La guerra delle due sinistre

(5 Nov 07)

Federico Geremicca
Gli amanti del genere sappiano che è quasi tutto pronto. Se ne hanno voglia e tempo – dunque – comincino a documentarsi, catalogando per benino la nuova ondata di ultimatum e di minacce, e preparandosi – magari – alla solita diretta tv in arrivo dal Senato: sarà un’altra corrida, è quasi garantito, con urla, strepiti e tumulti in aula. Perché insomma sì, si replica «sinistre contro», pellicola di gran successo in questi primi diciotto mesi di governo dell’Unione. Del resto, essendo state «contro» fino ad ora quasi su tutto, non si sarebbe capito perché non avrebbero dovuto esserlo anche in materia di sicurezza e sull’ultimo decreto varato dal governo.

Dunque, sinistra riformista contro sinistra radicale: che – tradotto – ormai vuol dire Partito democratico contro «Cosa rossa». Con il nemico vero, cioè l’opposizione di Silvio Berlusconi, come sempre seduto lì, in attesa sulla più classica sponda del fiume…

Gli esperti del genere, però, assicurano che il finale dell’ennesimo episodio della saga sia praticamente già scritto, e che la conclusione dovrebbe essere assai simile (e se così fosse, simile fino alla noia) all’epilogo delle grandi battaglie che le due sinistre hanno ingaggiato, per esempio, intorno al rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero.

Insomma, poiché si postula come sicuro che almeno un paio di partiti dell’opposizione (Udc e Forza Italia) finiranno per votare il decreto sui rimpatri coatti, le due sinistre si daranno battaglia ma poi sigleranno la solita traballante tregua: la sinistra riformista provvederà magari a qualche impalpabile modifica del decreto, la sinistra radicale dirà che il tutto resta poco convincente e che qualche dissenso nelle proprie file sarà inevitabile (tanto a fare maggioranza in aula ci penseranno i senatori del centrodestra…).

Si assisterà, dunque, a una nuova grande battaglia virtuale, al centro della quale ci sarà – più che il merito del decreto sulle espulsioni – l’«immagine» delle due sinistre, il loro profilo, il loro futuro, il loro appeal elettorale. La sinistra radicale già accusa quella riformista di xenofobia, razzismo e cedimento alla destra; la sinistra riformista risponde puntando l’indice contro «posizioni ideologiche» e sbandierando il vessillo – ormai fatto proprio – innalzato tempo fa tra mille polemiche dai grandi sindaci dell’Unione (da Cofferati a Chiamparino, da Veltroni e Domenici): legalità e sicurezza sono valori di sinistra. «Attenti a non inficiare il principio della sicurezza come garanzia fondamentale di tutti i cittadini – spiegava ieri Luciano Violante -. La sicurezza è la prima garanzia, soprattutto per i più deboli».

Del resto, alle obiezioni della sinistra radicale (vere o di comodo che siano) risponderebbe già la dettagliata circolare di spiegazione e accompagno al decreto fatta giungere dal Viminale a Prefetti e Questori. Spiega Fabrizio Forquet, portavoce del ministro Amato. «I Prefetti sanno che le espulsioni vanno valutate caso per caso, e disposte con singoli provvedimenti. E i Prefetti possono, a seconda delle esigenze, adottare sia la procedura d’urgenza che quella ordinaria. Quello che è da escludere, insomma, è che l’Italia proceda a espulsioni di massa. E del resto il numero dei provvedimenti adottati dall’entrata in vigore del decreto lo testimonia a sufficienza». Ciò nonostante, poiché il copione reclama la sua parte, lo scontro tra le due sinistre si protrarrà fino al giorno del voto in Senato (per altro, tutt’altro che imminente). E la sinistra radicale lo combatterà al grido «il Pd cerca accordi con la destra piuttosto che con noi».

Due voci per tutte, entrambe in arrivo da Rifondazione. Due voci singolarmente identiche. Il ministro Ferrero: «Risulta per lo meno inquietante la proposta di un voto bipartisan sul decreto espulsioni». Russo Spena, capogruppo al Senato: «Trovo inquietante che il ministro Amato cerchi il dialogo con Fini, e che provi addirittura di rassicurarlo, invece di tentare di dialogare con la sua maggioranza». Salvo colpi di scena sarà questo il Leitmotiv della battaglia della sinistra radicale (che, per altro, si svolgerà nel pieno dell’altro scontro già aperto sulla Finanziaria, a proposito della quale due senatori di Rifondazione, Turigliatto e Rossi, hanno già assicurato che voteranno no, salvo assai congrue modifiche…). Come finirà? Probabilmente, come si diceva all’inizio: i partiti della sinistra radicale saranno recuperati a un voto non negativo sul decreto, salvo libertà di dissenso per i singoli senatori. E chi procederà al recupero della «Cosa rossa»? Probabilmente Romano Prodi, forte di un feeling tutto particolare con Giordano e Bertinotti. In fondo, è come se il premier si fosse un po’ diviso i compiti con Walter Veltroni: come nella storia dei due carabinieri, nei confronti della sinistra radicale uno fa il buono e l’altro cattivo. Magari funziona, non è detto. Ma quanto potrà durare, questo davvero non si sa…

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