Per i rifiuti a Napoli, una moratoria con dieta liquida

(3 Gen 08)

Fabrizio d’Esposito

Napoli brucia di munnezza. Non è una notizia, ormai. Da quindici anni, anzi da più di un secolo, visto che ne parlò già Matilde Serao nel famoso ventre, i cicli vichiani della storia prevalgono su quelli integrati dei rifiuti. E se il governatore Bassolino, la sindaca Jervolino eccetera eccetera non vanno alle montagne di spazzatura, bisognerebbe portare le montagne di spazzatura da loro.
Forse, però, al di là dell’indignazione e dell’ira non resta che bere. Del resto è diventato trendy chiedere moratorie facendo diete liquide. E allora una bella moratoria con annessa assunzione di liquidi vari, per non produrre altri rifiuti organici, sarebbe la protesta ideale per il direttore del Mattino caltagironiano, il quarantenne Mario Orfeo. In fondo a che cosa serve più indignarsi con le parole scritte per questa emergenza diventata più dispendiosa di terremoto e colera mess’insieme? Proprio Orfeo, il 31 dicembre, ha salutato il 2007 con un editoriale fotografico sui cumuli di sacchetti intitolato «Senza parole». Qualche giorno prima, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia aveva proposto la sospensione dell’attività universitaria a Napoli e prima ancora, alla fine del maggio scorso, il Corriere del Mezzogiorno, aveva schiaffato sotto il muso delle istituzioni locali un gigantesco «BASTA» a caratteri cubitali. Giusto, al bando le parole. Meglio i liquidi, tanti liquidi per una moratoria sui rifiuti napoletani e campani.
Il Mattino e gli altri quotidiani regionali potrebbero uscire per due, tre settimane, dipende dalla resistenza alla dieta, in formato ridotto. Ossia un’etichetta appiccicata sopra milioni di bottiglie da distribuire alla popolazione come free-press. Sull’etichetta, insieme con l’indicazione della testata e il diario della dieta, una sola raccomandazione ossessiva: «Bevete». A quel punto nelle strade marcirebbe solo la munnezza vecchia, e fa nulla che aumenterebbero, in mancanza della raccolta differenziata, le bottiglie di plastica. Almeno non ci sarebbe puzza. Rifiuti trasparenti grazie ai liquidi. La dieta liquida potrebbe generare un ciclo virtuoso: niente giornali in circolazione, solo etichette; niente roghi di spazzatura; tanto benessere fisico nella popolazione stremata da quintali di capitoni e struffoli natalizi. E al direttore del Mattino resterebbe una soddisfazione epocale.
Altro che l’ecopass meneghino. Certo, Napoli ha un bj-pass malandato e da cambiare (bj e non by perché Bassolino più Jervolino) ma così diventerebbe finalmente una città liquida, senza distinzione tra mare e terraferma. Un modello di acqua e di speranza, ma impossibile da esportare perché la munnezza di Napoli è un caos unico al mondo. Per questo motivo, prima di rassegnarsi ineluttabilmente alla fuga eduardiana, c’è appunto un’ultima speranza da coltivare. Cioè un bel titolo da ripetere per giorni e giorni: «Napoletani bevete». E pisciate.

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