentopoli. C’era, eccome, ad Avellino e a Napoli. I fatti confermano che erano invece vere le denunce più volte fatte dal Pds. Ciò che sta emergendo è una piccola parte della realtà, e usciranno fuori le pesanti responsabilità di importanti esponenti della Dc». Ora che Bassolino con De Mita condivide il partito (quello democratico), e che da indagato per truffa ai danni dello Stato (naturalmente per vicende di smaltimento rifiuti), chiede più garantismo dal suo blog, tutto si ribalta.

Il nuovo assomiglia tanto al vecchio. Lui, ormai, ha sessant’anni e le ha saggiate tutte, nel trionfo e nel ludibrio. Si difende e resiste malgrado quattordici anni di fallimenti ai quali ha partecipato più di altri. Resta ancorato ai suoi velluti come la classe politica che contribuì a cancellare, e dai suoi velluti si schiodava, la scorsa estate, per salire al Quirinale e a Palazzo Chigi. «C’è un miglioramento della situazione e si sta lavorando con grande spirito di collaborazione», disse a Giorgio Napolitano e a Romano Prodi. Il Capo dello Stato accorse a Napoli e stese l’elogio: «Ho trovato una città libera dai rifiuti. Dopo tanti titoli sulle strade ingombre di rifiuti, mi aspetto titoli sulle strade libere». Con rabbia e dolore ieri Napolitano si è dovuto rimangiare quelle parole. Napoli è di nuovo Calcutta. E Bassolino, in piena tradizione italiana, viene impiccato sotto forma di pupazzo per le strade lorde della sua città.

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