E riecco il conflitto di interessi

(22 Nov 07)

Riccardo Barenghi
Non c’è dubbio che Berlusconi abbia fatto una mossa geniale, incantando molti suoi avversari e spiazzando altrettanti suoi (ex) alleati, riaprendo i giochi di una politica stagnante, rompendo lo schema amico-nemico, uscendo così dall’angolo e rimettendosi al centro del campo. L’interesse subito manifestato da Veltroni per questo Silvio novus è la principale conferma della svolta berlusconiana, quasi come se il leader del Pd non aspettasse altro. Così come l’entusiasmo di Bertinotti, i sospetti e i paletti che Prodi dispensa quotidianamente, la rabbia incontrollata di Fini.

D’altra parte non avrebbe avuto senso per un centrosinistra in continuo affanno tentare di cambiare la legge elettorale, e magari pure qualche pezzo della Costituzione, saltando sulla testa del leader dell’opposizione, cioè di un personaggio che viene votato – alle elezioni e non nei gazebo – da circa dieci milioni di italiani. Chiunque pensava – ed erano in molti – che una volta perduta la battaglia della spallata, il Cavaliere sarebbe morto (politicamente) si sbagliava. L’uomo ha sette vite e morirà solo quando lo deciderà lui stesso. Per ora non l’ha deciso.

Dunque tutto bene, Veltroni e Berlusconi tratteranno, e se troveranno un’intesa gli altri seguiranno come l’intendenza? Forse andrà così, forse no, le difficoltà non sono poche e già si vedono, tanto che il leader del Pd ha dovuto mettere in agenda prima l’incontro con Fini e poi quello con Berlusconi: un modo per rassicurare il premier che rivede lo spettro della Bicamerale e – come allora – teme realisticamente che la contropartita dell’accordo sia la sua pelle.

Ma c’è un problema che nessuno si ricorda più, nessuno nomina più, tutti fanno finta di non conoscere, presi ormai nel vortice della nuova stagione. Un problema che è riemerso con una certa forza grazie alle intercettazioni pubblicate ieri dalla Repubblica che rendono perfettamente l’idea di come, durante il governo di Berlusconi, Rai e Mediaset fossero una sola azienda, al servizio appunto di un solo padrone. Questo problema si chiama conflitto di interessi, e da tredici anni viene nominato, agitato, riposto, propagandato, strumentalizzato, dimenticato, messo in qualche disegno di legge che poi sparisce in qualche cassetto parlamentare, ritirato fuori in una piazza, in un congresso, in una trasmissione televisiva, in una campagna elettorale… Ma subito dopo scompare di nuovo, pronto però a riemergere alla bisogna.

E la bisogna sarebbe oggi, anzi ieri. Dopo quei cinque anni di governo del centrosinistra in cui il conflitto di Berlusconi venne lasciato vivo e vegeto per non disturbare i rapporti tra maggioranza e opposizione (e in particolare la Grande riforma di D’Alema), dopo il mea culpa reiterato fino alla nausea dagli stessi leader del centrosinistra allorché furono sconfitti e si ritrovarono all’opposizione, dopo le promesse nella campagna elettorale e nei primi mesi di questo governo («certo che faremo la legge, anzi l’abbiamo già fatta…»), dopo che per l’ennesima volta quest’araba fenice è sparita dall’orizzonte, adesso che fa il centrosinistra? Discute e tratta con Berlusconi, riscrive con lui le regole del gioco, gli riserva attestati di simpatia, anzi di vera stima politica, ma non tira fuori il problema. Per carità, tutto si sfascerebbe prima di cominciare, si sa quanto il Cavaliere sia sensibile su questo tasto, è poco ma sicuro che rovescerebbe il tavolo da lui stesso apparecchiato. Dunque, silenzio, facciamo finta di niente e non nominiamo l’Innominabile: adesso è la Politica (in maiuscolo) che deve guidare il gioco.

Peccato però che prima o poi quell’uccello mitologico rispunterà da qualche parte, e già la storia Rai-Mediaset uscita ieri sembra un avviso ai naviganti. Rispunterà non solo perché qualche incallito antiberlusconiano lo tirerà fuori, magari da uno schermo televisivo, magari anche stasera dallo studio di Santoro. Ma perché è un problema del nostro tempo, se non vogliamo esagerare parlando di questione democratica. D’altra parte fu proprio Veltroni a tirarlo fuori per primo tanti anni fa e a costruirci sopra una buona parte della sua identità politica e della sua immagine. Come farà venerdì 30 novembre, quando si troverà di fronte Berlusconi, a non dirgli nemmeno una parola, anzi tre: conflitto di interessi?

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