La politica a cavallo del confine

(14 Dic 07)

Marco Follini
Il «mercato» dei senatori, proprio in questi giorni, dimostra che la politica tanto mercato non è. L’uomo più ricco del Paese, e il più popolare, non sposta un voto a Palazzo Madama. Segno che la lusinga non può tutto e che la politica ha la sua autonomia.v Vorrei però cogliere la palla al balzo e fare un passo oltre. Penso che la mancata campagna acquisti contenga due conseguenze, a una delle quali sono particolarmente interessato. Si tratta per me di assolvere Berlusconi (fino a prova contraria) «ma anche» di assolvere la sua vecchia spina nel fianco, cioè il sottoscritto.

Facciamo salve, è ovvio, le prerogative della magistratura. Politicamente, però, l’inefficacia dei molti colloqui tenuti da Silvio Berlusconi ai bordi di Palazzo Madama solleva tutti noi dal sospetto che ogni cosa sia negoziabile, trattabile, quantificabile. Un bel sospiro di sollievo, indubbiamente. Che peraltro ci dovrebbe consentire di procedere un po’ speditamente nel cammino delle riforme. (Un cammino già impervio che non ha bisogno di veder messi di traverso i Tir dell’indignazione e del giustizialismo).

Diciamo allora – e qui vengo al fatto personale – che i movimenti sulla scacchiera politica hanno una loro libertà e perfino talvolta una loro limpidezza. A me è capitato qualche mese fa di attraversare il confine tra i due schieramenti. Ne ho ricavato qualche insulto, molte critiche e nessun vantaggio pratico. Ma insieme il gusto infinito di corrispondere fino in fondo a una mia convinzione. Mi sono mosso con l’idea che questo bipolarismo è un falso storico e che questi schieramenti vanno ridisegnati da cima a fondo. E vedo che oggi tanti tra quelli che allora mi tacciavano di trasformismo scimmiottano quelle stesse parole d’ordine.

Giusto, sbagliato? Diciamo discutibile, come tutte le opinioni e le scelte che ne derivano. Siamo nel campo della controversia politica. Berlusconi parla con tutti, a cavallo del confine. Io dico che quel confine va stemperato e superato. E la possibilità di uscire dalla difficoltà di tutti, guarda caso, è legata alla speranza che nessuno resti prigioniero di quel confine. Dunque mandiamo al rogo chi corrompe e chi si fa corrompere. Mandiamo assolti gli altri.

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