C’è un’Italia alla deriva che non legge più

(9 Ott 07)

Ernesto Ferrero
I dati della ricerca biennale Mondadori-Ipsos sul mercato dei libri in Italia, illustrati venerdì a Roma da Gian Arturo Ferrari, non hanno trovato molta attenzione sui media, ma offrono una foto di gruppo da meditare.

Continua ad aprirsi la forbice che oppone il Centro-Nord ricco o benestante, e di buona istruzione, a un Sud in affanno e poco istruito. Intanto il 62% degli italiani non legge nemmeno un libro l’anno. Per entrare nella categoria dei lettori (il 38%, di cui un 29% di acquirenti) basta dichiarare di averne letto uno l’anno: un po’ come dichiararsi cattolici e andare a messa solo a Natale. Questi lettori crescono al Nord (dal 46% al 48%) e al Centro (da 37% a 42%), crollano a Sud (da 32% a 24%). In calo i maschi, in aumento le donne. Nelle fasce d’età, stabili i lettori fino ai 24 anni, addirittura in aumento quelli dai 25 ai 34, in calo medio di tre punti gli adulti e gli anziani. Aumentano di quasi sette punti i lettori di istruzione e classe socio-economica medio-superiore, crollano di ben 8 punti quelli con scarsa istruzione e poche risorse.

Piove sul bagnato, e una parte non trascurabile del Paese sta andando alla deriva. Sul totale della popolazione, i lettori deboli rappresentano il 24%, i medi il 4% e i forti l’1%. Il paradosso italiano è che il comparto editoriale (o almeno i grandi gruppi che coprono il 75% del mercato) campa più che bene su questi medi e forti: pochi ma buoni, anzi ottimi perchè onnivori. Ma a questo punto il problema non riguarda tanto l’editoria libraria, che rappresenta pur sempre il sesto mercato mondiale del settore. Riguarda l’intero Paese, che vale per quello che sa: gli indici di lettura e quelli di sviluppo economico procedono di pari passo, come nel nord Europa.

Gli editori non piangono e non chiedono, segnalano un problema alla metafisica indifferenza dei politici. Iniziative per invertire questo corso nefasto, tipo quelle inglesi di «prevenzione» e promozione della lettura presso i più piccoli, non se ne vedono. In compenso nella Finanziaria non ci sono risorse per il già annunciato Centro del libro, e nel disegno di legge sull’editoria continua a sussistere una diversa applicazione dell’IVA, che sfavorisce i libri rispetto ai giornali. Sottoalfabetizzati e sereni, un altro segno dei tempi.

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