La sinistra e i 5 autogol in diretta. Errori a ripetizione

(7 Ott 07)

Paolo Martini
Tanto per onor di battuta, è nel protomartire SanToro che l’autolesionismo mediatico del centrosinistra trova sempre una sorta di santo protettore all’incontrario. Come se fosse il patrono della pulsione tele-suicidale di un’intera classe dirigente. Come dimostra anche quest’ultima vicenda di Anno Zero.

1 Il presidente del consiglio che la sera deve specificare: «Qualcuno ha scambiato una semplice critica ad una trasmissione televisiva con un attentato alla libertà», la mattina lamentava «la scarsa professionalità» di Michele Santoro. Forse non aveva visto che straordinario teatro Quel «qualcuno» nella smentita ricorda tanto il celebre «Michele chi?» pronunciato dal povero Enzo Siciliano appena piazzato presidente della Rai da Veltroni. Correva l’anno 1996, il primo tempo del lontano primo governo Prodi. Sono passati più di dieci anni ma non sembra cambiato niente: la sinistra Frankenstein alle prese con i suoi «mostri» televisivi…

2 L’altro giorno c’è stato persino il giallo delle critiche contro Anno Zero sul sito barricadero anti-censura Articolo 21. Un occhiuto osservatore che si firma prima Salamandra e poi Gianni Rossi, lamenta: «il conduttore si sente una sorta di “proconsole civile”, più sensibile al vento dell’antipolitica che ai dettami della corretta informazione». E prosegue mettendo sotto accusa persino Giovanni Floris, che invero è noto per lo stile nient’affatto santoriano: «I conduttori, talvolta, sembrano utilizzare quegli spazi come mezzi privati per poter influenzare il pubblico, più che essere dei “mediatori” con il compito di spiegare gli eventi». Aiuto! Manca solo l’aggettivo «criminoso», ma questa è addirittura la più classica delle argomentazioni bulgare di Berlusconi. Passano poche ore e per fortuna interviene Beppe Giulietti, che rimette le cose a posto: giù le mani da Santoro. 3 Ma è possibile che caschi così anche un personaggio figlio della tv e navigato come Walter Veltroni? Alla vigilia della proclamazione, il leader del nuovo Partito Democratico si mette lì a scegliere tra Clemente e Clementina. E con la critica all’esordio in tv della Forleo, «Veronico» Veltroni ha sbagliato bersaglio. E dire che il Gip di Milano aveva appena bucato così bene il video santoriano, affermandosi come nuova icona della donna forte del Sud bella, autentica e coraggiosa. Ma, quel che è peggio ancora, per l’opinione pubblica più avvertita la Forleo resta pur sempre la bestia nera di D’Alema e dei Ds.

4 A forza di lamentarsi dell’antipolitica, ci si dimentica che riempie le piazze. Per non dire di quanto domina sulle piazze virtuali di Internet. Anche Santoro in fondo ha riconquistato il centro della scena mediatica proprio ripartendo dalle piazze, dai ragazzi di Catanzaro, dalla gente di Potenza, dalla più classica versione elettronica dell’agorà che ha imparato a fare nella tv di Angelo Guglielmi con Samarcanda. Non è stata una semplice trasmissione televisiva, ma una messa in scena da teatro civile, un Brecht postmoderno, e ad autenticarne la forza non c’erano i Borsellino e le Alfano, ma tante facce di ragazzi veri del Sud.

5 C’è una grande e singolare somiglianza tra i volti generosi e battaglieri genere movimento «Ammazzateci tutti» e i due simboli che rinnovano il mito dell’eroismo del giudice, così come sono apparsi sulla scena santoriana. E certo non c’è gara tra l’impatto visivo al telegiornale di un Mastella stressato con tanto di relativo contorno d’improbabili giacche blu della nomenklatura Udeur al fianco. Al confronto de Magistris e la Forleo lontani, solitari e fieri sembrano persino discendenti dei Bronzi di Riace. Per non parlare dell’autogol mastelliano dell’ante-antipuntata di Porta a Porta, che ha tirato la volata ad Anno Zero. Tra l’altro sono sempre le bianche poltrone di Vespa ad accogliere i leader del centrosinistra quando hanno problemi e devono comunicare. Prodi ci si è seduto persino per replicare al Vaffa-Day. Dal contratto con gli italiani di re Silvio alla resa mediatica dell’Unione.

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