Operazione ottimismo

(2 Gen 07)

Federico Geremicca
Un anno pesante, difficile, vissuto all’ombra di una crisi strisciante e a maggior ragione, allora, da archiviare invocando ottimismo e volontà di riscatto del Paese. E se è di ieri la mossa con la quale Romano Prodi ha contestato lo sbandierato e preoccupante sorpasso dell’economia spagnola su quella italiana, già precedentemente – e a distanza di pochissimi giorni l’uno dall’altro – prima il presidente del Consiglio e poi Giorgio Napolitano avevano voluto dare appunto questo segno – un’iniezione di fiducia e ottimismo – ai loro ultimi interventi pubblici in chiusura di 2007. Il premier, nella sua conferenza stampa di fine anno, lo aveva fatto con qualche enfasi in più; il Capo dello Stato, nel suo messaggio agli italiani di lunedì sera, è stato invece più sobrio e prudente. La differenza di toni non va sottovalutata, essendo probabilmente dovuta non soltanto alla diversità dei ruoli ricoperti, ma anche a un giudizio non precisamente coincidente circa lo stato di salute del Paese.

Quel che sembra di cogliere, in ogni caso, è il tentativo del governo di provare a infrangere – prima di tutto sul piano psicologico – quella sorta di «cappa depressiva» che avvolge da mesi il Paese e che è fatta di denunce di declino, di spallate mai date, di impoverimento delle famiglie e di una incontrollabile sensazione d’insicurezza da parte dei cittadini.

La psicologia – dall’annuncio di miracoli economici all’evocazione di nuove frontiere – ha da sempre un peso tutt’altro che irrilevante sulle sorti di governi e leadership, ma da sola – come in fondo dimostra l’ultimo quinquennio berlusconiano, gonfio di slogan e di annunci mirabolanti – non è sufficiente ad assicurare risultati di governo e consensi nel Paese. Il nascente 2008, dunque, si avvii pure con questa sorta di «operazione ottimismo». Però il punto, poi, resta sempre lo stesso: va bene l’invito alla fiducia, ma su cos’è – concretamente – che il governo può far leva per invertire un andamento ad esso più che sfavorevole?

Nel suo messaggio agli italiani (seguito in tv da quasi 13 milioni di cittadini) il Presidente della Repubblica ha spiegato di aver trovato nei suoi viaggi lungo la penisola «motivi di fiducia nell’avvenire dell’Italia… Non c’è da abbandonarsi alla sfiducia, ma da proporre, decidere, operare». Aggiungendo la sua professione di ottimismo a quella del premier, il Capo dello Stato non ha dunque voluto tacere la necessità che alla fiducia nel futuro si accompagni una più visibile concretezza nell’operare e nel «proporre soluzioni» di fronte ai crescenti malesseri sociali: famiglie più povere, mancanza di lavoro soprattutto al Sud, litigiosità politica, insicurezza di fronte alla criminalità. Giusto, dunque, mettere in campo l’«operazione ottimismo»: ma al governo tocca ora «proporre, decidere, operare».

In questo senso, davvero non è azzardato dire che le prossime due settimane saranno decisive per capire i margini di rilancio a disposizione dell’esecutivo. Basta citare tre date. Il 10 gennaio, giorno della verifica di governo, passaggio fondamentale per aver più chiaro lo stato di tenuta della maggioranza; il 15, quando Cgil, Cisl e Uil decideranno sullo sciopero generale; e infine il 16 gennaio, giorno in cui la Corte Costituzionale comunicherà l’ammissibilità o meno dei tre referendum elettorali. Due settimane, insomma, per capire se – e saltando quali eventuali nuovi ostacoli – Romano Prodi potrà andare avanti. Due settimane che l’«operazione ottimismo», però, potrà magari rendere meno tetre ma non certo trasformare in marcia trionfale, in assenza di quel «decidere» e di quell’«operare» invocati a fine anno dallo stesso Capo dello Stato.

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