Ultimo tram per la cosa bianca

(29 Nov 07)

Federico Geremicca
A rinverdire l’antica speranza, stavolta c’è anche una cifra: diciannove virgola sette per cento. In gergo tecnico si chiama intenzione di voto. E lunedì 26 novembre, tra le sei e le nove e mezza della sera, dei 2021 cittadini interpellati, appunto il 19,7% ha risposto che sì, se alle elezioni si presentasse un partito di centro alternativo a Veltroni e a Berlusconi, loro – quei cittadini – sarebbero pronti a votarlo.

Mettiamo pure che siano la metà, come certificano altri sondaggi, e supponiamo che il gran parlare di ritorno al sistema proporzionale si traduca davvero in una nuova legge elettorale: bene, anche quella metà basterebbe a trasformare il nuovo partito di centro nel famoso ago della bilancia che molti temono e alcuni auspicano. Un successone, insomma. E così, confortati dai risultati del sondaggio (a cura della “Poggi&Partners”), gli uomini interessati all’avventura hanno preso a fregarsi le mani, mormorando il famoso «stavolta o mai più».

Stavolta o mai più? Probabilmente sì. Perché se la lunga marcia cominciata sulle ceneri della Dc e dopo la sconfitta elettorale del Ppi nel 1994 non dovesse raggiungere la meta nemmeno stavolta – ora che i poli si scompongono, che una nuova legge elettorale sembra davvero alle porte e che le “mani libere” di craxiana memoria tornano d’inquietante attualità – beh, se la lunga marcia non si concludesse nemmeno stavolta, non avrà davvero senso provarci più. Per la “cosa bianca”, dunque, sono settimane decisive. Decisive e complicate. Perché nonostante l’occasione sembri davvero irripetibile, il lavorìo intorno al nuovo partito di centro sembra segnato e ostacolato dagli antichi vizi di “mamma Dc”: personalismi, eccesso di ambizioni, patti segreti e doppi e tripli giochi intorno alla leadership di una cosa che nemmeno ancora c’è.

Basta uno sguardo agli attori in campo. Naturalmente Pier Ferdinando Casini, pioniere e socio fondatore della possibile “cosa bianca”, ma poi Pezzotta, Mastella, forse Dini, probabilmente Di Pietro, e quindi Tabacci, Baccini e chi più ne ha più ne metta. Si incontrano e litigano. Casini con Baccini, tanto che ormai non si parlano più. Mastella con Di Pietro, al grido di “o lui o io”. Poi Dini, che fa corsa solitaria, non sentendosi secondo a nessuno. E si potrebbe continuare. «Il peggio è che è proprio questo clima di lite preventiva – spiega uno dei leader interessati all’operazione – che ha spaventato e assai raffreddato l’uomo che dovrebbe iniettare modernità e credibilità come forza di governo alla nostra “cosa bianca”…».

Il riferimento, naturalmente, è a Luca Cordero di Montezemolo, che è il vero sogno nel cassetto dei costruttori del partito di centro, essendo considerato un vincente, ed un possibile moltiplicatore dei potenziali consensi elettorali. Senza di lui non è che la lunga marcia s’arresti, ma certo diventa un’altra storia. “Testato” dai sondaggisti della “Poggi&Partners” – e non solo da loro – è considerato da oltre la metà degli intervistati il leader ideale della futuribile formazione (è molto alta, però, anche la percentuale di chi ritiene che Montezemolo farebbe bene a tenersi lontano dalla politica). Ma il pluripresidente non scioglie la riserva: e anzi, di fronte alle crescenti tensioni, vede crescere le sue riserve. Ha voglia di scendere in pista oppure no? E poi: è davvero un così grande affare lasciarsi prendere da quest’avventura? Montezemolo non offre risposte univoche né alla prima né alla seconda domanda, anche se sabato scorso a Prato si è detto contrario a scendere in campo. Ma qualche giorno fa, ad un amico che lo sollecitava, ha confessato: «Ho la coda davanti alla porta. Sinistra, destra, centro… Se solo volessi…».

Ben sapendo di negare una cosa alla quale non pensa nessuno, Gianfranco Fini – che ieri ha appunto incontrato Montezemolo – ha pronosticato: «Non lo vedo Montezemolo a braccetto con la sinistra radicale». E infatti, il progetto prevede precisamente l’opposto: che la “cosa bianca” liberi Veltroni dall’abbraccio della sinistra radicale, sostituendola – anzi – in un futuro e ipotetico assetto di governo. Progetto non insensato: se non fosse che anche Berlusconi pensa ad una “cosa bianca” targata Montezemolo per abbandonare al suo destino proprio la destra dell’ex amico Fini… Ipotesi impensabili – e improponibili – ancora due settimane fa. Ma oggi non più. Se si archivia la Seconda Repubblica – per andare verso una Terza che somiglia fin troppo alla Prima – tutto ridiventa possibile. Compreso il ritorno alle mani libere, agli aghi della bilancia ed ai governi fatti e disfatti in serie. Perché è vero, oggi si dice che il maggioritario all’italiana ha un mucchio di difetti: ma solo perché si finge di non ricordar più quanti ne aveva il sistema precedente…

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