La rivoluzione di “Berlusarkò” il leader che stupisce i francesi

(27 Dic 07)

Bernardo Valli
Alla vigilia del cinquantesimo compleanno la Quinta Repubblica ha cambiato faccia? Il sesto presidente, quello in carica, ne sta scrivendo l’epitaffio? Ad ogni sorpresa di Nicolas Sarkozy, e ce ne è quasi una al giorno, sorgono da più parti questi interrogativi sullo stato delle istituzioni create nel 1958 dal generale de Gaulle.

Per la verità non si ha l’impressione che la maggioranza dei francesi si ponga, almeno per ora, queste allarmanti questioni. Forse divertita, forse incuriosita nell’attesa dei risultati concreti della imperversante politica spettacolo, essa continua infatti a dare confortevoli, sia pure oscillanti, consensi al presidente. Nicolas Sarkozy stupisce ma non dispiace ai più. E nulla ci consente di pensare che le immagini recenti, quelle di lui e di Carla Bruni mano nella mano sulle rive del Nilo, alternatesi sui teleschermi natalizi con quelle del Papa benedicente urbi et orbi, abbiano mutato molto i sentimenti dei francesi.

Ma politologi, psicologi, filosofi, storici, esponenti della (un tempo eroica ed oggi dispersa) tribù degli intellettuali parigini, loro sì, si pongono quei problemi. La loro analisi è spesso irriverente. Le Monde si chiede, ad esempio, se lo stile di Nicolas Sarkozy sia più simile a quello di Berlusconi che a quello di de Gaulle. E in Francia non è un complimento, né per la destra né per la sinistra.
La Costituzione è rimasta tale e quale. Sono previsti ritocchi ma non mutamenti sostanziali. La forma è invece stata rivoluzionata. Dalla pompa presidenziale, dalla figura ieratica di de Gaulle, poi imitata in varie versioni dai successori, si è passati, secondo Libération, al presidente bling-bling. Espressione del vocabolario hip hop per indicare il rumore della chincaglieria, catene e fronzoli dorati, indossata da certi cantanti rap. Per impietosa, insolente estensione sono bling bling, oltre agli abbigliamenti vistosi, anche i comportamenti esibizionisti. Rumorosi. E proprio quest’ultimi vengono sottolineati in Nicolas Sarkozy, il quale avrebbe trasformato la presidenza della Repubblica in una ribalta televisiva in cui vicende pubbliche e private si confondono.
Ma è meglio riassumere. Il rapido susseguirsi degli eventi può farci perdere il filo.

Tutto a’ accaduto in sei mesi. Tutto pubblicizzato e intercalato da avvenimenti politici, spesso altrettanto spettacolari. Per cui l’opinione pubblica ha ricevuto tutto d’un fiato, più o meno nell’ordine: il bacio kennediano a Cécilia circondata dai figli, all’Eliseo, il giorno dell’investitura; il brunch con i Bush a Walfeboro, disertato da Cécilia; Cécilia che libera le infermiere bulgare in Libia; l’abbraccio con Putin a Mosca; lo sciopero di ferrovieri e studenti che sfidano il presidente duro ma giusto; la solenne riconciliazione con l’America davanti al Congresso di Washington; il simultaneo divorzio da Cécilia; l’incontro-scontro tra il presidente e i pescatori di Bretagna; i baci protocollari con la cancelliera tedesca Angela Merkel che si affretta a contraddire il presidente francese; l’educata spiegazione di Cécilia sull’ancora calda rottura con Nicolas; la visita a Parigi del venezuelano Chavez nemico dell’America ma possibile liberatore di Ingrid Betancourt sequestrata in Colombia; il volo del presidente – rambo nel Ciad per recuperare i giornalisti coinvolti nel “ratto umanitario” di presunti bambini del Darfur; la solitudine del presidente single nei saloni dell’Eliseo; la tenda di Gheddafi eretta nel cuore di Parigi, nell’attesa di mirabolanti contratti rimasti nel vago; l’apparizione di Carla, forse futura prima dama di Francia. Sulla quale ironizza il Nouvel Observateur: ecco un’altra italiana dopo Maria de Medici moglie di Enrico IV, il re buono e coraggioso. E Caterina, prima ancora di Maria moglie di Enrico II e reggente di Francia?
Un grande uomo di cinema, quale è il regista Claude Chabrol, dice che Nicolas Sarkozy “crea lo spettacolo in cui c’è sempre un piccolo trucco che ci sorprende”. E pensa che il presidente abbia il gusto della leggerezza.

Una leggerezza che distrae le serate d’inverno. All’estero si divertono (“persino in Italia!”) commenta sempre Chabrol. I giudizi sono però divergenti. Chi detesta i riti della monarchia repubblicana si rallegra. Il sesto presidente compie un’opera benemerita spolverando il protocollo, anzi smontandolo, mandandolo in frantumi. Sul trono di de Gaulle c’è adesso un presidente in maniche di camicia, con la camicia sbottonata e gli occhiali da sole come Alain Delon; che riceve i ministri con i piedi sul tavolo e dà del “tu” a (quasi) tutti. Putin, a Mosca, ha preso le distanze e gli ha risposto col “lei”, e lui, tranquillo, si è adeguato. Sono immagini in sintonia col tempo; che non scandalizzano. Non ancora, nell’attesa dei risultati. politici e soprattutto economici che contano.

