La maledizione degli auguri in batteria

(3 Gen 08)

Giancarlo Dotto

Con la scusa del Natale e dell’anno che finisce ormai ma qualcosa ancora qui non va, si consuma ogni volta una delle più feroci manifestazioni di ostilità dell’uomo nei confronti del suo simile: l’augurio seriale via sms. Auspicatori efferati e anche iettatori. Sono per lo più sconosciuti che hai incrociato una volta nella vita e che hai volentieri dimenticato o conosciuti che sarebbe stato meglio non conoscere. Non ti salvi. Basta finire nella rubrica di uno di questi Goebbels delle buone maniere e ti ritrovi sul rettangolino la melensa porcheria in rima baciata, tempestata sopra e sotto di stelline e sorrisi stilizzati. Dementi più che mittenti, quasi sempre in grande sintonia con se stessi.

Tu ti applichi, fai sforzi inauditi per non sentirti l’uomo-massa di Ortega e questi messaggi ti annunciano di colpo che non solo non ce l’hai fatta, ma che probabilmente non ce la farai mai. Apri con tutta la fiducia del caso il tuo telefonino spaziale e un attimo dopo ti senti un escremento pestato da una comitiva di turisti della domenica col sandalo e il calzino corto. All’inizio, quando ancora non sapevi dell’inganno, ti sbattevi a compulsare tastiere sempre più micro per rispondere a tutti, personalizzando pure il messaggio per non sembrare un villano. Una fatica disumana.

Non immaginando nemmeno lo stupore del mittente primario, a sua volta costretto di malavoglia a lambiccarsi per decifrare l’imbecille che rispondeva con tanto slancio a un messaggio seriale. Insomma, due cretini che si molestano l’un l’altro, senza contare lo spreco di denaro e di materia grigia, si fa per dire.

E siccome il cretino non riposa mai, meno che mai a Natale, l’escalation del sadismo via cellulare ha fatto quest’anno il salto di qualità. Il nuovo augurio seriale più o meno recita così: «Anche se questo potrebbe sembrare il solito sms di auguri di buon anno inviato a tutta la rubrica, ti assicuro che non è così! Questo è diretto a te personalmente».

Dove la raffinata perversione è nel punto esclamativo. Stai per cascarci ancora come un piccione e quasi ti commuovi quando un cialtrone di questi dimentica di selezionare il passaggio finale del testo, che ti arriva dunque con la seguente chiusa polisemica: mio/a caro/a amico/a o collega o parente e alla tua eventuale famiglia. Eventuale famiglia?! Eventuale sarà tua madre e tua sorella.

Ci sono poi gli auspicatori malvagi, che non si accontentano di melassare il tuo anno che verrà con il generico sciroppo ma vanno puntigliosamente a circostanziare: «Auspico per te un meraviglioso 2008, che significa molto sesso, una casa a Parigi e una villa in Kenya». Ora, a prescindere che una villa in Kenya di questi tempi non è esattamente un augurio, se tu che lo ricevi non ce la fai nemmeno a pagarti quaranta metri quadri in borgata e la donna che te la dava, l’unica, ti ha appena mollato, si capisce perché il cotechino va di traverso e la lenticchia puzza di bruciato.

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