Incuriosisce l’ubiquità presidenziale. Piace la capacità di essere ovunque, sul posto, appena accade qualcosa. In Bretagna, durante lo sciopero dei pescatori qualcuno nella folla l’ha insultato. Un insulto duro, da teppaglia. (“Enc….!” riferisce la cronaca di Libération). E lui ha reagito: “Chi l’ha detto? Venga qui a ripeterlo se ne ha il coraggio… “. E il pescatore nella folla ha ribadito: “E’ meglio di no, se vengo ti gonfio la faccia… “. Nicolas Sarkozy è un incassatore. Neppure questo dispiace, per ora. E’ una novità. Non importa se i suoi ministri sono ridotti a semplici supplenti. E se il primo ministro è declassato a “collaboratore”. La rapidità distingue la nostra epoca e il giovane presidente approfitta del progresso tecnologico. Speedy Sarkozy. Basta con la gerontocrazia.

Ma si scandalizza chi trova sconvenienti le maniere del presidente bling bling. Un linguista, Pierre Encrevé, giudica quello di Sarkozy un linguaggio da show-biz. Assai diverso da quello dei laureati delle Grandes Ecoles. Mitterrand prediligeva Chardonne e Proust. Giscard sognava di essere Maupassant. Pompidou era un latinista e fu l’autore di un’antologia di poesie. Chirac, mai scambiato per un intellettuale, amava e ama l’arte cinese e giapponese. Ed è stato sorpreso a nascondere la copertina di un libro di versi che stava leggendo. Nicolas Sarkozy è un superdotato. Nessuno dubita del suo altissimo quoziente di intelligenza. Ha una profonda conoscenza della storia ed a’ stato un buon ministro delle Finanze, oltre che un efficace (e prepotente) ministro degli Interni. Ha un fiuto politico pari a quello di Mitterrand, anche se è meno sofisticato. E’ più impetuoso. Pragmatico. Il socialista Jacques Delors ha dedicato una lezione universitaria al “fenomeno Sarkozy”.

Il suo mondo non è quello solito dei presidenti della Quinta Repubblica. Alla festa del Fouquet’s, luogo per petrolieri arabi sui Campi Elisi, la sera dell’elezione, l’ospite più noto di Nicolas Sarkozy era Jhonny Halliday. In fatto di cantanti, l’ingresso nella sua vita di Carla Bruni segna una svolta nei gusti presidenziali. La Bruni è il contrario di Halliday. Canta o cantava sottovoce. E viene da un mondo frequentato da filosofi di sinistra. Forse lei convertirà Nicolas, dicono gli amici di Carla. Quello della parigina italiana è definito un severo stile Saint-Germain. Cécilia veniva invece dallo show-biz ed era un autentica bling bling. Su questo terreno il salto è notevole.

Ma è sullo stesso aereo privato con il quale raggiunse Malta insieme a Cécilia, per la meritata vacanza dopo l’elezione presidenziale di primavera, che Nicolas Sarkozy è andato a Luxor con Carla Bruni, il giorno di Natale. E l’aereo, un Falcon 900, è di Vincent Bolloré, finanziere ed editore di grande successo (presente anche in Italia, in Mediobanca). Questo esibito legame del presidente con il mondo degli affari non piace a tutti. Insieme a Jonny Halliday, re francese del rock, al Fouquet’s, la sera del trionfo elettorale, c’erano quasi tutti i patron di Francia: editoria, televisione, armi, banche. La spavalderia con la quale Sarkozy presenta questi suoi rapporti col denaro equivale a quella con cui mette in piazza i suoi rapporti sentimentali. Da qui viene l’accusa di “berlusconismo”. A differenza tuttavia del proprietario di Fininvest, lui è un politico puro. Non ha conflitti di interesse, a parte il suo disinvolto uso dei mezzi di trasporto degli amici miliardari.

Anche Giscard, anche Mitterrand, anche Chirac avevano amici potenti nel mondo degli affari e se ne servivano; in particolare nelle campagna elettorali. Ma lo facevano con maggior discrezione.
Lo stile bling bling di Nicolas Sarkozy può in definitiva apparire, almeno per ora, una forma di trasparenza. È comunque nel 2008 che la popolarità, ancora forte, del sesto presidente della Quinta Repubblica sarà messa alla prova. Le vere riforme promesse dovranno essere realizzate in un clima sociale ed economico che non si annuncia troppo favorevole. Esse riguardano la flessibilità sul lavoro, la revisione della settimana di 35 ore, la rappresentatività e il finanziamento dei sindacati, il sistema pensionistico. Per non citare che le più importanti. È allora che i francesi, adesso abbagliati dalla politica spettacolo, valuteranno sul serio il loro presidente.

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